Donne in officina: 5 meccatroniche ci raccontano la loro storia

Donne in officina: 5 meccatroniche ci raccontano la loro storia

Il volto femminile di un settore in trasformazione: abbiamo intervistato diverse donne specializzate in autoriparazione. Ecco la loro voce tra abilità, passione e rinascita professionale

 

Il volto femminile di un settore in trasformazione: abbiamo intervistato diverse donne specializzate in autoriparazione. Ecco la loro voce tra abilità, passione e rinascita professionale

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20 Ottobre 2025 - 06:30

Negli ultimi anni, il settore dell’autoriparazione ha assistito a un significativo cambiamento di genere, con un aumento della presenza femminile in ruoli chiave. Il lavoro del meccatronico, del gommista o del carrozziere, un tempo indissolubilmente attribuiti ad operatori maschi, oggi vede sempre più donne imbracciare attrezzi di riparazione, verniciature e smontaggio gomme con altrettanta abilità. Un trend che negli ultimi anni è divenuto sempre più evidente anche in Italia: di recente, ad esempio, a un annuncio di lavoro per metalmeccanici saldatori si sono presentate al colloquio sole donne, provenienti anche da settori molto diversi, e sono state assunte dopo aver dimostrato le loro competenze. Un cambiamento legato anche alla capacità di reinventarsi dopo il Covid e ai social network che hanno aiutato a far conoscere le donne nel mondo del lavoro. Abbiamo voluto dare voce a questi esempi coraggiosi in una serie di interviste esclusive alle donne attive nel mondo dell’autoriparazione, raccontandovi queste realtà che possano essere uno stimolo per tutte le donne che aspirano ad entrare nel mondo dell’autoriparazione. Questo approfondimento fa parte del più ampio 5° Aftermarket Report di SICURAUTO.it “Tech & Fintech, ricambi sostenibili e ricambio generazionale”.

ELENA SPELTA – GOMMISTA E MAMMA

Elena Spelta – SPELTA PNEUMATICI (Cremona) ha risposto alle nostre domande:

Ciao Elena, parlaci un po’ di te. Quando è iniziata la tua avventura nel mondo dell’autoriparazione e di cosa ti occupi oggi nello specifico quando sei in officina? Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

“Sono in questo settore da quasi 18 anni ormai quando tutto il concetto di officina era ancora molto ostico all’ingresso delle donne. Ho scelto questo lavoro non per vocazione ma per un caso fortuito, un licenziamento improvviso di un nostro collaboratore. Da lì non ho più smesso.”

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato all’inizio, la tua famiglia ti ha supportata o è stato un argomento di discussione?

“La mia famiglia tuttora mi chiede di cambiare mansione ma al momento mantengo la mia idea di continuare.”

Ti sei mai dovuta adattare o hai dovuto modificare il tuo approccio per integrarti meglio nel team di lavoro?

“Ho sempre, per fortuna, avuto un atteggiamento molto adattivo. Il ricambio generazionale anche del personale mi ha permesso di creare buoni rapporti lavorativi con la quasi totalità dei collaboratori. Soprattutto i ragazzi più giovani non fanno caso che io sia una donna. Un grande traguardo!”

Qual è stata la reazione dei clienti quando ti hanno vista per la prima volta lavorare in officina? È cambiata nel tempo?

“I clienti sono stati un grande scoglio iniziale, l’atteggiamento di molti era veramente ostico e mi ha spesso intristita, ma non ho lasciato che le situazioni sfavorevoli mi facessero cambiare idea. È un lavoro che amo e faccio con serietà. Il resto non mi tocca ormai più di tanto.”

Quali sono secondo te le principali barriere che ancora impediscono a più donne di entrare in questo settore?

“Principalmente sono barriere ideologiche. L’idea che si ha di molti lavori manuali come il mio è la fatica, ma a mio avviso in molte lavorazioni la tecnologia sta colmando molti divari. E la forza comunque si allena strada facendo.”

Come ti immagini tra 10 anni? Pensi di continuare in questo settore o di specializzarti in altri ambiti?

“Forse dovrò ridimensionare la mia presenza in officina quando mia mamma cederà il passo in ufficio, ma onestamente spero di continuare a fare il lavoro che ho scelto. In fondo se ho abbandonato l’amministrazione anni fa, un motivo ci sarà! La specializzazione mi piacerebbe ma per età e per scelte familiari la vedo più complicata. Ho una famiglia numerosa che resta comunque la mia priorità.”

Cosa diresti a una ragazza che vorrebbe diventare meccatronico, carrozziere o gommista ma ha timore di entrare in un ambiente prevalentemente maschile?

“Direi che il momento è quello giusto, che una donna può serenamente lavorare con gli uomini dimostrando le sue competenze. Quando si smetterà di fare confronti inutili e si imparerà a sviluppare le competenze delle singole persone ne godremo davvero tutti. Ci saranno team ostici al cambiamento? Si, può succedere è innegabile, ma se si dimostra il proprio valore le difficoltà vengono superate e si creano ambienti lavorativi migliori. Per tutti. Uomini e donne lavorano in maniera uguale, ciò che cambia è a volte l’atteggiamento e l’automotive ha bisogno di perdere questo vecchio ed inutile alone di mascolinità.”

GIADA MACCHI, 24 ANNI – MECCATRONICA

Giada Macchi, 24 anni che è vicina alla promozione di Tecnico Expert presso l’officina autorizzata Ford Authos SPA di Moncalieri (Torino) ha risposto alle nostre domande:

Ciao Giada, parlaci un po’ di te. Quando è iniziata la tua avventura nel mondo dell’autoriparazione e di cosa ti occupi oggi nello specifico quando sei in officina?

“Ciao a tutti sono Giada Macchi, 24 anni, diplomata con ottimi voti all’istituto IPSIA BIRAGO di Torino. La mia passione nasce sin da bambina, aspettando la domenica per vedere il GranPremio con il mio papà ed essere un’ottima aiutante quando c’era da fare qualche lavoro in garage. Sono sempre stata affascinata dall’arte di ‘sporcarsi le mani’ e senza paura mi ci buttavo a capofitto. Per fare in modo che il mio sogno potesse avverarsi ho deciso di iscrivermi al BIRAGO per essere preparata al meglio nell’ambito automotive. Sono sempre stata appassionata dei motori e dei veicoli sia a 2 che 4 ruote specialmente del mondo motorsport. Non nego che sarebbe un altro grande sogno quello di riuscire ad entrare in quel settore, ma sicuramente sono molto fiera di essere riuscita a realizzare questo. Lavoro da 3 anni in officina come tecnico meccatronico su vetture sia termiche che ibrido/elettriche e a breve finirò il mio percorso di specializzazione.”

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

“Mi ritengo una persona dal carattere forte piena di determinazione e coraggio. Volevo fare la differenza, essere qualcuno sia per me stessa che per qualcun altro magari, dimostrando fino in fondo che con la passione e la forza si può raggiungere qualsiasi obbiettivo. E io sono fiera della mia scelta.”

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato all’inizio, la tua famiglia ti ha supportata o è stato un argomento di discussione?

“La parte più difficile è riuscire a trovare il posto di lavoro, riuscire a trovare quella persona che ti dia fiducia, che non si fermi davanti all’apparenza e che abbia voglia di investire sui giovani. Il relazionarsi con i colleghi è stata la cosa meno difficile, sicuramente devi avere un carattere forte e dimostrare sin da subito di che pasta sei fatta e far vedere di essere una persona valida. La mia famiglia è stata di supporto in un secondo momento, ovvero, all’inizio non erano d’accordo sulla mia scelta poiché è un lavoro pesante, è un mondo maschile, ti sporcheresti tutti i giorni etc… ma, una volta iniziato il percorso ed effettivamente una volta portati a casa dei buoni risultati, si sono ricreduti e mi hanno dato tutto il loro appoggio. Anche il mio compagno e i miei amici sono stati molto d’aiuto sia supportandomi che sopportandomi.”

Ti sei mai dovuta adattare o hai dovuto modificare il tuo approccio per integrarti meglio nel team di lavoro?

“In qualsiasi momento e in qualsiasi occasione che ci si presenta davanti bisogna trovare un compromesso e o un adattamento. La cosa principale è rispettarsi. Sicuramente non è stato facile relazionarsi con i colleghi all’inizio per via di un po’ di scetticismo o timore da entrambe le parti, ma trovando un compromesso si è arrivati subito all’obiettivo finale. Ovviamente bisogna essere un minimo predisposti all’adattamento e al venirsi incontro, bisogna far uscire quella forza, quella voce interiore che ti aiuterà a far capire al team di lavoro di essere efficiente anche solo nei piccoli gesti.”

Qual è stata la reazione dei clienti quando ti hanno vista per la prima volta lavorare in officina? È cambiata nel tempo?

“Lavorando in un grande concessionario noi tecnici non abbiamo rapporti diretti con i clienti perciò non posso rispondere a questa domanda. Sicuramente potrei incontrare clienti sorpresi e contenti e clienti scettici o diffidenti.”

Quali sono secondo te le principali barriere che ancora impediscono a più donne di entrare in questo settore?

“Credo ci sia solo una grossa barriera ad ostacolare alle donne l’ingresso in questo mondo ed è la paura. Paura di non sentirsi all’altezza, paura di non essere prese sul serio oppure di non essere in grado di affrontare delle situazioni. Giustamente, con l’esperienza va da sé che tanti fattori svaniscano via, ma non bisogna arrendersi mai.”

Come ti immagini tra 10 anni? Pensi di continuare in questo settore o di specializzarti in altri ambiti?

“Tra 10 anni spero di essere riuscita a creare un mio bagaglio personale ricco di esperienza ‘rubata’ ai miei colleghi senior e di essere al passo con le tecnologie sviluppate arrivando ad ulteriori specializzazioni. Non c’è nulla di certo, ma sicuramente il mondo automotive fa parte di me e non vorrei per niente abbandonarlo. Vorrei essere aggiornata e ambire a qualcosa di più grande in futuro.”

Cosa diresti a una ragazza che vorrebbe diventare meccatronico, carrozziere o gommista ma ha timore di entrare in un ambiente prevalentemente maschile?

“Come dissi a una ragazza della scuola, ‘se la passione c’è la forza si crea, se tu hai in mente come fare quella cosa e conosci la materia il gioco è fatto’. Siamo in una fase un po’ particolare di cambiamento sia generazionale che di genere ma, cercando un po’ in giro con tanta dedizione e pazienza ci sarà una persona che deciderà di credere in te e ti permetterà di realizzare il tuo sogno. Posso aggiungere dicendo di credere in sé, di farsi forza, di credere nel suo sogno e di realizzarsi SEMPRE, di valutare sempre attentamente tutte le possibilità che vi si presentano davanti, senza dare nulla per scontato. Sii onesta e vedrai che con tutti gli strumenti presenti ad oggi riuscirai anche tu a realizzare il tuo sogno come me.”

ERMINIA CASALINUOVO – CARROZZIERA

Erminia Casalinuovo – Carrozzeria Minerva (Valenza) ha risposto alle nostre domande:

Ciao Erminia, parlaci un po’ di te. Quando è iniziata la tua avventura nel mondo dell’autoriparazione e di cosa ti occupi oggi nello specifico quando sei in officina?

“Ho intrapreso questo percorso nel mondo automotive come imprenditrice e carrozziera nel 2019, anno in cui è nata la mia azienda. All’interno di essa, oltre a essere direttamente il timone dell’intera regia nel ruolo di imprenditrice ‘mi sporco le mani’ coi miei ragazzi in veste di carrozziera, specializzata in verniciatura e car detailing.

La mia carrozzeria, oltre ad offrire i servizi classici di autoriparazione, offre servizi avanzati di car detailing, lucidature e protezioni nanoceramiche, lavaggio auto rigorosamente a mano, restauro e protezioni degli interni.”

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

“Ho intrapreso questa carriera facendone di necessità virtù, non per scelta ma per volontà e responsabilità famigliare, spogliandomi del mio vecchio lavoro (alta gioielleria) e vestendomi giorno dopo giorno, dei vari tessuti di cui è composta un’azienda e nello specifico una carrozzeria: gestione finanziaria, gestione della produttività, operare direttamente in officina, essere leader di una squadra di operai.”

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato all’inizio, la tua famiglia ti ha supportata o è stato un argomento di discussione?

“Potrebbe risultare scontato ma non lo è, dire che il problema maggiore che ho riscontrato è stato il confronto con colleghi dello stesso settore, ma di sesso opposto. Non è stato facile portare avanti, senza difficoltà, la mia visibilità professionale che potesse generare di conseguenza la mia credibilità lavorativa. La fatica è stata doppia in quanto nello stesso percorso di crescita personale in un settore nuovo, ho dovuto affiancare la temerarietà di costruire una rete attorno a me fatta di persone che potessero avere fiducia nel mio operato e in quello della mia carrozzeria. Da questi problemi sono nati i bisogni infatti di imparare, apprendere e costruirmi giorno dopo giorno come imprenditrice sul campo”.

Ti sei mai dovuta adattare o hai dovuto modificare il tuo approccio per integrarti meglio nel team di lavoro?

“Ho un carattere prevalentemente istintivo, poco diplomatico e assai genuino, elementi di disturbo se vogliamo definirli cosi, in un ambiente dove ne sei il capo ma allo stesso tempo, devi avere cura di ogni seme che pianti. Non ho mai visto i miei collaboratori come numeri, la mia è una piccola media impresa, snella e dinamica dove ho pieno controllo perché ogni giorno gli accadimenti e gli avvenimenti vengono sviscerati singolarmente. Essendo stata operaia per 15 anni, ho buone possibilità di interagire meglio con i ragazzi, anche se con la vecchia guardia che ora è in pensione o ha cambiato officina, è stato traumatico impartire ordini a uomini ‘vecchio stampo’ e soprattutto, catapultati nel nuovo mondo dove anche in un ambiente prettamente maschile, alla guida può esserci una donna. Ho lavorato sicuramente sia su me stessa che su di loro, non andando a cercare chi avesse torto o ragione, ma analizzando il punto di vista di entrambe le parti.”

Qual è stata la reazione dei clienti quando ti hanno vista per la prima volta lavorare in officina? È cambiata nel tempo?

“Beh, su questa domanda potrei arrivare a oltre 4000 caratteri ma c’è un detto: ‘che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli’. Ecco, credo che il succo sia: ci sono stati clienti che hanno reagito in maniera negativa e vessatoria – purtroppo – forse viziati da una cultura cattolica e latina ove la donna tira fuori il meglio di se tra le mura domestiche.

Altri invece mi hanno preso da esempio per i loro figli e figlie, vedendo in me non un’anomalia del sistema, come tanti possono pensare, ma una donna che fa un lavoro diverso dai soliti che vediamo. Mi viene da dire che i tempi in cui le partigiane combattevano al fronte sono tempi dimenticati, ma è ancestrale che una donna possa trovare la forza sempre di reinventarsi. Sono anche una mamma, di due bambini e partorire per alcune fonti è paragonabile a 22 ossa rotte contemporaneamente. Quindi, cosa sarà mai verniciare d’estate a 35 gradi?!”

Quali sono secondo te le principali barriere che ancora impediscono a più donne di entrare in questo settore?

“Io non vedo barriere, vedo solo scarsa cultura, carente apertura mentale. Rovesciare il patriarcato non significa sostituire il dominio degli uomini con quello delle donne. Ciò manterrebbe il modello di dominio patriarcale. Dobbiamo trasformare il modello stesso. E questo lo disse una signora abbastanza tosta, ma che aveva capito esattamente che non c’è un problema a valle, ma uno alla fonte. Non devono esistere quote rosa o azzurre, non insegno ai miei figli che il rosa è femmina e il blu è maschio. Insegno loro che ogni essere umano semplicemente è…esiste. Che se la donna vuole vestirsi di nero, o mettere la giacca, l’uomo può mettere la camicia rosa. Che lavorare con dignità è sacro, che la reputazione e la dignità non hanno prezzo e non tornano se ci si comporta male. Che se la mamma fa la carrozziera, non è migliore o diversa da uno stilista che disegna e crea vestiti per donna.

Le barriere, le uniche che esistono, sono tra le mura domestiche, da lì ogni bambino sarà il manager o l’imprenditore di domani, e se da lì non parte la libertà di pensiero, saremo sempre nella gabbia dorata degli stereotipi di genere e lavori classisti. Quindi, credo che ogni donna non debba fare il maschio tra i maschi, ma semplicemente portare avanti ciò in cui crede, dimostrando solo a se stessa, il suo valore.”

Come ti immagini tra 10 anni? Pensi di continuare in questo settore o di specializzarti in altri ambiti?

“Non mi pongo la domanda di dove io mi veda tra 10 anni, sono focalizzata sul qui e ora, perché ‘Possiamo scegliere quello che vogliamo seminare, ma siamo obbligati a mietere quello che abbiamo piantato…’ quindi oggi posso dire che il mio obiettivo è quello di ieri: Minerva sarà la più bella carrozzeria, e per bella intendo solida, seria, un porto sicuro per chi ci vive dentro. In fondo oggi è il giorno che mi faceva paura ieri, diamoci appuntamento tra 10 anni e chi lo sa.”

Cosa diresti a una ragazza che vorrebbe diventare meccatronico, carrozziere o gommista ma ha timore di entrare in un ambiente prevalentemente maschile?

“Le direi che uno degli uomini che stimo di più tra i tanti noti nel settore sportivo è Velasco, lo ammiro da sempre e di lui porto con me sempre una frase: ‘Non riuscire a superare le difficoltà porta alla cultura degli alibi, cioè il tentativo di attribuire un nostro fallimento a qualcosa che non dipende da noi’. Direi loro quindi che non dipende da noi l’ambiente, né chi vi si trova dentro, ma dipende da noi il nostro atteggiamento, la nostra volontà, la nostra perseveranza. Mai arrendersi, l’ambiente troverà la zona adatta a lei, e non sarà lei ad essersi adattata, ma l’ambiente che l’ha accolta. Mai Mollare!”

GIADA BARTOLOMEI – MECCATRONICA

Giada Bartolomei – Autocentri Balduina Officina Autorizzata Gruppo Volkswagen (Roma) ha risposto alle nostre domande:

Ciao Giada parlaci un po’ di te. Quando è iniziata la tua avventura nel mondo dell’autoriparazione e di cosa ti occupi oggi nello specifico quando sei in officina?

“Ho iniziato a lavorare come meccanico subito dopo aver terminato il percorso di studi. Dopo il diploma nel 2014 in cucina, ho fatto qualche esperienza nel campo della ristorazione, per esempio come cameriera in un pub, principalmente per potermi finanziare i corsi di formazione da meccanico. Dal 2016, invece, ho iniziato a lavorare in officine generiche e da allora ho continuato in questo settore, collaborando con diverse realtà. Oggi mi occupo principalmente della riparazione e manutenzione di auto e veicoli, svolgendo tutte le attività tecniche che un’officina richiede.”

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

“Credo che la mia personalità competitiva e la voglia di mettermi alla prova abbiano giocato un ruolo importante. Non ho mai avuto paura di affrontare sfide o pregiudizi e sono sempre stata motivata a esplorare nuovi contesti. La meccanica è stata per me un modo per fare qualcosa di concreto, stimolante e in cui potessi davvero dimostrare le mie capacità.”

Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato all’inizio, la tua famiglia ti ha supportata o è stato un argomento di discussione?

“Le difficoltà iniziali non erano legate al fatto di essere donna in un ambiente tipicamente maschile, ma piuttosto alle difficoltà comuni a tutti i giovani che entrano nel mondo del lavoro, capire come rapportarsi con colleghi, proprietà e clienti. La mia famiglia mi ha sempre supportata e ha accettato fin da subito la mia scelta, probabilmente riconoscendo in me il carattere determinato e la voglia di mettermi in gioco.”

Ti sei mai dovuta adattare o hai dovuto modificare il tuo approccio per integrarti meglio nel team di lavoro?

“No, non ho mai sentito la necessità di dover modificare il mio modo di essere per integrarmi. Con mia sorpresa, l’ambiente in cui lavoro è molto più aperto e rispettoso di quanto si possa immaginare, soprattutto rispetto agli stereotipi diffusi dal dibattito pubblico. I colleghi uomini mi hanno sempre mostrato considerazione e rispetto, riconoscendo la volontà e l’impegno che metto nel lavoro.”

Qual è stata la reazione dei clienti quando ti hanno vista per la prima volta lavorare in officina? È cambiata nel tempo?

“All’inizio alcuni clienti mostravano stupore nel vedere una donna meccanico, altri invece erano un po’ scettici sulle mie capacità. Questo mi ha toccato solo nelle fasi iniziali, perché poi ho capito che è normale provare stupore per qualcosa di insolito. Lo scetticismo, invece, è probabilmente legato a pregiudizi culturali più profondi, ma nel tempo la maggior parte dei clienti ha riconosciuto la mia competenza e il mio impegno.”

Quali sono secondo te le principali barriere che ancora impediscono a più donne di entrare in questo settore?

“Secondo la mia esperienza, la barriera più grande è la volontà stessa di una donna di intraprendere questa carriera. Non tanto una barriera esterna o culturale, ma una sfida interiore: serve una reale convinzione e motivazione a fare questo lavoro. Molte donne, anche potendo farlo, magari preferirebbero non impegnarsi in un lavoro così fisicamente e mentalmente impegnativo. Quindi la volontà di mettersi in gioco è fondamentale.”

Come ti immagini tra 10 anni? Pensi di continuare in questo settore o di specializzarti in altri ambiti?

“Mi vedo ancora nel settore della meccanica, continuando a crescere e a migliorarmi. Non escludo la possibilità di specializzarmi ulteriormente o di aprire nuove strade sempre legate al mondo della riparazione e manutenzione, ma senza mai perdere il contatto diretto con il lavoro pratico e tecnico che mi appassiona.”

Cosa diresti a una ragazza che vorrebbe diventare meccatronico, carrozziere o gommista ma ha timore di entrare in un ambiente prevalentemente maschile?

“Le direi di non farsi intimidire dai pregiudizi o dai luoghi comuni. La passione, la competenza e la determinazione sono più importanti di ogni altra cosa. Nel mio lavoro ho trovato rispetto e considerazione da parte dei colleghi e delle aziende, e credo che quando si dimostra serietà e voglia di fare, il genere diventa un aspetto secondario. Bisogna avere fiducia in sé stesse e nella propria capacità di affrontare le sfide.”

SABRINA VIANINI – MECCATRONICA E CARROZZIERA

Sabrina Vianini dell’officina MPV (Mori), affiliata al network ‘a posto’ RHIAG, ha risposto alle nostre domande:

Ciao Sabrina parlaci un po’ di te. Quando è iniziata la tua avventura nel mondo dell’autoriparazione e di cosa ti occupi oggi nello specifico quando sei in officina?

“Ciao, mi presento. Mi chiamo Sabrina Vianini e sono co-titolare dell’officina carrozzeria MPV a Mori, in Trentino-Alto Adige. Ho 25 anni e lavoro nel settore dell’autoriparazione a tempo pieno da quando ne avevo 21. In realtà, sono sempre stata in officina fin da piccola, poiché l’azienda è a conduzione familiare e spesso davo una mano anche mentre frequentavo la scuola.

Mi sono diplomata in ragioneria, ma dopo un anno di lavoro in uno studio commercialistico ho capito che non era affatto la mia strada. Nel frattempo, lavorando part-time, avevo la possibilità di affiancare mio padre in officina e imparare le basi di un mestiere che, con il tempo, è diventato la mia professione.

Ho iniziato occupandomi del servizio gomme: il cambio pneumatici era interamente affidato a me. Da lì ho cominciato a crescere, imparando le basi della meccanica e della manutenzione ordinaria.
Oggi mi occupo di tagliandi, sostituzione di dischi e pastiglie freni, e molte altre attività correlate. Ho frequentato diversi corsi e ottenuto varie abilitazioni, anche sull’elettrificazione. Inoltre, seguo anche il reparto carrozzeria, per cui ho completato ulteriori corsi di formazione specifici.”

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

“Le auto sono da sempre la mia passione. Ho un debole per le auto d’epoca e le youngtimer – ne possiedo alcune – e fin da giovanissima ho scelto veicoli piuttosto particolari, molto diversi da quelli che sceglievano i miei coetanei.

L’autoriparazione è un ambito dinamico, in continuo cambiamento, che ti permette di non annoiarti mai e di crescere costantemente, anche grazie all’evoluzione della tecnologia automotive.

Una volta compreso che il mio precedente lavoro non faceva per me, è stato naturale intraprendere questa strada: quella che avevo sempre guardato con interesse e che oggi so essere la mia.”

Hai incontrato difficoltà all’inizio? La tua famiglia ti ha supportata?

“Dal punto di vista familiare, fortunatamente no: ho sempre ricevuto sostegno e fiducia. Anzi, in casa c’era grande gioia per il fatto che fossi io – una figlia, e non un figlio – a portare avanti un’attività tanto cara a tutti noi. Le porte erano aperte, e ho sempre avuto il supporto necessario.

L’unica vera difficoltà, almeno inizialmente, è stata il rapporto con la clientela: molti clienti non erano abituati a vedere una donna lavorare in officina, se non magari in ruoli amministrativi. Ci è voluto tempo per superare certi pregiudizi.”

Hai dovuto modificare il tuo approccio per integrarti nel team?

“In realtà no. Sono una persona piuttosto riservata e silenziosa, mi piace lavorare in autonomia e nei miei tempi. L’unico momento di ‘condivisione forzata’ riguarda l’attrezzatura, ma anche lì vige una regola fondamentale: rimettere tutto al proprio posto.

Ho sempre cercato di dimostrare il mio valore con i fatti, più che con le parole, e questo ha sicuramente aiutato. Inoltre, sono stata fortunata: quando ho iniziato, eravamo un team giovane e affiatato, e si sono creati anche bei rapporti di amicizia, non solo lavorativi.”

Come hanno reagito i clienti la prima volta che ti hanno vista all’opera? È cambiato qualcosa nel tempo?

“All’inizio c’erano scetticismo e sfiducia. Molti clienti, soprattutto uomini, non erano pronti ad accettare che una donna potesse mettere le mani sulla loro auto. Alcuni facevano addirittura fatica a consegnarmi le chiavi, cercando il titolare. Essendo un settore storicamente maschile, era difficile superare certi preconcetti.

Al contrario, dalla clientela femminile ho sempre ricevuto grande supporto e ammirazione. Dopo il primo anno, però, ho cominciato a prendermi delle belle rivincite. Oggi, dopo quattro anni, ci sono clienti che chiedono espressamente di me, si fidano e si affidano completamente al mio operato.

Per me è una soddisfazione enorme. Anche se lascia un po’ di amarezza constatare che, per dimostrare le proprie competenze, spesso una donna deve fare molto più di un uomo. Si è costantemente sotto esame.”

Quali sono, secondo te, le principali barriere che ancora ostacolano l’ingresso delle donne in questo settore?

“Credo che la barriera principale sia rappresentata dalle stesse aziende, che troppo spesso non danno fiducia né offrono opportunità alle donne interessate a entrare nel settore. Mi è capitato spesso di sentire storie di ragazze volenterose, entusiaste di imparare, che però si sono viste chiudere la porta in faccia. Io sono stata fortunata: lavorare nell’officina di famiglia mi ha permesso di iniziare con un vantaggio. Ma per chi non ha la mia stessa possibilità, la strada è tutta in salita. In Italia c’è ancora troppa fiducia negli stereotipi e poca attenzione alle reali competenze. Molti dicono che è un lavoro troppo faticoso per una donna, ma non è così. Oggi esistono strumenti, attrezzature e materiali che rendono il lavoro perfettamente accessibile a chiunque, a prescindere dal genere. Personalmente, non ho mai trovato nulla di così pesante da dover chiedere aiuto. E poi, diciamocelo: anche un uomo non solleva un motore da solo.”

Come ti vedi tra 10 anni? Continuerai su questa strada o pensi di specializzarti in altri ambiti?

“Mi vedo ancora qui, a fare quello che faccio oggi. Forse con un focus ancora più specifico sulla carrozzeria, che è il reparto che seguo personalmente. Il percorso che ho scelto è quello che voglio continuare a seguire. Mi ci vedo anche tra 50 anni, perché è la mia vita, la mia quotidianità, e riflette le mie passioni più grandi: i motori. Non cambierei nulla. Sono davvero felice e fiera di ciò che ho costruito. È un lavoro fatto di sacrifici – soprattutto da titolare – ma che restituisce grandissime soddisfazioni, anche attraverso il riconoscimento della clientela.”

Cosa diresti a una ragazza che sogna di diventare meccatronico, carrozziere o gommista, ma ha timore di entrare in un ambiente prevalentemente maschile?

“Le direi di lanciarsi. Il mondo è pieno di opportunità e questo settore ne offre moltissime, in tanti ambiti diversi. Una donna può trovare il proprio posto, dimostrare capacità, serietà e competenza senza alcun problema. Questo è un lavoro vero, non la rappresentazione patinata delle donne accanto alle auto nelle pubblicità. Le donne possono, e devono, essere protagoniste dentro l’officina, con le mani sporche e la testa piena di conoscenze tecniche.

Forse la difficoltà maggiore è trovare un datore di lavoro disposto a investire e formare una figura femminile, ma – a ben vedere – questo vale anche per gli uomini. Ci vuole carattere, determinazione e, a volte, anche un po’ di pazienza. Ma gli sforzi vengono sempre ripagati. Portate il vostro curriculum, fatevi conoscere e raccontate la vostra passione. Non arrendetevi mai. Questo settore è talmente ampio che c’è spazio per tutti, senza distinzioni di genere.”

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