Flotte elettriche: pochi incentivi dai Paesi UE, Italia male

Flotte elettriche: pochi incentivi dai Paesi UE, Italia male

Secondo il rapporto di Transport & Environment, solo 9 Paesi UE su 27 incentivano fiscalmente le aziende a scegliere auto elettriche

 

Secondo il rapporto di Transport & Environment, solo 9 Paesi UE su 27 incentivano fiscalmente le aziende a scegliere auto elettriche

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1 Giugno 2026 - 11:03

Le grandi aziende sono la chiave per il possibile boom di vendite di auto elettriche nell’UE, visto che le immatricolazioni ai privati (sebbene in crescita) risultano insoddisfacenti. Ma solo 9 Stati membri su 27 stanziano bonus a favore delle società che scelgono le BEV, mentre 18 nazioni dispongono di sistemi fiscali privi di questi incentivi, denuncia la lobby green Transport & Environment. Eppure i numeri la dicono lunga sull’importanza dei parchi auto aziendali: costituiscono il 60% delle nuove immatricolazioni e vengono guidate il doppio rispetto alle vetture private prima di entrare nel mercato dell’usato, plasmando la flotta per gli anni a venire. Un enorme potenziale inespresso.

LA TESI DI T&E: POCO PESANTI LE TASSE SULLE AUTO TERMICHE DELLE FLOTTE

Di converso, prosegue T&E, le tasse sulle auto a benzina e diesel delle flotte aziendali non sono pesanti a sufficienza. Quindi abbiamo da una parte un incentivo debole per le elettriche e, dall’altra, un disincentivo altrettanto fragile contro il termico. Si prevede l’immatricolazione di 20 milioni di nuove auto aziendali a combustione entro il 2030, molte delle quali entreranno poi nel mercato dell’usato (per i privati), con un maggiore consumo di carburante, costi di gestione più elevati e un’esposizione alla volatilità dei prezzi del petrolio. Fra le eccezioni, i Paesi Bassi, che spingono per imposte severe a carico delle società con un parco auto composto da macchine termiche.

OBBLIGHI PER LE AZIENDE: L’UE CI PENSA

Dopo aver imposto il ban termico 2035, e considerando l’accoglienza tiepida dei consumatori verso l’elettrico, ecco la possibile mossa rivoluzionaria: imporre l’obbligo a carico delle aziende di comprare o prendere a noleggio a lungo termine vetture a corrente. Ogni Paese dovrebbe raggiungere una certa percentuale, a seconda di una miriade di parametri. Con eventuali multe a carico delle nazioni qualora il target non sia raggiunto.

Flotte elettriche, pochi incentivi dai Paesi UE, Italia male

QUATTRO ESEMPI CHE T&E GIUDICA VIRTUOSI

  1. Belgio. Utilizza gli ammortamenti come leva principale per incentivare le auto aziendali elettriche. Da quest’anno, il beneficio fiscale è disponibile solo per i veicoli elettrici, creando un vantaggio fiscale di oltre 6.500 euro nell’arco del periodo di proprietà. L’impatto di questa politica è chiaro: la diffusione dei veicoli elettrici aziendali è passata dall’8,8% nel 2021 al 54,2% nel 2025, rendendo il Belgio il secondo mercato per quota di veicoli elettrici aziendali dopo la Danimarca.
  2. Slovenia. I contributi del datore di lavoro sul fringe benefit svolgono un ruolo importante, con aliquote annuali del 18% per le auto a combustione e dello 0% per i veicoli elettrici. Questo vantaggio è rafforzato dalle detrazioni IVA disponibili solo per i veicoli elettrici, oltre a un sussidio temporaneo all’acquisto. Per questo motivo la diffusione dei veicoli elettrici aziendali in Slovenia si distingue nella regione, con una quota di veicoli elettrici di quasi il 14%, più del doppio rispetto ai paesi limitrofi come Italia, Slovacchia, Romania, Repubblica Ceca o Polonia.
  3. Portogallo. Concentra i bonus BEV sugli strumenti fiscali a disposizione delle aziende. Per quanto riguarda la quota del fringe benefit a carico del datore di lavoro, i veicoli elettrici sono esenti fino a un valore del veicolo di 62.500 euro, mentre le auto a benzina devono affrontare aliquote crescenti in base a scaglioni di prezzo. La stessa logica si applica ai benefici fiscali per le imprese: la deducibilità dell’IVA e gli ammortamenti sono limitati a 25.000 euro per le auto a benzina.
  4. Francia. Applica una forte tassa di immatricolazione che interessa gli acquirenti privati e aziendali, ricorrendo al contempo a leve specifiche per le aziende, come la tassazione sulla proprietà aziendale e i contributi previdenziali per i fringe benefit a carico del datore di lavoro. Le riforme fiscali francesi stanno già mostrando i loro frutti: la diffusione dei veicoli elettrici aziendali ha raggiunto il 41% a marzo 2026, quasi il doppio rispetto al livello della Germania, fermo al 21%.

ITALIA, NON CI SIAMO

L’Italia sprofonda nel folto gruppo dei 18 Stati membri che non offrono incentivi fiscali per spingere le aziende verso l’elettrico. Nel nostro Paese, la tassazione sui parchi auto societari fallisce nel creare un reale vantaggio economico per le BEV, ma continua a favorire indirettamente le motorizzazioni termiche attraverso detrazioni IVA e regimi di ammortamento che non penalizzano le emissioni di CO₂. Una miopia strategica che pesa sul mercato: l’assenza di un chiaro segnale fiscale tarpa le ali alla transizione energetica proprio nel canale delle flotte aziendali, il motore principale che dovrebbe alimentare il mercato dell’usato a zero emissioni dei prossimi anni.

ECCO LA SITUAZIONE NEL BELPAESE

Il risultato è un tasso di adozione delle auto elettriche aziendali bloccato a percentuali risibili, meno della metà rispetto alla virtuosa Slovenia e sideralmente lontano dal 41% della Francia o dal 54% del Belgio. Occorre rivedere le aliquote di deducibilità dei costi e la detraibilità dell’IVA, che in Italia risultano meno competitive rispetto ad altri grandi mercati europei, penalizzando il rinnovo aziendale.

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