Test su portabici per auto: l’analisi della sicurezza

Crash test con bicicletta trainata che si sgancia

5 aprile 2016 - 20:05

Undici raccomandazioni su tredici modelli esaminati è il risultato dei test sui portabici effettuati dal Touring club svizzero, che nelle sue valutazioni ha considerato criteri come la sicurezza, il comportamento di guida e la maneggevolezza, analizzando la capacità di trasportare biciclette elettriche pesanti.

POSTERIORE SODDISFACENTE – I produttori Thule, Atera e l’Eufab hanno ottenuto il grado di “molto raccomandabili” ottenendo risultati degni di nota in tutte le prove effettuate. I punti negativi del Thule Euroway si vedono nel meccanismo di ancoraggio che non si stringe sufficientemente non facendo aderire correttamente il sistema all’autovettura. Questo modello d’altro canto è considerato molto raccomandabile ed è in grado di trasportare con sicurezza biciclette anche in caso di incidenti frontali o brusche manovre per schivare ostacoli. L’Atera, con il suo modello Atera Strada Sport, ha come punto di forza il potere trasportare anche biciclette elettriche pesanti, ma i binari sono troppo corti per potere trasportare biciclette molto grandi. L’Eufab, con il modello Eufab Raven ha un ripiegamento molto compatto ma non è stranamente dotato di un sistema antifurto. I prodotti MFT Aluline, Uebler X21 nano, Twinny Load Compact RA, Fabbri Elektro-Bike e Westfalia Portilo sono invece soltanto “raccomandabili”. Il modello Aluline risulta avere infatti dei margini di miglioramento per gli ancoraggi, mentre il modello Uebler x21 è molto facile da montare ma non prende pieni voti per le pinze di fissaggio del portabici che non sono sufficientemente rafforzate, punto fondamentale secondo i crash test e le manovre d’emergenza effettuate. Il Twinny Load, registra un brutto punto a sfavore durante le manovre improvvise su strada, in quanto si è rotta la pinza bloccatelaio. I modelli Fabbri e Westfalia sono stati declassati a causa dei risultati negativi ottenuti nel test delle manovre scansa ostacoli. Il peggior risultato nella categoria dei portabici da traino lo ottiene il modello Mont Blanc Explorer 2 che risulta completamente inaffidabile alla prova delle manovre improvvise per schivare un ostacolo. Pur con un carico tutto sommato limitato, durante il test la pinza bloccatelaio si è rotta già a una velocità di 70 km/h e una bicicletta è addirittura caduta. Inoltre, occorre usare una forza eccessiva per affrancare il portabici al gancio di traino, almeno sessanta chilogrammi.

TETTO A RISCHIO – I risultati non sono altrettanto positivi se consideriamo invece i portabiciclette da tetto. Soltanto il modello Thule ProRide 591 si può considerare realmente sicuro, grazie soprattutto al rapido montaggio e ad una stabilità notevole. Altri modelli come Giro AF di Atera oppure l’economico Super Bike di Mac Safety First sono comunque “raccomandabili” il chè è positivo visti i risultati degli altri modelli similari. Il Giro Af è un modello che non è adatto ad un utilizzo molto frequente, soprattutto per difficoltà di manegevolezza ed uso, ma espleta le sue funzioni egregiamente. Tra i “raccomandabili con riserva”, un pò al limite tra sufficienza ed insufficienza abbiamo un altro modello di Mont Blanc, il discovery, che rompe le cinghie durante i crash test strappando dai morsetti la stessa bicicletta.

SICUREZZA E CONSUMI – Per motivi legati anche alla forza d’inerzia, che tende a far continuare il movimento nella stessa direzione anche in caso di arresto (ed è il motivo per cui esistono e sono necessarie le cinture di sicurezza) un portabiciclette per il tetto è più sicuro di un portabiciclette posteriore, soprattutto in caso d’incidente. Questo perchè, durante un urto, è più probabile che le bici posizionate posteriormente causino danni al veicolo. C’è però da dire che i modelli di portabici montati dietro permettono un risparmo di carburante rispetto ai prodotti da tetto. Questo è relativamente semplice intuirlo, ed è dovuto alla resistenza dell’aria, chè è minore per un portabici posteriore rispetto ad uno da tetto. I tecnici ci dicono che viaggiando a 100 Km/h il consumo aggiuntivo causato da un portabiciclette da traino è pari a mezzo litro in più ogni cento chilometri, mentre per quello da tetto arriviamo anche a due litri (circa 3 euro).

CRITERI TCS – I suggerimenti del TCS ai produttori dei portabici sono i seguenti:

  • I meccanismi di fissaggio al gancio di traino dovrebbero avere una sicura
  • La messa a punto della forza di chiusura sul gancio non deve essere regolabile col semplice uso delle mani. La forza di bloccaggio dovrebbe essere impostata all’inizio da personale esperto e venir regolata con l’uso di utensili. Oltre a ciò è importante che la forza di chiusura possa essere impostata a posteriori
  • Le informazioni importanti dovrebbero figurare direttamente sul prodotto
  • Sui portabici da tetto andrebbero acclusi adesivi d’avvertimento per mezzo dei quali il guidatore possa annotare l’altezza massima

RACCOMANDAZIONI – Il Touring club fornisce una serie di consigli, informazioni utili e raccomandazioni per l’utilizzo di questi strumenti durante la guida:

  • Rispettare le istruzioni d’uso (velocità massima consigliata, ecc.)
  • Le parti mobili delle bici o dei ganci andrebbero smontate prima della partenza, per evitare che si possano staccare in movimento
  • Fare attenzione alle dimensioni finali del veicolo (lunghezza, larghezza, altezza) dovute alla presenza delle bici
  • Dopo circa 50 km fare un pausa e controllare tutti i fissaggi
  • I portabici causano un consumo supplementare di carburante. Se tali supporti non vengono utilizzati è meglio smontarli
  • Rispettare il carico massimo dei prodotti
  • Prima di mettersi in viaggio controllare l’illuminazione posteriore
  • Utilizzare barre portatutto stabili (possibilmente quelle consigliate dal fabbricante del veicolo). Un portabici è tanto più stabile se lo è anche la barra di sostegno

Qui di seguito pubblichiamo un video relativo ad un altro test simile condotto dall’ADAC qualche tempo fa.

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