Flotte aziendali italiane: plug-in hybrid al 40% entro il 2028

Flotte aziendali italiane: plug-in hybrid al 40% entro il 2028

Le auto aziendali ibride plug-in crescono e toccheranno il 40% entro il 2028, trainando la transizione ecologica delle imprese in Italia

 

Le auto aziendali ibride plug-in crescono e toccheranno il 40% entro il 2028, trainando la transizione ecologica delle imprese in Italia

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18 Maggio 2026 - 10:30

Quale futuro per le flotte aziendali italiane? Anzitutto, le auto plug-in hybrid registreranno un incremento costante fino a coprire il 40% delle flotte aziendali italiane entro il 2028: questo il dato chiave dalla prima edizione del Fleet Manager Canvas, lo studio realizzato da Quintegia e presentato in anteprima in vista dell’Automotive Dealer Day di Verona. Manifestazione che si terrà dal 19 al 21 maggio 2026, alla quale sarà presente anche SICURAUTO.it, per capire come si evolvono il mondo della distribuzione e dell’aftersales.

FLOTTE AZIENDALI CON AUTO IBRIDE PLUG-IN: PERCHÉ

Si tratta di una motorizzazione considerata strategica per efficienza e versatilità: la transizione ecologica nei parchi macchine delle imprese si orienta quindi su modelli capaci di garantire flessibilità operativa senza i vincoli attuali della ricarica pubblica. Le vetture a doppia alimentazione, benzina ed elettrica con ricarica alla spina, offrono una risposta concreta alle necessità quotidiane dei dipendenti che percorrono lunghe distanze autostradali. Allo stesso tempo, consentono l’accesso alle aree urbane a traffico limitato grazie all’autonomia a zero emissioni nei centri cittadini. Con le ricaricabili, annulli l’ansia da percorrenza dovuta alla batteria delle elettriche che si scarica: se proprio si è trascurato di fare il pieno all’accumulatore, subentra il motore a benzina a salvare il driver. Infatti, la quota dei modelli a zero emissioni alimentati esclusivamente a batteria si attesterà intorno al 16% entro lo stesso termine del 2028. Questa discrepanza evidenzia i dubbi che le aziende italiane nutrono ancora nei confronti di una rete di ricarica pubblica non distribuita in modo uniforme sul territorio nazionale. I tempi di sosta per il rifornimento energetico e l’autonomia limitata nei mesi invernali influiscono negativamente sulla scelta dei mezzi destinati alla forza vendita. La tecnologia plug-in rappresenta lo strumento ideale per superare l’ansia da ricarica e ottimizzare la produttività. Le imprese preferiscono mantenere una sicurezza operativa elevata, riducendo le emissioni inquinanti senza compromettere i tempi di viaggio del personale commerciale.

I COSTI DI GESTIONE E L’OTTIMIZZAZIONE DEL TOTAL COST OF OWNERSHIP

La scelta dei veicoli da inserire nel parco macchine risponde a logiche economiche precise legate al calcolo del costo totale di utilizzo dei mezzi. I manager del settore analizzano le spese per il carburante, le tariffe assicurative e i valori residui di rivendita prima di pianificare i nuovi contratti di noleggio a lungo termine. I modelli plug-in hybrid dimostrano un bilancio favorevole, combinando costi di acquisto inferiori rispetto alle varianti a batteria e un buon risparmio sui consumi quotidiani. La gestione efficiente richiede una formazione specifica dei dipendenti, che devono essere incentivati a collegare quotidianamente l’auto alla rete elettrica aziendale o domestica. L’uso corretto della modalità elettrica (con ricariche frequenti) riduce drasticamente l’impiego del motore termico, abbattendo le spese e migliorando i parametri di sostenibilità ambientale stabiliti nei bilanci sociali delle imprese. Chiaramente, se invece se ne fa un uso scorretto, allora subentra troppo spesso il propulsore termico: addio vantaggi per portafogli e ambiente.

Flotte aziendali italiane plug-in hybrid al 40% entro il 2028

L’IMPATTO DEI FRINGE BENEFIT E DELLA NUOVA NORMATIVA EUROPEA

Non ultimo, le politiche fiscali legate ai benefit per i lavoratori dipendenti condizionano fortemente la composizione del parco circolante. In Italia, la tassazione sulla vettura concessa in uso promiscuo premia i veicoli con ridotte emissioni di anidride carbonica per chilometro. Le auto plug-in rientrano pienamente nelle fasce agevolate, offrendo vantaggi economici sia al datore di lavoro sia al lavoratore. Questo quadro si inserisce nel contesto dei regolamenti europei che impongono obiettivi vincolanti per le grandi realtà societarie con più di 250 dipendenti. I target comunitari richiedono una riduzione drastica dell’impronta ecologica entro il 2030, includendo i mezzi con emissioni inferiori a 50 grammi di anidride carbonica. L’ibrido plug-in diventa la chiave per rispettare i parametri di legge senza stravolgere l’operatività ordinaria dei servizi logistici e commerciali.

LE PROSPETTIVE E LE INFRASTRUTTURE DI RICARICA

Il raggiungimento della quota del 40% entro il 2028 dipenderà anche dagli investimenti delle singole aziende nelle infrastrutture di ricarica interne. Molte imprese stanno installando punti di ricarica nei parcheggi delle sedi principali per consentire il rifornimento durante l’orario lavorativo. Questo approccio riduce la dipendenza dalle colonnine pubbliche e permette di sfruttare l’energia prodotta da impianti fotovoltaici aziendali. Lo sviluppo tecnologico delle batterie garantirà inoltre autonomie in modalità elettrica sempre maggiori, destinate a superare gli 80 chilometri per singola carica nei prossimi modelli commerciali. Le vetture plug-in hybrid si confermano come il ponte ideale verso la mobilità del futuro, unendo i benefici ambientali della propulsione elettrica alla sicurezza dei motori tradizionali.

OCCHIO AI CONSUMI REALI DELLE IBRIDE PLUG-IN

Non va tuttavia trascurato il primo rapporto della Commissione UE sui consumi reali delle auto, basato sui dati dei dispositivi di bordo (OBFCM) di circa 600.000 veicoli, evidenzia un significativo divario rispetto ai test di omologazione WLTP. In media, i consumi e le emissioni di CO2 su strada sono superiori del 20% rispetto ai dati dichiarati dai costruttori. Nel dettaglio, le auto a benzina consumano il 23,7% in più, mentre quelle diesel il 18,1%. Il divario maggiore riguarda le vetture ibride plug-in, le cui emissioni reali risultano 3,5 volte superiori ai valori di laboratorio, poiché spesso non vengono caricate né guidate in modalità esclusivamente elettrica.

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