Agente morto e guidatore in fuga: qualcuno salvi la Polizia Locale a Milano e in Italia

Agente morto e guidatore in fuga: qualcuno salvi la Polizia Locale a Milano e in Italia

Due uomini fuggono da un posto di blocco, inseguimento nel Milanese, agente di Polizia Locale muore. Mentre i responsabili vengono fermati, si riaccende il dibattito sulla tutela delle Forze dell'ordine

 

Due uomini fuggono da un posto di blocco, inseguimento nel Milanese, agente di Polizia Locale muore. Mentre i responsabili vengono fermati, si riaccende il dibattito sulla tutela delle Forze dell'ordine

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23 Giugno 2026 - 19:15

Una tragedia ha funestato Milano: un agente della Polizia Locale – un eroe per quanto ci riguarda, Francesco Imprezzabile, 39 anni – ha perso la vita mentre era impegnato a inseguire un’auto che non si era fermata all’alt. I fatti. Tutto inizia alle 21.30 di lunedì 22 giugno 2026, quando il conducente del grosso SUV Audi Q7 non si stoppa durante un controllo stradale, in via Elio Vittorini, a Ponte Lambro, quadrante sud-est della città. A bordo della moto di servizio, l’agente Imprezzabile si mette a tallonare il mezzo fino a Peschiera Borromeo, in via Milano.

Qui, nei pressi della recinzione perimetrale dell’aeroporto di Linate, il poliziotto cade rovinosamente dalla moto, riportando traumi fatali al cranio e al torace che ne causano il decesso poco dopo l’arrivo all’ospedale Niguarda. Con Imprezzabile, erano impegnati nell’operazione due colleghi motociclisti e una volante del Commissariato Mecenate: loro trovano l’agente a terra, già in arresto cardiocircolatorio. I fuggitivi fanno perdere le tracce, abbandonando l’auto a Pioltello, dove la vettura viene ritrovata nella mattinata di oggi dalle Forze dell’ordine.

DINAMICA IGNOTA

La ricerca del guidatore si conclude in 24 ore, grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza: il conducente viene arrestato a Monza alle 16.30. L’uomo, B. G., un albanese di 27 anni, è accusato di omicidio stradale. Già sottoposto in passato all’obbligo di firma per un altro procedimento, si trova a San Vittore.

Con lui, le autorità rintracciano una seconda persona, anch’egli albanese, che si trovava a bordo del mezzo durante la fuga: la sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Saranno forse gli accertamenti tecnici e l’autopsia a stabilire se il guidatore dell’auto in fuga abbia speronato la moto. O se l’agente abbia perso il controllo del mezzo durante le difficili manovre. Come nota a margine, il conducente della vettura non può ancora essere definito pirata della strada. Da capire prossimamente tutte le imputazioni ai due soggetti.

LA VERSIONE DELL’INDIVIDUO: LA QUESTIONE DROGA

Al Pubblico Ministero, il 27enne ha detto di non essersi fermato all’alt perché aveva con sé qualche grammo di hashish, e non voleva “guai”. Durante l’interrogatorio ha ammesso di essere stato alla guida del SUV. Con lui c’erano altre tre persone. Ha inoltre sostenuto di non essersi accorto della caduta dell’agente che lo stava inseguendo in moto.

Quindi, si è scusato con lo Stato italiano e con la famiglia della vittima. Sempre durante l’interrogatorio si è anche detto dispiaciuto e ha chiesto “se può fare qualcosa” per i familiari di Imprezzabile. Dopo avere appreso della morte dell’agente, il giovane, assistito da un avvocato, stava pensando di costituirsi, riferisce l’ANSA.

Agente morto e guidatore in fuga: qualcuno salvi la Polizia Locale a Milano e in Italia

CONTESTO BOLLENTE

La vicenda è il simbolo di una condizione operativa sempre più complessa per la Polizia Locale – e per le altre Forze dell’ordine – nelle città italiane, chiamata a svolgere compiti delicatissimi in contesti iper critici. Gli agenti si trovano spesso coinvolti in inseguimenti, interventi ad alto rischio e situazioni che richiederebbero strumenti, formazione e supporti di ben altra natura.

In parallelo, esiste il tema delle “mine vaganti” che viaggiano a Milano e in altre metropoli, specie di sera e di notte: forse, sarebbero opportune verifiche sul campo con dispositivi di controllo più consistenti e strutturati sotto ogni punto di vista. Sarebbe giusta una riflessione sul potenziamento dei mezzi di pattuglia (vetture con blindatura leggera e assetto da intercettazione) e su un maggior coordinamento interforze immediato tramite le sale operative unificate.

LA TECNOLOGIA PUÒ AIUTARE

La morte dell’agente ha intanto provocato cordoglio istituzionale e solidarietà da parte delle autorità. Ma, come spesso accade, dopo il dolore immediato si apre la questione più ampia: cosa cambiare per evitare che episodi simili si ripetano. In un’era di videosorveglianza diffusa, lettori targa e tracciamento satellitare, l’uso di barriere tecnologiche o il differimento del fermo a un momento più sicuro potrebbe ridurre l’esposizione al pericolo degli agenti.

SE IL MONDO CAMBIA IN PEGGIO, OCCORRE ADEGUARSI

Un punto centrale del dibattito, a nostro avviso, riguarda la trasformazione della Polizia Locale, in particolare a Milano, dove il ruolo non si limita più a sanzioni e controlli amministrativi. Oggi gli agenti partecipano a inseguimenti e operano in scenari sempre più simili a quelli delle forze di Polizia statali.

Questa evoluzione, però, solleva una riflessione critica: il mandato operativo si è ampliato più rapidamente rispetto alla crescita di mezzi, formazione e protocolli standardizzati. Diventa quindi essenziale migliorare il coordinamento con Polizia di Stato e Carabinieri, aggiornare le dotazioni e gestire con maggiore attenzione il rischio per gli agenti motociclisti, particolarmente esposti nelle attività operative.

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