CarVertical Summit 2026
carVertical: da startup per l’usato a “Data Company”. La metamorfosi svelata al Summit 2026
Al Summit 2026 abbiamo incontrato i protagonisti di carVertical, scoprendo come abbiano costruito un modello di business vincente puntando sulla trasparenza nella compravendita di auto usate
Al Summit 2026 abbiamo incontrato i protagonisti di carVertical, scoprendo come abbiano costruito un modello di business vincente puntando sulla trasparenza nella compravendita di auto usate
Quando si acquista un’auto usata, specie nel nostro mercato dove le compravendite tra privati sono frequentissime, una parte preponderante della decisione si basa ancora su un fattore tanto umano quanto fragile: la fiducia. Ci si affida alla narrazione del venditore, si osserva l’estetica del veicolo, si fa una spunta visiva dei documenti e, se si è fortunati, si chiede un parere a un meccatronico di fiducia. Eppure, c’è un problema strutturale che nessuna di queste verifiche singole riesce a risolvere: la storia clinica e amministrativa dell’automobile è letteralmente frammentata e distribuita tra una moltitudine di soggetti e archivi che, quasi mai, comunicano tra loro. Parliamo di passaggi di proprietà sepolti nei registri nazionali, chilometraggi annotati dai centri di revisione, perizie di danni chiuse nei cassetti delle officine o nei database di chi gestisce i sinistri.
Quando un veicolo attraversa un confine, poi, ricostruirne il passato può diventare un’impresa. L’auto continua fisicamente a circolare, ma le informazioni sensibili che la riguardano vengono spesso azzerate o non la seguono nel nuovo Paese di immatricolazione. Di questa pericolosa asimmetria informativa ne avevamo già discusso in modo approfondito nel nostro 6° Aftermarket Report proprio con Matas Buzelis, Business Development Manager di carVertical. Ed è esattamente in questa voragine di mercato che si inserisce la storia di carVertical.
Al Summit 2026 abbiamo incontrato i protagonisti di questa azienda lituana, scoprendo come abbiano costruito un modello di business proprio sulla “rabbia” generata dalla mancanza di trasparenza. Una frustrazione trasformatasi in intuizione: convertire dati frammentati su centinaia di database in conoscenza immediatamente utilizzabile. Ecco perché oggi il CEO Rokas Medonis (nella foto) ci tiene a scrollarsi di dosso l’etichetta di semplice fornitore di report, definendo l’azienda a tutti gli effetti una vera e propria data company in grado di attingere a oltre 1.000 fonti dati e operare in 37 mercati.

DA QUATTRO AMICI A 100 MILIONI DI FATTURATO: LA STORIA MENO NOTA DI CARVERTICAL
La genesi di carVertical non nasce nei rassicuranti uffici di un grande player dell’automotive o di un potente gruppo assicurativo. La storia comincia circa 10 anni fa, in Lituania, dal lavoro e dalla visione di quattro co-founder: Arnoldas Vasiliauskas (ex Chief Innovation and Product Officer), Rokas Medonis (attuale CEO), Robertas Boravskis (anima dell’area marketing) e Audrius Kučinskas (Chief Technology Officer). L’intuizione di partenza era chiara: la tecnologia poteva finalmente colmare il gap informativo tra chi compra e chi vende, aggregando su larga scala archivi fino a quel momento impermeabili.
L’ambizione era internazionale fin dal giorno zero, ma i primi passi furono all’insegna della pura sopravvivenza, usando il mercato lituano come una vera e propria “sandbox”. Medonis ha ricordato una fase di autofinanziamento dove i fondatori mettevano mano al portafogli per far sviluppare il prodotto e far girare i server, misurando il runway dell’azienda settimana dopo settimana. Il prodotto iniziava a funzionare ed il fatturato pian piano arrivava.
Ma la vera svolta arrivò attraverso un canale decisamente non convenzionale: una ICO (Initial Coin Offering) conclusasi a gennaio 2018. Cavalcando la fase di espansione del mercato delle criptovalute, il progetto riuscì ad attirare l’attenzione di quasi 15.000 micro investitori, raccogliendo – secondo i dati di Enterprise Europe Network – oltre 20 milioni di dollari in pochissimi giorni. Un’iniezione di capitale non convenzionale, e senza passare dai tradizionali round di Venture Capital, che trasformò l’idea in un’infrastruttura solida. Da quel momento, l’azienda ha privilegiato una crescita organica. I bilanci parlano chiaro: nel 2025 i ricavi hanno toccato i 75,8 milioni di euro (+40% sui 53,9 milioni del 2024). E le proiezioni per il 2026, svelate al Summit da CEO Rokas, puntano al superamento della soglia psicologica dei 100 milioni di euro.
CRESCERE QUANDO IL MONDO SI FERMA: LA SCOMMESSA CONTROCORRENTE DEL COVID
Durante l’evento è emerso un aneddoto fondamentale per comprendere il DNA imprenditoriale di carVertical. Nel primo drammatico lockdown dovuto al Covid, il mercato dell’usato si era letteralmente congelato e quasi tutte le aziende stavano brutalmente tagliando o sospendendo gli investimenti pubblicitari per preservare cassa e puntare alla sopravvivenza.
In quei giorni difficili, il team lituano prese una decisione controintuitiva. Medonis ricorda ancora l’incontro in cui i dipendenti gli chiesero esplicitamente: “non pagarci gli stipendi, ma fai di tutto per far sopravvivere l’azienda“. Approfittando di quella spinta e la liquidità residua, la dirigenza decise di rastrellare spazi pubblicitari sul mercato. Sfruttarono il crollo dei prezzi (acquistando a sconti anche del 30-40%) per prenotare enormi volumi di inventory adv, programmando però l’erogazione delle campagne in concomitanza con le riaperture post-lockdown, focalizzandosi in particolare su due mercati chiave: Romania e Polonia. I risultati furono dirompenti, con una crescita a tre cifre in entrambi i Paesi nel momento in cui le transazioni ripartirono. Un rischio enorme, ma audace, che dimostra la capacità di individuare opportunità nascoste nelle pieghe delle crisi globali.
DA PRODOTTO PER ESPERTI A STRUMENTO DI MASSA: IL PIVOT SUL CONSUMATORE
Il management non si è nascosto dietro ai successi, ammettendo pubblicamente gli errori di valutazione commessi nelle fasi embrionali. Il più insidioso? Aver sviluppato il prodotto immaginando un pubblico di “nerd” dell’auto, composto da utenti esperti interessati a capire meglio cosa si nascondesse dietro all’auto da acquistare e capaci di decodificare report complessi. Le proiezioni del fatturato, con questo tipo di clienti, si fermavano ad un mercato potenziale che non superava i 7-8 milioni di euro.
La realtà dei numeri ha dimostrato il contrario: chi ha più disperato bisogno di trasparenza è proprio il cittadino comune, sprovvisto di competenze tecniche, terrorizzato all’idea di prendere una fregatura. Spinti dal reparto marketing alcuni anni fa, i founder hanno dovuto operare un cambio di paradigma totale. Come hanno ribadito dal palco: “Il report doveva diventare comprensibile anche a una nonna“.
Aleksandras Nelkinas – Chief Product Engineering Officer – ha anche ammesso il ritardo iniziale nel coinvolgere gli utenti e ascoltare i loro feedback in modo più previso e puntuale, mentre il CTO Audrius Kučinskas ha sottolineato quanto sia costato non aver investito fin dall’inizio in una solida architettura per la normalizzazione dei dati. Quando attingi da migliaia di fonti disomogenee, se non hai standard di traduzione comuni, la mole di informazioni si trasforma solo in caos da gestite “pezza dopo pezza”.
OLTRE LA LETTURA DEL CONTACHILOMETRI: COME INCROCIARE AI, DANNI STORICI E DATI METEO
Il momento più informativo su come stia cambiando il report di carVertical è stata la simulazione condotta da Aleksandras Nelkinas su una Skoda Octavia diesel con cambio automatico, in vendita in Lituania a circa 9.000 euro con 192.000 chilometri a cruscotto. La demo non serviva a mostrare la banale lettura del chilometraggio, ma l’incrocio di decine di parametri per costruire un profilo di rischio.
La timeline rivelava subito un fermo vettura di un anno, seguito da un’anomalia di percorrenza di 40.000 km. Da sola non è la prova di una manomissione, ma è il campanello d’allarme per l’acquirente. Ma è sul fronte dei danni che il sistema mostra i muscoli: il report ha scovato un pregresso urto laterale il cui costo di ripristino stimato equivaleva a quasi il 50% del valore dell’auto in quel momento. Grazie all’uso dell’Intelligenza Artificiale applicata alle foto di vecchi annunci online del 2024, il sistema ha evidenziato difetti estetici post riparazione che il venditore attuale si era “dimenticato” di menzionare.
Le informazioni sull’impiego passato cambiavano ulteriormente le carte in tavola: l’auto risultava importata dalla Germania ed era stata usata come taxi. Questo suggerisce a chi deve ispezionarla di ignorare il chilometraggio assoluto e concentrarsi sull’usura specifica urbana (freni, sospensioni, trasmissione). Inoltre, il vero effetto “wow”: incrociando i dati di geolocalizzazione storica con gli archivi meteorologici tedeschi, il sistema ha segnalato la possibile esposizione della vettura a una grave alluvione. Un’informazione d’oro per il meccatronico, che saprà di dover alzare l’auto sul ponte per cercare tracce di fango nei longheroni o corrosione su connettori, cablaggi e centraline.
A completare la panoramica tecnica, il report segnalava anche la presenza di un richiamo ufficiale della Casa madre ancora aperto – un dato cruciale non solo per la storia commerciale dell’auto, ma con implicazioni dirette sulla sicurezza stradale e la manutenzione. La piattaforma ha poi messo a confronto il prezzo di vendita richiesto con il valore di mercato medio per modelli analoghi: una valutazione essenziale per capire se un prezzo “stracciato” sia davvero un affare o solo la logica conseguenza dei danni pregressi, fornendo all’utente una leva di negoziazione e suggerendo contestualmente veicoli alternativi con budget e caratteristiche comparabili.
Infine, a chiusura del report, carVertical fornisce un’utilissima checklist di controllo da portare con sé al momento dell’ispezione dal vivo dell’auto usata: un’iniziativa pragmatica che ci fa particolarmente piacere e che riprende esattamente l’idea della storica checklist che noi di SICURAUTO.it avevamo creato e messo a disposizione dei lettori ben 15 anni fa nella nostra “Guida all’acquisto dell’auto usata” (man mano aggiornata).
IL BOOM NEL B2B E LA POTENZIALE RIVOLUZIONE PER L’AFTERMARKET E GLI ADAS
Se la demo spiega l’evoluzione per il privato cittadino, i veri margini di crescita guardano al mondo professionale. Le percentuali B2B dichiarate sono impressionanti: i ricavi di questo ramo sono saliti del 47% nel 2023, del 101% nel 2024 e dell’83% nel 2025. Oggi dealer, flotte, operatori del remarketing e assicurazioni possono integrare i dati carVertical nei loro flussi di lavoro per stimare i prezzi di ritiro, gestire il ciclo di vita del parco auto e valutare il rischio finanziario di un bene.
Ma noi di SICURAUTO.it guardiamo oltre. Discutendo con il team, abbiamo esplorato la frontiera dei dati specialistici. L’esempio cardine riguarda i sistemi ADAS. Oggi sapere che un’auto ha subito un urto al paraurti è utile, ma per automobilista (e non solo) sarebbe cruciale sapere se, dopo la riparazione, il radar sia stato ricalibrato a regola d’arte presso un centro specializzato.
Integrare i database dei network di assistenza per tracciare calibrazioni e interventi su componenti ADAS, trasformerebbe carVertical nel fascicolo sanitario definitivo del veicolo. È una sfida sistemica complessa, che richiede protocolli e accordi stretti con le reti e i produttori di tool di calibrazione, ma è l’unico modo per “certificare” ulteriormente la sicurezza attiva di un’auto usata.
EV E MERCATO DELL’USATO IN ITALIA: I NUMERI DI UN SETTORE IN CERCA DI STRUMENTI DI VERIFICA
Lo spazio dedicato alle auto elettriche (BEV) ha visto salire in cattedra Matas Buzelis. I numeri italiani mostrano un interesse in rapida ascesa sulla piattaforma: le query relative alle elettriche sono passate dallo 0,35% del 2024 allo 0,89% tra gennaio e agosto 2026, segnando un +30,9% anno su anno (con Tesla regina incontrastata delle ricerche al 38,4%, seguita da Audi e Smart).
Tuttavia, il mercato italiano sconta una profonda sfiducia. Un sondaggio condotto da carVertical a settembre 2026 su 49 dealer italiani traccia un quadro eloquente: per il 67,3% degli intervistati l’incognita sulla vita utile della batteria è il freno principale alle vendite; il 75,5% ritiene che la paura dei costi di sostituzione allontani i clienti, mentre il 71,4% cita (ancora) l’ansia da autonomia reale.
Questi timori dilatano i tempi di giacenza nei piazzali: il 51% dei concessionari impiega più di 90 giorni per vendere un’elettrica usata, e per il 34,7% l’attesa supera il semestre. Il dato più sconcertante? Ben il 79,6% dei dealer ammette di non usare alcuno strumento diagnostico specifico per testare l’efficienza delle batterie di trazione (agli ioni di litio) prima della vendita.
Per migliorare la conoscenza attorno agli EV usati, carVertical ha lanciato una dashboard specifica per le BEV. Oltre a una mappa interattiva che mostra i raggi di percorrenza stimati, vengono usati grafici radar (spider chart) per evidenziare il drammatico divario tra l’autonomia estiva e quella invernale (che nell’esempio mostrato calava di un terzo), fornendo anche stime differenziate sui costi di ricarica domestica e pubblica. L’obiettivo dichiarato a medio termine, però, è quello di riuscire a fornire un report reale sullo State of Health (SoH), attraverso specifici accordi con aziende del settore che hanno fatto questo controllo sul telaio (o targa) interrogato in quel momento.
LE SFIDE FUTURE: NORMALIZZAZIONE, COPERTURA E CONTESTUALIZZAZIONE
Usciamo dal carVertical Summit 2026 con la consapevolezza di aver osservato un’azienda in piena crescita: da venditore di report a infrastruttura informativa indispensabile per l’intero ecosistema automotive. Tuttavia, non mancano le sfide aperte. La prima è la copertura reale: dichiarare 1.000 fonti non implica avere la radiografia perfetta di ogni telaio in tutti i 37 mercati. La frammentazione legislativa europea e le policy restrittive di molti registri nazionali sulla privacy frenano ancora il flusso libero dei dati.
La seconda è l’affidabilità: aggregare troppo senza normalizzare rischia di generare duplicati o “falsi positivi” che spaventano inutilmente il compratore, ma su questo carVertical ha fatto enormi passi avanti come abbiamo visto. L’Intelligenza Artificiale aiuterà sempre di più a scovare le anomalie: un alert meteo non significa che l’auto è stata sicuramente alluvionata, e un’assenza di dati a sistema non equivale automaticamente ad un’auto usata perfetta.
La credibilità di una data company si misurerà proprio su questo sottile crinale: fornire il massimo delle informazioni disponibili, riducendo al minimo errori o mancanze. E per un acquisto in tutta serenità, dopo aver scaricato e verificato il report di carVertical (per i lettori di SICURAUTO.it abbiamo ottenuto uno sconto del 20%), un controllo finale dal meccatronico di fiducia sarà sempre – secondo noi – la giusta ciliegina sulla torta di un acquisto in tutta serenità.





