Crash test dispositivi antiabbandono: come funzionano?

Vi spieghiamo in esclusiva come vengono fatti i crash test sui dispositivi antiabbandono e come cambia la sicurezza del seggiolino auto

27 gennaio 2021 - 17:00

La compatibilità dei dispositivi antiabbandono per bambini ha fin da subito messo in allerta genitori e associazioni dei consumatori, confermata però dai vari Produttori di allarmi. Così dopo aver messo alla prova allarmi salva bebè in questa comparativa, e con una prova dedicata al Tata Pad, abbiamo voluto approfondire come funzionano i crash test dei dispositivi antiabbandono. Quando si può dire davvero se un allarme antiabbandono è sicuro in caso d’incidente e non fa perdere l’omologazione del seggiolino su cui è montato? Lo abbiamo chiesto a Giorgio Sadolfo, CEO & Co-Founder di Filo, l’azienda che produce Tata Pad. Ecco cosa abbiamo scoperto sui crash test degli allarmi antiabbandono, costosissimi e facoltativi per i produttori.

CRASH TEST DISPOSITIVI ANTIABBANDONO AUTO: ECCO COME FUNZIONANO

L’obbligo dei seggiolini antiabbandono in Italia, dopo i proclami iniziali, è stato totalmente (o quasi) dimenticato, in parte anche per l’emergenza Covid-19 che ha azzerato gli spostamenti. Come abbiamo scoperto in questa indagine sulle vendite dei dispositivi antiabbandono in Italia, il divieto di spostamenti ha spento l’attenzione anche sul rischio di abbandono. Siamo tornati sull’argomento per fare ulteriore chiarezza sulla sicurezza dei dispositivi antiabbandono per bambini con l’aiuto di Tata. L’assenza di una norma che obblighi a omologare il dispositivo in Italia ha contribuito a creare confusione tra i genitori. Ci si può fidare della Dichiarazione di conformità del Produttore? Quanto è sicuro un seggiolino per bambini dopo aver montato il TatPad? A queste e tante altre curiosità interessanti ci risponde Giorgio Sadolfo.

A quale ente si è rivolta l’azienda per effettuare i test di compatibilità con i seggiolini?

“All’inizio ci siamo rivolti al Ministero dei Trasporti per sapere cosa dovevamo fare per omologare i dispositivi antiabbandono, visto all’inizio si parlava di omologazione. La parola ‘omologazione’ nelle bozze iniziali della norma poi è stata cambiata con “certificazione”. Con l’obbligo di garantire la sicurezza del bambino in auto anche dopo aver montato il dispositivo antiabbandono sul seggiolino. Quindi la responsabilità è passata in capo al Produttore dell’allarme e secondo la norma l’ente per la verifica è la Motorizzazione Civile. Quindi si è passati dal definire l’allarme antiabbandono da “dispositivo di sicurezza” a “Reminder”. Questa distinzione è cruciale per l’applicazione poi delle norme poiché non esistono dei criteri di omologazione (come invece per i seggiolini auto). Quindi ci siamo rivolti al CSI per capire come verificare la sicurezza e quindi la compatibilità degli antiabbandono con i seggiolini”.

Su quanti e quali seggiolini è stato testato il Tata Pad?

“Assieme ai tecnici del CSI, che si sono confrontati varie volte con il Ministero dei Trasporti, sono state stabilite delle linee guida sui test necessari. Da lì si è deciso di fare dei crash test specifici con lanci dinamici  secondo i regolamenti ECE R44 ed ECE R129 di omologazione dei seggiolini. Dopo aver montato il nostro Tata Pad su ogni seggiolino abbiamo verificato se interferiva con il funzionamento in caso d’incidente. Per i seggiolini utilizzati, abbiamo cercato una rappresentazione significativa del mercato contattando i maggiori produttori e scelto i modelli per diverse categorie con cui abbiamo effettuato decine di crash test. Per ogni test effettuato abbiamo un Rapporto di Prova del CSI che dimostra che il dispositivo non altera la sicurezza del seggiolino impiegato. Cioè che le sollecitazioni misurate sul manichino rientrano all’interno dei parametri di lancio previsti dalle norme per l’omologazione del seggiolino stesso. Durante i crash test abbiamo chiesto al CSI se i dati raccolti erano soddisfacenti o era necessario continuare con ulteriori modelli di seggiolini. Ma non ce n’è stato bisogno”.

Qual è stato il costo dei crash test con i seggiolini auto per bambini?

“Avendo coinvolto più marche nella rosa dei modelli selezionati (ad esempio Cybex, Foppapedretti, Britax, PegPerego, Inglesina, ecc.), questa attività è costata diverse decine di migliaia di euro. I test del Tata Pad non si sono limitati solo ai crash ma anche alle certificazioni Rohs (sull’assenza di sostanze pericolose, ndr), RED (Radio Equipment Directive), ecc, per cui abbiamo investito circa 50 mila euro. Per i crash test del Tata Pad abbiamo speso più della metà, 30 mila euro”.

Quanto tempo hanno richiesto i crash test del Tata Pad e le valutazioni?

“La realizzazione dei crash test con Tata Pad ha richiesto circa 4 mesi di lavoro, dalle valutazioni iniziali fino alle prove organizzate in batterie diverse per ECE R44 e ECE R129. Per quello che ci riguardava, nei test abbiamo documentato l’installazione del Tata Pad su ogni seduta prima del lancio applicando lo stesso metodo prima di allacciare il manichino. Ad esempio anche la tensione delle cinghie sul manichino viene misurata con dinamometro prima del test. Durante i test abbiamo simulato anche possibili errori di installazione del Tata Pad sul seggiolino, per essere ancora più scrupolosi. Il risultato dei crash test è molto chiaro: ci sono due curve all’interno delle quali il valore della sollecitazione registrata sul manichino deve rientrare. Quindi noi durante le prove abbiamo controllato che le sollecitazioni sul manichino rimanessero sempre all’interno di questa finestra stabilita dalle norme di omologazione dei seggiolini”.

Crash test Tata Pad: possiamo sapere com’è andato?

“Una cosa importante da considerare è che i crash test sui seggiolini riportano quasi sempre una variabilità dovuta alle condizioni di setup. Quindi se per ipotesi si effettuano 10 lanci con 10 seggiolini identici (inevitabile poiché dopo ogni test il seggiolino va buttato), si otterranno sempre curve leggermente diverse. Nel caso del Tata Pad, le sollecitazioni sul manichino sono cresciute solo di pochi punti percentuali. Ma per alcuni seggiolini anche meno dell’1%”.

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