Auto BYD
Rinnovo parco auto: per BYD incentivi inutili, servono misure pluriennali
BYD sottolinea la necessità di un programma europeo pluriennale per il rinnovo del parco auto, senza incentivi statali che sono inutili
BYD sottolinea la necessità di un programma europeo pluriennale per il rinnovo del parco auto, senza incentivi statali che sono inutili
Per BYD, il colosso cinese specializzato in auto elettriche e ibride-plug-in, gli incentivi statali come quelli che partiranno a breve sono sostanzialmente inutili, mentre per rinnovare il parco auto sostituendo i veicoli inquinanti con nuove vetture ecologiche servirebbero misure pluriennali a livello europeo. Lo ha detto Alfredo Altavilla, Special Advisor European Market BYD (in pratica il responsabile del marchio per l’Europa), intervenendo al Salone dell’auto di Monaco di Baviera.
BYD: INCENTIVI? COME SVUOTARE L’OCEANO CON UN CUCCHIAINO
Parlando ai cronisti, Altavilla ha ribadito di aver già detto in maniera molto chiara da anni che gli incentivi statali non interessano, BYD non li vuole e pertanto non intende partecipare al dibattito su come devono essere fatti: “Ho sempre detto che se davvero vogliamo svecchiare un parco auto pre-Euro 6 di 24,5 milioni di automobili in Italia dobbiamo avere un programma fatto dall’Europa pluriennale. Le misure short-term per poche migliaia di macchine (come appunto gli incentivi, ndr) mi sembrano destinate a svuotare l’oceano con un cucchiaino“.
UE HA IMPOSTO LO STOP DEL 2035 SENZA DIRE COME ARRIVARCI
Il top manager ha dichiarato di preferire sicuramente la campagna commerciale di incentivazione lanciata dalla sua azienda, con criteri molto semplici: “Ci porti una macchina fino a Euro 5 da rottamare e hai accesso a degli incentivi indipendentemente dalla tua fascia di reddito, dalla città di residenza, e lo facciamo con i nostri soldi“. Altavilla crede che a livello europeo manchi una strategia effettiva di come implementare questa transizione ecologica: “La commissione UE è stata molto veloce a mettere la tagliola del 2035 sui motori termici, molto meno chiara e trasparente su come ci si arriva“. Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: perdita di migliaia di posti di lavoro ed estrema incertezza da parte del consumatore su cosa deve comprare. Per Altavilla non è neppure un problema del singolo Stato ma “un problema europeo al quale al momento non mi pare ci sia soluzione”.

LA PROPOSTA DI BYD PER IL 2035: APRIRE ANCHE A PLUG-IN HYBRID E RANGE EXTENDER
Il 12 settembre a Bruxelles ci sarà un nuovo incontro sull’automotive in seno alla Commissione europea, ma lo Special Advisor European Market di BYD è quasi certo che non porterà nulla di concreto: “Di fiducia ne ho molto poca, credo che sarà l’ennesima occasione persa. Noi di BYD quello che vogliamo l’abbiamo detto molto chiaramente: per rendere effettiva la transizione è necessario aprire al 2035 la strada almeno ai plug-in hybrid e ai range extender. Questo consentirebbe un processo di educazione del cliente alla mobilità elettrica, consentirebbe all’infrastruttura di ricarica di diffondersi capillarmente e consentirebbe soprattutto il mantenimento di posti di lavoro. Questa ci sembra la condizione minima di modifica del green deal“.
Altavilla ha infine aggiunto di non essere contrario ai cosiddetti e-fuel (“potrebbero essere solo migliorativi“) ma in mancanza di chiarezza il mercato continuerà a deprimersi e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: “Stiamo proiettando al 2035 un mercato del 40% inferiore a quello che era nel 2017”. BYD è comunque convinta che la sua tecnologia vada nella giusta direzione di contribuire allo svecchiamento del parco e a una mobilità sostenibile, diventando protagonista del cambiamento: “Noi gli investimenti ce li stiamo mettendo tutti”.