Carburanti, gestori contro l’invio della GdF: “Non decidiamo noi i prezzi”

Carburanti, gestori contro l’invio della GdF: “Non decidiamo noi i prezzi”

Scontro fra benzinai e ministero delle Imprese, che ha spinto le Fiamme Gialle a intervenire: i gestori evidenziano che i prezzi alla pompa vengono imposti dalle compagnie petrolifere

 

Scontro fra benzinai e ministero delle Imprese, che ha spinto le Fiamme Gialle a intervenire: i gestori evidenziano che i prezzi alla pompa vengono imposti dalle compagnie petrolifere

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31 Luglio 2026 - 11:14

Si fa di nuovo vivo in Italia il ritornello sul caro prezzi dei carburanti alla pompa: quando esplodono, e questo accade spesso, non è dato sapere di chi sia la colpa. Tutto nasce dal mini taglio accise di 17 cent sul diesel con IVA (micro misura poco efficace del Governo Meloni) del 30 luglio. Nelle ore successive, non tutti i tabelloni dei listini del gasolio sono aggiornati con la diminuzione delle tasse. Qualcuno poi vede il carburante scendere, ma non di quanto ci si attendeva. Al che, il ministero delle Imprese si rivolge a Mister Prezzi, il quale allerta la Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle eseguono i controlli a tappeto nelle stazioni dei benzinai, che però rispondono per le rime al dicastero: il prezzo lo impone la compagnia petrolifera, non viene scelto liberamente da gestore.

PREZZI DIESEL ALLA POMPA: QUALE PERCORSO

Secondo le organizzazioni sindacali dei gestori, attribuire ai distributori la responsabilità degli aumenti significa individuare il soggetto sbagliato della catena. La posizione espressa è chiara: il benzinaio rappresenta l’ultimo anello della distribuzione, non determina le principali componenti che formano il prezzo finale del carburante.

Quotazioni internazionali del petrolio, costo della materia prima, margini della filiera, fiscalità e accise incidono sul prezzo pagato dagli automobilisti. La rete di vendita, secondo i rappresentanti dei gestori, si limita ad applicare condizioni economiche definite all’interno di un sistema molto più ampio.

NO A INSIDIOSE SEMPLIFICAZIONI

Proprio per questo Faib, Fegica e Figisc hanno richiamato l’attenzione del ministero sulla necessità di evitare semplificazioni. Si contesta la tendenza a concentrare controlli e critiche sui singoli impianti, senza affrontare il funzionamento complessivo della filiera petrolifera. Le associazioni sostengono che la pubblicazione dei prezzi consigliati e una maggiore trasparenza da parte degli operatori possano essere strumenti più efficaci rispetto a controlli generalizzati sui distributori.

Carburanti, gestori contro l'invio della GdF Non decidiamo noi i prezzi

ACCISE, QUESTO È IL GUAIO

Il nodo delle accise resta uno degli elementi più discussi. La componente fiscale rappresenta infatti una quota rilevante del prezzo finale e ogni modifica delle imposte sui carburanti produce effetti immediati sul costo del pieno. In una fase caratterizzata da forte attenzione al potere d’acquisto delle famiglie e ai costi della mobilità, il tema è diventato un terreno di confronto politico.

Secondo la Figisc, la discussione sulle accise non può essere affrontata con slogan o accuse reciproche. La federazione ha sottolineato più volte che le decisioni fiscali devono essere valutate considerando l’impatto sull’intero sistema economico: un aumento dei carburanti non riguarda soltanto gli automobilisti, ma si trasferisce anche sui costi del trasporto merci, della logistica e quindi sui prezzi dei beni di consumo.

EQUILIBRIO CERCASI

In questo scenario, i gestori chiedono che il dibattito pubblico cambi prospettiva. Secondo la categoria, il problema non è il singolo distributore, ma l’equilibrio dell’intera filiera. Un impianto carburanti sostiene costi operativi, investimenti e obblighi normativi, mentre il margine effettivo del gestore rappresenta solo una parte limitata del prezzo complessivo pagato dal cliente.

La discussione arriva inoltre in un momento delicato per il settore, chiamato ad affrontare una fase di trasformazione profonda. La rete carburanti deve confrontarsi con nuovi modelli di mobilità, dalla crescita dei veicoli elettrici alla necessità di modernizzare gli impianti tradizionali. Per questo le organizzazioni dei gestori chiedono riforme strutturali che garantiscano sostenibilità economica alle imprese e maggiore chiarezza per i consumatori.

Il confronto con il Governo resta quindi aperto. Da una parte c’è l’esigenza di tutelare gli automobilisti e contenere l’impatto dei prezzi energetici; dall’altra c’è la richiesta dei gestori di non essere trasformati nel bersaglio principale di un problema che nasce molto prima del distributore.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra trasparenza, tutela dei consumatori e riconoscimento del ruolo reale dei diversi soggetti della filiera.

OGGI UN PIENO DA PAURA

Resta l’incubo di stamane. Come riferisce Staffetta Quotidiana, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale di 1,995 euro al litro per la benzina (+6 millesimi rispetto a ieri), 2,081 euro per il gasolio (+15). Poi 0,742 euro per il GPL (invariato) e 1,610 euro/kg per il metano (+4). Sulla rete autostradale, verde a 2,081 euro (+5), diesel a 2,175 (+10), GPL a 0,875 (-1) e metano a 1,610 (+1). Morale: l’aumento dei prezzi ha “sbranato” 7 dei 17 centesimi di sconto previsti per il gasolio col più recente decreto.  Segno che, come dicevamo all’inizio, il provvedimento dell’Esecutivo è quasi inutile.

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