Auto cinesi “clandestine”: la falla che le fa entrare in Italia

Auto cinesi “clandestine”: la falla che le fa entrare in Italia

Auto cinesi "clandestine" arrivano in Italia grazie a una falla delle norme UE che consente di aggirare i controlli su sicurezza ed emissioni

 

Auto cinesi "clandestine" arrivano in Italia grazie a una falla delle norme UE che consente di aggirare i controlli su sicurezza ed emissioni

29 Dicembre 2025 - 13:30

Una falla normativa consente l’ingresso in Europa, e di conseguenza in Italia, di auto cinesi di brand minori, spesso sconosciuti, bypassando i rigidi protocolli UE su sicurezza ed emissioni di CO2. Lo riporta un’inchiesta pubblicata sul supplemento Motori del quotidiano La Stampa, sottolineando che piccoli produttori e importatori senza scrupoli sfruttano l’escamotage dell’omologazione individuale per immettere sul mercato veicoli cinesi, soprattutto a benzina 1.500 turbo o ibridi, che oltre ad aggirare i controlli europei su sicurezza e inquinamento, sono totalmente privi di garanzia, rete d’assistenza e ricambi. L’unico vantaggio? Un prezzo probabilmente inferiore alla media.

L’ESCAMOTAGE DELLOMOLOGAZIONE INDIVIDUALE

L’escamotage di cui si parla è l’IVA – Individual Vehicle Approval (omologazione individuale), una procedura assolutamente legittima pensata per esemplari unici o prototipi, ma utilizzata in questo caso per immatricolare auto cinesi di piccoli marchi senza sottoporle ai rigorosi test UE su sicurezza, emissioni e CO2 (che altrimenti, quasi certamente, non passerebbero), obbligatori per chiunque voglia introdurre vetture su larga scala sul mercato europeo. In pratica importatori spregiudicati, principalmente in Germania, Polonia e Repubblica Ceca, immatricolano queste auto come pezzi unici per poi rivenderle in altri Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa, reimmatricolandole senza rete d’assistenza, garanzie ufficiali e ricambi.

CATTIVA PUBBLICITÀ PER LE CASE AUTO CINESI SERIE

E così, sottolinea l’inchiesta de La Stampa, mentre i produttori seri (inclusi quelli cinesi come BYD, Chery, Geely, Saic, Leapmotor e altri ancora) spendono milioni per rispettare norme stringenti e ottenere l’omologazione che gli consente di vendere veicoli in Europa, ci sono piccoli produttori “fantasma” che aggirano le regole immettendo sul mercato veicoli probabilmente poco sicuri, molto inquinanti e senza supporto post-vendita. Si può legittimamente parlare di concorrenza sleale che tra l’altro rischia di compromettere la reputazione anche dei brand cinesi autorevoli, come quelli appena citati, visto che la gente ci mette poco a fare di tutt’erba un fascio e bollare ogni auto made in China come sospetta e inaffidabile.

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COSA CHIEDONO I PRODUTTORI

Il fenomeno dell’importazione in Europa di auto cinesi “clandestine” è stato denunciato da vari addetti ai lavori del settore automobilistico, che adesso chiedono a gran voce un intervento urgente da parte di chi di dovere. Sia per proteggere l’industria automotive europea dall’invasione incontrollata di vetture non conformi, e anche per tutelare i consumatori che, magari in buona fede, acquistano questi veicoli per risparmiare un pochino ma poi si ritrovano con un’auto senza rete di sicurezza, letteralmente. L’indagine del quotidiano torinese di conclude annunciando che sono stati promessi controlli severi con conseguenze importanti, vedremo cosa accadrà.

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