Paesi Bassi spingono l’elettrico nelle flotte: tassa del 12% sulle auto aziendali non BEV
I Paesi Bassi introducono una tassa annuale del 12% sulle flotte aziendali non elettriche per accelerare la transizione verso la mobilità green
I Paesi Bassi introducono una tassa annuale del 12% sulle flotte aziendali non elettriche per accelerare la transizione verso la mobilità green
O le flotte aziendali si convertono da sé all’auto elettrica oppure il governo dei Paesi Bassi le sommerge di tasse. Dal 1° gennaio 2027, lo Stato imporrà una tassa del 12% annua sul valore di listino di ogni auto aziendale a motore a combustione messa a disposizione dei dipendenti. Insomma, su tutto quello che BEV non è. Colpirà anche i veicoli sostitutivi temporanei, le auto a noleggio a breve termine, il car sharing e le auto in pool. La manovra punta a dare una spinta decisiva verso l’adozione di veicoli a corrente, colpendo i costi di gestione delle imprese olandesi e modificando le strategie di mobilità delle aziende, denuncia la VNA (l’associazione di categoria che rappresenta le società di noleggio e leasing automobilistico). Oggi, il 4% di tutte le flotte è elettrico.
FLOTTE AZIENDALI DEI PAESI BASSI: LEGNATA FISCALE SUL TERMICO
La nuova imposta, denominata Pseudo-eindheffing (pseudo-imposta sostitutiva), colpisce in modo mirato i contratti di noleggio e i veicoli aziendali che non rientrano nella categoria dei mezzi elettrici: questa penalizzazione economica non potrà essere trasferita sulla busta paga dei dipendenti, rimanendo a carico del datore di lavoro. A esempio, fornire un’auto sostitutiva non elettrica del valore di 50.000 euro comporterà un costo extra di 500 euro in un solo mese per il datore di lavoro. L’obiettivo dell’esecutivo è chiaro: creare un forte disincentivo finanziario all’uso dei carburanti fossili e spingere la transizione ecologica del comparto business. Che è poi il target dell’UE, dietro la spinta della potente lobby T&E.
REAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA
L’annuncio del provvedimento ha sollevato forti critiche da parte dei rappresentanti del settore automobilistico e dei gestori delle flotte. L’associazione locale che riunisce le società di noleggio ha espresso profonda preoccupazione, evidenziando che la tassa comporterà oneri finanziari aggiuntivi considerevoli per il sistema produttivo. Timori specie per le piccole e medie imprese, che non sempre dispongono delle risorse necessarie per convertire il proprio parco auto in una flotta elettrica. Sebbene il tessuto imprenditoriale olandese si dimostri favorevole agli obiettivi di sostenibilità climatica, molti operatori considerano questa misura un’imposizione eccessiva che rischia di generare una distorsione del mercato. Insomma, se l’elettrico non fa boom, si passa sempre per un’imposizione politica a livello centrale (Bruxelles) o locale (le singole nazioni), che gli europei non gradiscono.

IL GUAIO DELLE COLONNINE
Nei Paesi Bassi, ci sono 120.000 punti ricarica per 18 milioni di abitanti (in Italia – per fare il paragone – nemmeno 80.000 prese per 60 milioni di persone). Problemi di burocrazia e furti di rame, quasi zero. I redditi medi sono elevatissimi, in una nazione dall’economia florida: un terzo del venduto è BEV, sebbene in calo. Ma esiste un ostacolo strutturale che rallenta i piani di elettrificazione delle imprese: la rete elettrica olandese soffre di un grave sovraccarico, rendendo difficile o impossibile per molte aziende ottenere nuovi allacciamenti per le stazioni di ricarica rapida nei propri piazzali. Per proseguire il parallelo con la nostra nazione, siamo davvero indietro dal punto di vista fiscale: caso più unico che raro nel Vecchio Continente.
I CAMBIAMENTI NEI CONTRATTI DI NOLEGGIO
Un altro elemento che sta destando particolare allarme tra i manager delle flotte è la clausola di retroattività inserita nel testo della legge. La normativa prevede infatti che dal 17 settembre 2030 la tassa si applicherà anche ai contratti stipulati prima del primo gennaio 2027, eliminando qualsiasi scappatoia per gli acquisti anticipati. Questa decisione ha già iniziato a modificare i comportamenti d’acquisto delle società sul mercato nazionale. Per evitare di pagare la sanzione sul carburante nei prossimi anni, molte realtà aziendali stanno abbandonando i classici contratti di noleggio a lungo termine della durata di 5 anni, preferendo accordi commerciali più brevi della durata di 3 anni. In questo modo, le imprese cercano di proteggersi dalle scadenze fiscali future, pianificando una sostituzione dei veicoli più rapida e flessibile in attesa che l’infrastruttura di ricarica nazionale venga adeguata alle nuove esigenze della mobilità a zero emissioni. La VNA e i datori di lavoro chiedono a L’Aia di cancellare il provvedimento, ritenendolo irrealistico, fonte di un carico amministrativo e finanziario sproporzionato e con benefici ambientali dubbi.