Airbag difettosi Takata: un incidente in Texas distrugge 10 case

I guai di Takata non finiscono più: un suo camion che trasportava gonfiatori e nitrato d'ammonio esplode nel Texas, facendo una vittima e danni gravi

30 agosto 2016 - 17:55

Takata sembra non avere pace: l'ennesima vittima legata al suo nome non è stata colpita dalle schegge di un airbag difettoso ma ha perso la vita per una beffarda e crudele coincidenza. Un camion ha sbandato in curva ed è uscito di strada in un incidente tutto sommato modesto ma che si è tramutato in fatalità per la pericolosità del suo carico: inflater e nitrato d'ammonio. Il controverso propellente trasportato sul camion, messo sotto accusa da vari enti per la sicurezza stradale (leggi che Takata abbandona il nitrato ma il richiamo dei suoi airbag continua a crescere), è infatti deflagrato distruggendo una casa e uccidendo una donna che si trovava all'interno.

TEMPESTA DI FUOCO Takata ha descritto così l'accaduto: un camion, gestito da un subappaltatore, stava viaggiando da un impianto che Takata ha a Moses Lake, nello stato di Washington, verso un magazzino, sempre di Takata, situato a Eagle Pass, nel Texas, che a sua volta rifornisce il suo stabilimento di Monclova, in Messico. Nelle prime ore dello scorso 22 agosto si è verificato un incidente, nei pressi della cittadina di Quemado, che, secondo una dichiarazione preliminare emessa dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Texas, è nato perché il conducente del trattore con rimorchio “non è riuscito ad affrontare una curva” su una strada e si è schiantato nei pressi di una casa; “il rimorchio (che trasportava detonatori per gli air bag e materiale propellente) è esploso e si è incendiato, propagando il fuoco all'abitazione e ad un'auto di passaggio”.

TRASPORTI PERICOLOSI Takata ha comunicato di aver “inviato subito personale nel luogo dell'incidente e di star lavorando a stretto contatto con il subappaltatore che si occupa di questi trasporto e con le autorità competenti nelle indagini riguardo questo incidente. L'Azienda ha rispettato tutte le norme che la legge prescrive per i trasporti pericolosi”. Il viaggio è lungo più di 2.000 miglia, dura 36 ore e il camion ha, ovviamente, due autisti che si danno il cambio; il tragitto tocca Boise (nell'Idaho), Salt Lake City, Albuquerque e Santa Fe (nel New Mexico). A Eagle Pass il propellente viene suddiviso in camion più piccoli che portano il materiale fino all'impianto di Monclova, che assembla gli airbag finiti. I conducenti dei camion, in considerazione della natura pericolosa del carico, devono indossare indumenti resistenti al fuoco, stivali con la punta rinforzata e suola in gomma (per evitare qualsiasi scintilla), occhiali di sicurezza e caschi. L'impianto Takata di Monclova, già identificato come una delle fonti degli airbag difettosi che hanno generato il più grande richiamo dell'industria automotive (leggi di come NHTSA ha programmato i richiami fino al 2019), è stato a sua volta gravemente danneggiato, nel marzo del 2006, da una serie di esplosioni imputate proprio al nitrato d'ammonio. Nonostante la violenza degli scoppi non ci furono feriti mentre questo recente incidente ha causato, oltre alla morte di Lucila Robles, di 69 anni, anche il ferimento dei 2 autisti, che sono riusciti a fuggire dal camion incidentato, e dei 2 occupanti dell'auto che passava di là al momento dello scoppio.

INDAGINI A TUTTO CAMPO L'esplosione è stata così violenta che i resti della vittima sono stati trovati soltanto dopo due giorni, sepolti dalle macerie, e testimonia della potenza del propellente, che in effetti è presente nella quantità di pochi grammi negli inflater che gonfiano i “cuscini salvavita”. Glenn P. Wicks, Managing director dello studio legale Wicks Group, ha detto che non è ancora chiaro se qualcuna delle normative federali di sicurezza sia stata violata durante l'infausto trasporto del propellente e degli inflater (che erano di un tipo diverso, che non conteneva nitrato d'ammonio) di Takata. Wicks ha ipotizzato che, vista la gravità dell'incidente, il nitrato d'ammonio avrebbe potuto innescare l'esplosione di per sé, anche senza la presenza dei gonfiatori. Gli investigatori probabilmente controlleranno anche se il propellente era stato confezionato e spedito correttamente, se gli autisti erano certificati per gestire materiali pericolosi e se i loro orari di lavoro erano nei limiti di legge, in un'inchiesta che aggiunge ulteriore incertezza al destino di Takata (leggi di come Takata congela milioni di dollari e si prepara al peggio). Le prospettive sono così buie che Takata sta arruolando esperti che l'aiutino nella gestione il colossale richiamo causato dai sui airbag.

1 commento

Smithd230
22:31, 30 agosto 2016

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