Vendite auto pompate: FCA sotto indagine negli USA replica alle accuse

FCA ammette che negli USA conteggiava come venduti veicoli spediti alle concessionarie ma comunque si difende e dice: vendetta di dealer scontenti

19 luglio 2016 - 18:33

La notizia è semplice nella sua complessità: Fiat Chrysler Automobiles è sotto inchiesta da parte delle autorità statunitensi perché accusata di aver “gonfiato” i dati di vendita dei marchi Dodge e Jeep. FCA sta collaborando alle indagini che sono compiute dal Dipartimento della Giustizia e dalla Securities and Exchange Commission, la CONSOB americana, che ravvisa elementi dannosi per gli azionisti (leggi delle proteste degli azionisti di Renault e Nissan per gli stipendi d'oro di Ghosn).

MA QUANTO HAI VENDUTO? La notizia, riportata da Bloomberg e Autonews non è nuova per chi legge SicurAUTO.it: si tratta infatti del proseguimento di una vicenda emersa a gennaio (leggi dello scandalo delle vendite di FCA e di come stanno le cose) e che era nata a seguito della denuncia presentata dalla concessionaria Napleton Automotive Group dell'area di Chicago. Fiat Chrysler ha comunicato ieri che sta collaborando con le indagini, che sono come detto condotte dal Dipartimento della Giustizia e dalla Securities and Exchange Commission e che mirano a determinare con precisione le vendite di veicoli a clienti finali negli Stati Uniti. La versione italiana del comunicato riporta, fra le altre cose, che “FCA conferma di aver prestato la propria collaborazione in un'inchiesta della Securities Exchange Commmission in merito ai dati relativi alle vendite dai concessionari ai clienti finali negli Stati Uniti. Nelle sue relazioni finanziarie annuali e trimestrali, FCA riporta i ricavi sulla base delle sue spedizioni a concessionari e clienti e non sulla base delle unità riportate come vendute a clienti finali dai concessionari. Richieste in merito a questioni simili sono state recentemente formulate dal Department of Justice statunitense. FCA presterà piena collaborazione a queste indagini”.

TI COMPENSO PER IL FALSO L'interessamento della SEC si spiega con il fatto che dati di vendita non veritieri potrebbero influenzare gli investitori nelle loro decisioni di acquisto delle azioni della Società coinvolta (leggi delle cause da 40 miliardi che gli azionisti minacciano contro Volkswagen). La scintilla è stata la dichiarazione, da parte di esponenti del Gruppo Napleton, che FCA avrebbe pagato dei concessionari perché segnalassero di aver venduto più auto di quelle che erano state effettivamente vendute. Il meccanismo avrebbe previsto la dichiarazione di vendite “virtuali” l'ultimo giorno del mese e la loro cancellazione, per evitare le inevitabili incongruenze che avrebbero fatto crollare tutto, il primo giorno utile successivo, in modo che la Casa non facesse in tempo ad attivare la garanzia. Chi si prestava al giochetto veniva premiato con denaro e, eventualmente, con un maggior numero di esemplari che “vendono facile” e quindi piazzabili con poco sforzo. FCA ha sempre negato questo meccanismo e ha rilanciato, sia dicendo che tutto derivava dal malanimo di questi dealer perché non riuscivano a raggiungere i target, sia dichiarando l'infondatezza del tutto dimostrata da un'indagine interna e, in effetti, un giudice federale di Chicago sta prendendo in considerazione la richiesta di Fiat Chrysler di respingere una delle cause.

PERQUISIZIONI SPARSE Il plurale è d'obbligo perché nel giugno del 2015 c'è stata un'altra denuncia a carico di un un responsabile di zona di FCA che avrebbe chiesto a un concessionario Maserati di riportare false vendite di 40 auto in cambio di un pagamento di 20.000 dollari accreditati come “cooperative advertising support”; un altro giudice sta pensando invece di riunire le 2 cause. Fonti che hanno chiesto l'anonimato riferiscono che l'11 luglio scorso investigatori dell'FBI e della SEC hanno parlato con esponenti di FCA sia nelle loro case sia negli uffici. Nello stesso giorno, sempre stando a queste fonti citate da Autonews, avvocati federali si sono recati anche nel quartier federale di FCA USA; ai dipendenti FCA sarebbe anche stato consigliato di non parlare con gli investigatori senza un avvocato presente. Altri “raid” investigativi sarebbero stati compiuti a Orlando (Florida), Dallas (Texas) e in California e avrebbe riguardato anche ex dipendenti FCA. Chissà che impatto avrà quest'indagine su FCA, che ha collezionato 75 mesi di vendite in positivo negli USA, un record. In ogni caso la questione dei numeri delle vendite (leggi di come l'ADAC abbia truccato perfino i voti per l'auto dell'Anno) è da sempre spinosa e accuse simili sono state mosse a BMW che, negli USA, avrebbe pagato 1.750 dollari ai concessionari per ogni auto nuova che avessero aggiunto alle loro auto di cortesia a fine anno, secondo quanto dichiarato a Bloomberg a febbraio da alcune persone a conoscenza dei fatti. BMW ha risposto dichiarando che a volte eroga ai dealer incentivi perché aggiornino le loro flotte di auto di cortesia con auto nuove e questa è una parte importante del suo marketing perché fa conoscere i nuovi modelli.

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