Auto a noleggio: crisi totale dall’Italia agli USA

La crisi delle auto a noleggio si legge negli ordini cancellati alle Case auto: dall’Italia agli USA, i Costruttori costretti a riprendersi le auto spedite ai clienti

7 maggio 2020 - 15:24

La crisi del settore auto duramente colpito dall’emergenza Coronavirus ha messo in crisi totale anche l’auto a noleggio, in Italia come negli USA. Una reazione a catena frutto delle limitazioni agli spostamenti, sia per lavoro che per turismo. E non avendo prenotazioni con i piazzali fermi le aziende di flotte auto hanno cancellato gli ordini e i Costruttori auto hanno dovuto riprendersi i veicoli già prenotati.

AUTO A NOLEGGIO: NEL 2019 IL 20% DELLE IMMATRICOLAZIONI

Il mercato delle auto nuove si regge per una parte consistente sulle flotte auto, di cui la quota maggiore viene assorbita dalle aziende di noleggio auto e leasing. Negli USA circa il 20% delle auto prodotte finisce sui piazzali degli autonoleggio. Qualcosa di simili anche in Italia: in media nel 2019, il 50% di auto è stata immatricolata da privati, il 25% da aziende di auto noleggio e il 20% circa alle flotte aziendali. L’emergenza Covid-19, che ha portato alla chiusura dei confini, al lockdown degli stabilimenti e all’azzeramento del turismo, ha letteralmente paralizzato tutto. Un sistema ben oliato che fino al 2019 è riuscito anche ad incrementare le immatricolazioni di auto a noleggio in Italia. Dal 2020 l’auto a noleggio è in crisi totale dall’Italia agli USA e ne è la prova la cancellazione degli ordini di auto nuove, che alcune società non intendo acquistare fino alla fine del 2020.

AUTO A NOLEGGIO: LA CRISI NEGLI ORDINI CANCELLATI ALLE CASE AUTO

A darne notizia è AutoNews, che conferma un allarme lanciato in Italia anche dalle associazioni di categoria. Hertz, Avis ed Enterprise sono le maggiori società di auto a noleggio che riferiscono di una crisi generalizzata del settore. Con il crollo delle prenotazioni e i piazzali fermi, Hertz Global Holdings, Avis Budget Group ed Enterprise Holdings hanno restituito al mittente (General Motors) le auto già spedite. Hyundai Motor e Fiat-Chrysler Automobiles hanno invece reindirizzato i veicoli prenotati dalla società di auto a noleggio altrove. Molte di queste auto finiranno presso i rivenditori nelle zone meno colpite da Coronavirus altre (sarebbero circa 30 mila solo di FCA) a società di flotte. E non può essere altrimenti, visto che i piazzali nei porti sono già affollati di auto prodotte poco prima del lockdown.

AUTO A NOLEGGIO IN CRISI, COME RIDE HAILING E CAR SHARING

Una contrazione ulteriore del mercato che ha inorridito chi ha gridato allo scandalo. Ma d’altronde è una reazione fisiologica dell’ambiente in cui opera il settore dell’autonoleggio. Basta pensare ad esempio che Uber e Lyft hanno annunciato tagli del personale di circa il 20%. Uber prevede di licenziare 3700 persone dei reparti di reclutamento e assistenza clienti, in vista di una contrazione delle corse e di una riduzione di clienti. Fa scalpore l’annuncio dell’AD Uber Technologies, Dara Khosrowshahi, che rinuncerà al suo stipendio base per il resto dell’anno, ma rappresenta anche un’assunzione di responsabilità in un momento di crisi. Lyft ha licenziato in una settimana poco meno di mille dipendenti e tagliato lo stipendio ai top manager. Senza contare che i driver di entrambe le società (quasi 4 milioni solo i driver Uber) assunti come appaltatori e pagati solo “a corsa” sono tra i più penalizzati da questa vicenda. L’auto di proprietà tornerà nei prossimi mesi il luogo più sicuro contro il Coronavirus, con un ritorno alle origini di chi negli anni ha imparato ad apprezzare la mobilità condivisa.

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