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Auto aziendale: i familiari del lavoratore possono guidarla?

L’uso dell’auto aziendale può essere fonte di liti e contenziosi legali tra datore e lavoratore, anche legati alla guida da parte di un familiare

28 luglio 2022 - 17:00

Immaginiamo la scena: siamo nel bel mezzo di un caldo weekend e l’unica auto a disposizione della famiglia è ben parcheggiata nel garage. La tentazione di salire a bordo per una gita fuori porta è alta e nulla, almeno in termini pratici, impedirebbe di farlo. Peccato solo che si tratti dell’auto aziendale assegnata al papà e che quest’ultimo, dopo aver percorso centinaia di chilometri nel corso della settimana appena trascorsa, di mettersi al volante non abbia proprio voglia. La soluzione più semplice è di far guidare la moglie oppure il figlio che ha ormai raggiunto la maggiore età. Problema risolto? Non proprio perché non è affatto così scontato che i familiari del lavoratore possano guidare l’auto aziendale. Ci domandiamo allora se e quanto questa possibilità viene concessa. Di mezzo ci sono infatti l’usura dell’auto, il consumo di carburante e il rischio sempre latente di un incidente. Esploriamo i dettagli.

AUTO AZIENDALE: DOPPIA POSSIBILITÀ DI USO

Quando si parla di auto aziendale, la soluzione è duplice e incide in maniera decisa sulla possibilità o meno di fare guidare l’auto a un familiare del lavoratore. In prima battuta c’è l’auto aziendale concessa per un utilizzo esclusivamente nell’ambito della propria attività lavorativa. Tradotto in termini pratici significa che il dipendente può guidare il veicolo solo per percorrere il tragitto dalla propria abitazione al luogo del lavoro, e viceversa. Oppure, ad esempio, per andare da un cliente o comunque per ragioni strettamente connesse alle proprie mansioni. La seconda possibilità di concessione dell’auto aziendale è quella dell’uso promiscuo. Come lascia intuire lo stesso nome, il lavoratore può mettersi al volante non solo nel contesto dei propri compiti ovvero nelle ore di lavoro. Ma anche nell’ambito extra lavorativo sia nella stessa giornata di lavoro e sia nei giorni di riposo. Come approfondiamo nel paragrafo successivo, si tratta di una distinzione che incide in maniera diretta sulla possibilità di fare guidare l’auto aziendale ai familiari.

I FAMILIARI DEL LAVORATORE POSSONO GUIDARE L’AUTO AZIENDALE?

Entriamo allora nel cuore della questione per capire se i familiari del lavoratore possono guidare l’auto aziendale. La risposta non è univoca. Il primo importante elemento che fa la differenza è il tipo di contratto ovvero se la vettura è stata concessa a uso promiscuo. Solo in questo caso, come abbiamo visto, lo stesso dipendente può utilizzarla per ragioni diverse da quelle strettamente lavorative. Dopodiché occorre consultare nelle pieghe del contratto l’esistenza di una clausola specifica che inibisca o meno l’uso del veicolo da una persona differente dal lavoratore. Le possibilità sono generalmente 3. La prima, la più frequente, prevede che a mettersi al volante possa essere il solo dipendente. La seconda, meno diffusa ma consuetudinaria, è che l’uso sia allargato ai familiari in senso stretto ovvero marito o moglie o figli. Attenzione però alle particolarità in quanto per motivi assicurativi può essere richiesta un’età minima per guidare l’auto. Infine, la terza possibilità – meno frequente – prevede un ulteriore allargamento delle maglie. Insomma, occorre consultare il contratto di assegnazione sottoscritto tra le parti.

CONTRATTO E POLICY AUTO AZIENDALE

Per evitare incomprensioni o, ancora peggio, contenziosi legali sull’uso dell’auto aziendale, è certamente buona norma stabilire con estrema chiarezza tutte le regole. Significa non solo mettere nero su bianco se l’azienda concede il veicolo per motivi lavorativi o per uso promiscuo. Ma anche redigere una vera e propria policy di riferimento per tutti i dipendenti e i collaboratori dell’impresa o del datore di lavoro. Perché spesso sono i dettagli a fare la differenza tra una controversia o meno. Per fare qualche esempio sulle voci da includere, pensiamo all’obbligo di avvisare immediatamente l’azienda di qualsiasi guasto, sinistro o furto affinché il lavoratore riceva le indicazioni da seguire per la manutenzione o la sostituzione del veicolo. Oppure al divieto di utilizzo del veicolo aziendale per il car sharing. Ma anche di cedere l’auto a terze persone, a meno che non siano incluse nel contratto. Specificare che è vietata la guida in stato di ebbrezza o di alterazione non è mai sbagliato. Così, molto semplicemente, anche l’invito a rispettare il Codice della strada.

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