Uber: cancellati i test con Volvo. Le autorità USA: “manca il permesso”
L'avventura di Uber e delle sue Volvo a guida autonoma a San Francisco finisce presto: le autorità danno lo stop perché non ci sono i permessi
L'avventura di Uber e delle sue Volvo a guida autonoma a San Francisco finisce presto: le autorità danno lo stop perché non ci sono i permessi
L'avventura di Uber e delle sue Volvo a guida autonoma a San Francisco finisce presto: le autorità danno lo stop perché non ci sono i permessi
I veicoli a guida autonoma non sono uno scherzo e serve a poco ricordare che gli aeroplani “guidano” da soli già da molti anni: le condizioni del traffico e della strade sulla superficie terrestre sono ben diverse da quelle del cielo. La questione si sta rivelando così intricata da indurre diversi cambiamenti di fronte, ad esempio da parte dei grandi dell'Hi-Tech che sembrano aver ridimensionato i loro piani ambiziosi (leggi di come Google si sta alleando con Honda per la guida autonoma). Anche Uber sta però sperimentando delle difficoltà, con il suo correre sul filo dei regolamenti che non sembra aver pagato, almeno nel caso di San Francisco: le sue Volvo autonome stanno infatti mestamente lasciando la città.
VIA DA QUI! Lo Stato della California ha infatti obbligato Uber a togliere le sue Volvo sperimentali a guida autonoma dalle strade di San Francisco, annullando il programma pilota iniziato (soltanto) una settimana fa. Questi pochi giorni sono stati però ricchi di rapporti riguardo imbarazzanti violazioni delle norme della circolazione e diverse minacce di azioni legali espresse da funzionari statali. Il Department of Motor Vehicles (DMV) ha annunciato mercoledì di aver revocato l'immatricolazione di 16 auto a guida autonoma di Uber dal momento che la società le aveva fatte circolare senza i necessari permessi; esse sono state anche immortalate in diverse occasioni a passare con il rosso (leggi della Volvo autonoma di Uber sorpresa a passare con il rosso).
SFIDARE LA LEGGE Uber, che non è nuova agli atteggiamenti di sfida verso le norme e le istituzioni, aveva precedentemente dichiarato che il suo rifiuto di obbedire ai regolamenti governativi è stata una “importante questione di principio” e contemporaneamente ha confermato di aver fermato il suo autista che è passato con il rosso. Ha inoltre dichiarato che “anche se stiamo pensando dove poter ridistribuire queste vetture, rimaniamo impegnati al 100% in California e raddoppieremo i nostri sforzi per sviluppare regole di circolazione valide in tutto lo Stato”. Funzionari del DMV e Kamala Harris, Procuratore generale dello Stato, hanno precisato che Uber deve ottenere permessi di prova per le sue Volvo XC90, dotate di un sistema di pilotaggio automatico ma presidiate da un autista sul sedile anteriore che può intervenire in caso di necessità. il DMV ha inoltre precisato che “le immatricolazioni sono state rilasciate impropriamente per queste auto perché esse non sono state indicate come veicoli di prova. Il DMV invita Uber a chiedere un permesso di questo tipo in modo che suoi veicoli possano operare legalmente in California. Il Dipartimento sarà lieto di aiutare l'azienda nell'espletamento delle pratiche”. In effetti il Golden State non è inospitale verso la guida autonoma, dato che il DMV ha già concesso permessi di sperimentazione a circa 20 produttori, elaborando un regolamento che dovrebbe bilanciare la sicurezza pubblica e l'innovazione tecnologica.
IN ARIZONA MI VOGLIONO Rimane il fatto che per Uber è uno smacco essere allontanato dalla città dove è nata e qualcuno spiega la sfida alle autorità con il non voler affrontare il pubblico scrutinio di un processo di approvazione. A far pendere la bilancia del DMV dalla parte sfavorevole ha anche contribuito l'ammissione che la tecnologia della guida autonoma di Uber ha avuto un “problema” con le piste ciclabili, una grossa grana in una città nella quale si stima che circolino circa 82 mila biciclette ogni giorno (leggi della Google car messa in crisi da un ciclista). In ogni caso Uber ha comunicato che “le nostre auto sono state caricate sui camion e stanno andando in Arizona. Nelle prossime settimane amplieremo lì il nostro progetto pilota nella guida autonoma”. Questa rotta verso il Grand Canyon State si spiega con le parole del Governatore Doug Ducey, pronunciate appena ieri: “l'Arizona accoglie le automobili autonome di Uber a braccia aperte e con strade larghe. Mentre la California frena l'innovazione e il cambiamento con più burocrazia e troppi regolamenti, l'Arizona spiana la strada a nuove tecnologie e imprese”. Ducey ha in effetti già firmato un ordine esecutivo alla fine dell'agosto 2015 invitando varie agenzie dello Stato a “intraprendere tutte le misure necessarie per sostenere la sperimentazione e il funzionamento dei veicoli autonomi nelle strade pubbliche dell'Arizona”. Si tratta insomma di un altro capitolo della saga che vede gli Stati americani (leggi del Michigan che vuole diventare il polo della guida autonoma) competere per attrarre sperimentazioni ( e investimenti) nel campo delle auto senza pilota.