Bosch iDisc, arrivano i freni di serie che non si consumano

Duri quasi come i carboceramici, gli iDisc di Bosch durano molto di più ed emettono pochissime polveri sottili

22 novembre 2017 - 21:08

Le auto elettriche sono sempre alla ribalta, suscitando contemporaneamente entusiasmo e dubbi. È facile pensare alle emissioni locali pari a zero, alla rumorosità bassissima e ad un'efficienza “a bordo” inarrivabile per qualsiasi motore a scoppio. Soffermandosi un po' di più sull'argomento si affacciano però le perplessità, come la questione delle batterie (il Litio non è facilissimo da estrarre e ci sono dubbi anche sull'eticità delle miniere), dei punti di ricarica e del costo, ancora piuttosto elevato. I fornitori però sembrano dare per scontato il loro arrivo (leggi dei sistemi dischi-ruote Continental per l'auto elettrica) e così anche Bosch presenta dei dischi freno che, oltre ad essere molto resistenti, hanno caratteristiche che sembrano molto adatte alle caratteristiche dei veicoli a batteria.

RESISTO IMPERTURBABILE Questi nuovi componenti si chiamano iDisc (“i” sta per innovazione) e sono stati presentati da Buderus Guss, una consociato di Bosch. I freni a disco sono stati di per loro molto innovativi: più pratici e meno ingombranti rispetto ai classici tamburi, essi hanno contribuito a rendere più sicura la guida, riducendo lo spazio d'arresto e risultando anche meno inclini al surriscaldamento. I freni a disco sono anche più indicati nell'uso con l'ABSe l'ESP e oggi sono irrinunciabili persino nelle biciclette. Questi iDisc, anche se non sono rivoluzionari nell'architettura, promettono grandi vantaggi in termini di durata e offrono persino un contributo alla riduzione dell'inquinamento.

LA POLVERE È NEMICA Sappiamo bene che le polveri sottili, considerate molto pericolose per la salute, non sono prodotte soltanto dalla combustione nei motori dei veicoli. Ad esse si aggiungono infatti quelle di origine naturale, quelle provenienti dall'industria, dagli impianti di riscaldamento (leggi che le case inquinano 6 volte più delle auto) e quelle prodotte dall'usura di freni e pneumatici.

Secondo i dati dell'Agenzia per l'ambiente del Land tedesco del Baden-Württemberg, freni e pneumatici sarebbero responsabili del 32% delle emissioni di particolato; di questo circa la metà è da imputare ai freni. Questi dischi agiscono quindi anche su questo fronte e promettono riduzioni del 90% nelle emissioni connesse ai freni. Il componente del consiglio di gestione di Bosch Dirk Hoheisel (che è anche responsabile di Buderus Guss), ha precisato che “Gli sforzi di Bosch per ridurre l'inquinamento dell'aria non si limitano a interventi sui sistemi del motore. L'iDisc è il freno a disco 2.0: le sue potenzialità di mercato sono straordinarie”. L'iDisc sarà usata da una Casa automobilistica europea già in questo mese.

TUTTO MERITO DEL CARBURO Queste proprietà così interessanti sono da attribuire ad un sottile rivestimento di carburo di Tungsteno, un composto semplicissimo – un atomo di Tungsteno e uno di Carbonio – estremamente duro e che fonde a ben 2.870 gradi. Per questo motivo lo si unisce ad altri metalli e lo si lavora generalmente per sinterizzazione, ossia comprimendone la polvere ad alta temperatura per ottenere il pezzo voluto (leggi che le sedi valvole del motore Fiat Twinair a metano sono sinterizzate e si ottengono così anche bielle e altri particolari). Non è quindi semplice rivestire la fascia frenante di un disco tradizionale in ghisa con questo materiale: è per questo che essa (la fascia) viene preventivamente sottoposta a trattamento meccanico, termico e galvanico, in un processo che ha richiesto anni di affinamento da parte dei ricercatori di Buderus Guss e Bosch.

L'iDisc è all'incirca tre volte più costoso di un disco in ghisa e tre volte meno costoso di un freno a disco icarboceramico ma il suo prezzo è destinato a scendere all'aumentare dei volumi di produzione. Il Managing Director di Buderus Guss Gerhard Pfeifer è entusiasta: “L'iDisc ha tutte le carte in regola per soppiantare il tradizionale disco in ghisa. In tutto il mondo si stanno cercando soluzioni per abbattere l'inquinamento da particolato e questo prodotto è destinato a rivoluzionare il mercato anche sotto questo aspetto”.

VANTAGGI ELETTRICI ED ESTETICI Fra i vantaggi promessi da questi dischi viene citata una resistenza al “fading” simile ai dischi ceramici e una durata che può essere anche doppia rispetto a quelli in ghisa. Spariscono anche solchi e scanalature, i cerchioni non si sporcano, il disco mantiene il suo aspetto lucido e anche la corrosione è praticamente eliminata, un vantaggio soprattutto per le auto elettriche: dato che la frenata avviene quasi sempre con il recupero dell'energia esse rischiano infatti di far arrugginire i dischi. Non si è saputo invece nulla riguardo alle pastiglie ma una presentazione alla conferenza specializzata Euro Brake 2017 ha permesso di capire che la mescola dev'essere profondamente modificata rispetto a quella usata per i dischi tradizionali e le sperimentazioni sono partite dai materiali usati nei dischi carboceramici: aspettiamoci quindi materiali d'attrito dedicati. In attesa di saperne di più possiamo comunque “ripassare” la materia con il #SicurEDU dedicato ai freni. 

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