Volkswagen: i richiami del dieselgate finiranno nel 2017. Ecco le prossime tappe

Autunno 2017, sarà questa la data che porrà fine al dieselgate? Volkswagen ci spera ma ad oggi ha richiamato soltanto il 10% delle auto coinvolte

23 settembre 2016 - 23:15

Le montagne russe targate dieselgate continuano a regalarci nuovi spunti, contraddittori come sempre. Se Volkswagen sembra aver imboccato una discesa vertiginosa lungo un ripido pendio legal-finanziario (leggi della valanga di cause da 8 miliardi di euro contro VW) ecco che all'orizzonte si intravede una risalita. Il Gruppo di Wolfsburg ha infatti dichiarato che entro il 2017 il megarichiamo connesso al dieselgate potrebbe essere completato. Se Volkswagen riuscisse a rispettare questo programma il recupero d'immagine e di autorevolezza sarebbe molto importante. Lo sforzo da fare appare però importante, visti i numeri in gioco.

C'È DI MEZZO IL MARE Esaminando la situazione dal lato degli automobilisti USA sembra proprio che le cose si stiano muovendo: dei circa 475.000 proprietari interessati dalla scandalo delle emissioni truccate, circa la metà ha deciso di accettare i risarcimenti proposti, che valgono diverse migliaia di dollari. Ben diversa la situazione nel Vecchio Continente, area nella quale gli automobilisti avranno un risarcimento praticamente soltanto simbolico (leggi delle coccole per i clienti USA e dei gadget per quelli europei). Per quel che riguarda i richiami, Reuters ha lanciato la notizia che Volkswagen si sarebbe impegnata a completare i richiami in Europa entro l'autunno del prossimo anno, completando così quel mega richiamo di circa 8,5 milioni di auto ad oggi arrivato al 10% del totale.

LA UE IN PRESSING Il programma per richiamare e “sanare” i milioni di auto Volkswagen, Seat, Audi e Skoda dovrebbe durare quindi circa un anno e, perciò, procedere a ritmi forsennati. Supponendo che l'operazione, scontando un qualche ritardo, duri 13 mesi questo equivale a circa 650 mila esemplari al mese, un ritmo piuttosto sostenuto (leggi perché per completare tutti i richiami potrebbero occorrere anni) e non sappiamo se praticabile. Viene anche indicato come la Commissione europea stia avendo colloqui con la Casa per sincerarsi che essa stia facendo abbastanza per i proprietari che sono stati colpiti dal dieselgate. Autonews Europe riporta infatti che Francisco Javier Garcia Sanz, membro del board di Volkswagen, ha incontrato Vera Jourova, Commissario europeo per la tutela dei consumatori (leggi come l'Europa vuole un risarcimento per tutti i clienti VW). Il portavoce della Jourova ha dichiarato che VW si è impegnata a informare entro la fine dell'anno i clienti coinvolti dal dieselgate riguardo la necessità che le loro auto siano portate in officina per un fix tecnico che ponga rimedio alle emissioni truccate degli NOx. VW si è dichiarata disposta a fornire una “prova di conformità” ai propri clienti dopo il richiamo della loro vettura.

MILIARDI CHE BALLANO I consumatori europei continuano a correre il rischio di avere soltanto sanate le loro auto, con risarcimenti scarsi o nulli del tutto. Volkswagen si difende sostenendo che i clienti americani sono stati “eroici” nel comprare auto che non soltanto sono viste come poco prestigiose ma hanno anche consumato un carburante che negli USA costa più della benzina. Gli europei considerano invece normale guidare una diesel, le loro auto non si sono deprezzate quanto quelle dei loro “colleghi” d'oltreoceano e il fix che asseconda le norme UE è meno impegnativo, sempre secondo VW. In realtà si sa bene che la Casa giudica un indennizzo monetario insostenibile visto il numero enorme di veicoli da sanare venduti in Europa. Anche se esponenti della Commissione europea sostengono che il ruolo della Commissione stessa non è di infliggere sanzioni o ordinare indennizzo ordine e che questo e compito delle varie magistrature e autorità nazionali, è evidente che una qualche pressione viene esercitata su VW. Sappiamo che il fix “europeo” per i TDI 1.2, 1.6 e 2.0 prevede un aggiornamento software mentre il solo 1.6 – sono circa 3 milioni i motori coinvolti – avrà anche il trasformatore di flusso. Negli Stati Uniti il fix per TDI 2.0 (le altre cilindrate non vengono importate), attualmente sotto esame del CARB, dovrebbe richiedere modifiche hardware e software e anche il grosso V6 da 3 litri richiederà presumibilmente modifiche anche alla meccanica.

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