Flotte auto elettriche aziendali: ricetta UNRAE per svegliare un’Italia che dorme
L'Italia resta ferma al palo sull'elettrificazione delle flotte aziendali mentre l'Europa corre grazie a una tassazione decisamente più vantaggiosa
L'Italia resta ferma al palo sull'elettrificazione delle flotte aziendali mentre l'Europa corre grazie a una tassazione decisamente più vantaggiosa
Mai come oggi, l’UNRAE pressa il governo Meloni in tema di flotte auto elettriche aziendali. Già in passato, l’Unione Case estere in Italia si era rivolta ai vari esecutivi di ogni colore affinché si attivasse, ma siamo arrivati a fine aprile 2026 senza che si sia mossa foglia: servono interventi urgenti per la fiscalità delle car company. In linea con gli ambiziosi obiettivi europei di riduzione delle emissioni, i costruttori denunciano la totale assenza di misure dedicate nel Belpaese. La nostra è l’unica nazione tra i cinque principali mercati del Vecchio Continente a non prevedere agevolazioni specifiche per i veicoli a zero o bassissime emissioni. Questa mancanza penalizza fortemente la competitività delle imprese italiane e rallenta il rinnovo di un parco circolante tra i più vetusti e inquinanti d’Europa, ostacolando di fatto la transizione verso una mobilità sostenibile più efficiente.
IL CONFRONTO SFAVOREVOLE CON L’EUROPA
Andrea Cardinali, Direttore Generale UNRAE, evidenzia con preoccupazione il rapporto ACEA di aprile. Il documento dell’Associazione Case UE dimostra che 18 Stati membri dell’Unione Europea hanno già implementato incentivi fiscali per le flotte elettriche. Prendendo ad esempio la Germania, si osserva come l’ammortamento accelerato e la detraibilità IVA al 100% permettano alle aziende tedesche di sostenere costi inferiori del 40% rispetto a quanto accade in Italia. Anche il Regno Unito e la Spagna adottano regimi preferenziali. Lo Stivale rimane isolato, privo di strumenti che rendano economicamente sostenibile la scelta elettrica per le flotte aziendali. Un gran peccato, perché proprio dalle flotte passa l’elettrificazione del circolante complessivo.
URGENZA DI UNA RIFORMA FISCALE GREEN
Il comparto automotive italiano chiede a gran voce una revisione radicale del sistema fiscale legato ai veicoli aziendali: il target principale è accelerare la penetrazione dei modelli a zero o bassissime emissioni, ovvero quelli che non superano i 60 grammi di CO2 per chilometro. Gli esperti sottolineano che è indispensabile intervenire su tre pilastri:
- la detraibilità dell’IVA;
- la deducibilità dei costi di esercizio;
- il periodo di ammortamento.
Si propone l’adozione di misure progressive che inizino prioritariamente dal regime di deducibilità: queste azioni permetterebbero di colmare il divario competitivo tra le aziende italiane e le omologhe realtà europee che godono già da tempo di trattamenti fiscali agevolati.

RINNOVO COME PRIORITÀ ANCHE PER LA SICUREZZA STRADALE
Il rinnovo del parco auto è una necessità inderogabile non solo per il clima, ma anche per la sicurezza stradale: come intuitivo, più auto vecchie circolano, più alte le probabilità di sinistro. Al 31 dicembre 2025, le stime indicano oltre 41 milioni di veicoli circolanti in Italia. Si tratta di uno dei parchi più vasti d’Europa in rapporto alla popolazione, ma anche tra i più anziani e inquinanti: l’età media di 13 anni riflette un ritardo tecnologico significativo. I veicoli di nuova generazione non solo abbattono drasticamente le emissioni, ma offrono dotazioni di sicurezza attiva e passiva assenti nei modelli più datati. Incentivare le flotte significa immettere sul mercato usato veicoli più moderni in tempi rapidi.
IL RUOLO STRATEGICO DELL’INFRASTRUTTURA
Oltre alla leva fiscale, lo sviluppo della mobilità elettrica richiede un piano accelerato per l’infrastrutturazione del Paese: la rete di ricarica deve essere distribuita in modo capillare e omogeneo su tutto il territorio nazionale per eliminare il timore di restare a secco. Le tariffe applicate in Italia risultano spesso elevate rispetto a quelle praticate all’estero, rendendo meno attraente il passaggio alla trazione elettrica. Un sistema armonizzato che unisca vantaggi fiscali, infrastrutture capillari e costi energetici competitivi rappresenterebbe la spinta definitiva per modernizzare la mobilità professionale italiana.