Diesel, 600 stazioni ENI a secco: “Colpa dei prezzi troppo bassi” Cartello diesel esaurito (foto tratta da Reddit)

Diesel, 600 stazioni ENI a secco: “Colpa dei prezzi troppo bassi”

Descalzi ammette: 600 stazioni ENI a secco di diesel nel weekend per i prezzi troppo bassi. E potrebbe essere solo l'inizio

 

Descalzi ammette: 600 stazioni ENI a secco di diesel nel weekend per i prezzi troppo bassi. E potrebbe essere solo l'inizio

13 Aprile 2026 - 18:00

Non sono passate inosservate le dichiarazioni di ieri dell’AD di ENI, Claudio Descalzi, che intervenendo alla Scuola di Formazione Politica della Lega ha dichiarato che nel week-end scorso 600 stazioni di servizio del gruppo hanno esaurito il gasolio perché i prezzi erano… troppo convenienti. “Colpa nostra che li abbiamo tenuti troppo bassi“, ha specificato il manager, aggiungendo che “se 600 stazioni Eni rimangono senza diesel un problema possibile c’è“. Che dire, secondo noi le migliaia di automobilisti e di autotrasportatori che in quest’ultimo periodo hanno fatto il pieno di gasolio, oggi a 2,16 €/l nonostante il taglio delle accise, non si sono affatto accorti di questi prezzi così bassi…

CARBURANTI: ITALE ESPOSTA, FRAGILE E DIPENDENTE (DAGLI ALTRI)

Il problema comunque è reale e lo stesso Descalzi ha ricordato che in Italia “non abbiamo nostro grezzo, non abbiamo raffinazione potente e quando ci sono emergenze non possiamo più dire andiamo in Germania o negli Stati Uniti“. Significa che siamo esposti, fragili e dipendenti, molto più di quanto si voglia raccontare.

FORNITURE GAS: DESCALZI (ENI) CHIEDE DI TORNARE AL GAS RUSSO

Non che sul fronte del gas vada meglio, anzi. Sempre secondo l’amministratore delegato di ENI, vista l’emergenza, l’Unione Europea dovrebbe turarsi il naso e cancellare il divieto di importazione di gas naturale dalla Russia, che diventerà pienamente operativo nel 2027, per garantirsi l’approvvigionamento energetico messo seriamente a rischio dalla guerra nel Golfo Persico.

Se lo stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso ancora a lungo, sul mercato si registrerebbe un deficit dell’offerta di gas di circa 20 miliardi di metri cubi. “E chi andrà a produrre questi 20 miliardi che mancano?“, si è chiesto Descalzi. Se mentre vi fate questa domanda vedete spuntare il faccione sorridente di Putin, ebbene non state affatto avendo un’allucinazione. L’UE, infatti, dipende ancora da Mosca per circa il 13% delle importazioni di gas naturale (prima dello scoppio della guerra in Ucraina era oltre il 40%) che equivalgono a 40,9 miliardi di metri cubi di gas. La Russia rimane dunque una fornitrice importantissima per l’Unione, ma gli acquisti dovrebbero azzerarsi entro il 2027 per effetto delle nuove sanzioni.

Prezzi benzina alla pompa

CARENZA DI GAS? ITALIA IN SERIA DIFFICOLTÀ

Senza contare che anche prima di arrivare a una carenza materiale di gas, la perdita dell’offerta proveniente dal golfo Persico, e dal Qatar in particolare, sta già causando un aumento notevole dei prezzi del combustibile.

Sotto quest’aspetto l’Italia è uno dei Paesi più esposti visto che importa più gas dal Qatar rispetto ad altri Stati europei, con quasi 5 milioni di tonnellate nel 2025 (circa il 10% delle importazioni gasifere totali). Secondo Descalzi, il blocco dello stretto di Hormuz causerà, per l’Italia, un buco negli approvvigionamenti di Gnl da 6,5 miliardi di metri cubi, che verrà tuttavia coperto (ma a quale prezzo?) attraverso gli acquisti dagli USA e dall’Africa. Insomma, la situazione è quella che è, e grazie alle mosse schizofreniche di Trump può solo peggiorare.

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