Troppo smog in Cina: le auto costano 10 mila euro in più

Immatricolare un'auto in Cina costa più di 10 mila euro. E' questa la tassa imposta per l'eccessivo inquinamento

8 marzo 2013 - 7:00

L'aria è diventata così malsana in Cina che il Governo ha deciso di prendere una soluzione drastica e arginare quella che è solo in parte la causa delle polveri sottili. Nella città di Shanghai la pratica d'immatricolazione costa più della stessa auto ed è a numero chiuso.

UN'AUTO AL PREZZO DI DUE – Come ogni mese le Autorità locali indicono l'asta per fissare il costo delle nuove targhe auto, ma lo scorso mese la battitura ha segnato un rialzo dell'11% rispetto a gennaio 2013. C'è da aspettarsi un malcontento generalizzato tra gli automobilisti e un crollo degli acquisti, soprattutto dei modelli di gamma medio-bassa il cui listino è ben al di sotto dei 13.480 dollari (10.216 euro) necessari per l'immatricolazione. Per limitare l'inquinamento esistono in Cina diverse misure attuate dal Governo nelle varie città ma quella di Shanghai minaccia solo ed esclusivamente i ceti medi. Il limite di targhe immatricolabili, sempre bandito all'asta ogni mese, interessa anche le città di Beijing, Guiyang e Guangzhou senza alcuna imposta. A Shanghai, invece, il tetto istituito nel 1994 per la prima volta, è fissato al momento a 9000 unità influenzando in maniera inversa il prezzo, che è aumentato progressivamente fino a superare il prezzo di un'utilitaria in Italia.

NON SI VEDE IL COLORE DEL CIELO – L'allarme innescato dai rilevamenti di PM2.5 (le particelle inferiori a 2,5 micrometri che oltrepassano facilmente i polmoni, fino al sangue) effettuati dal Centro di rilevamento ambientale nella città di Shanghai è confermato dai monitoraggi del Consolato degli Stati Uniti a Shanghai. Il particolato sottile va da 120,6 a 196 microgrammi di particelle per metro cubo, che rendono l'aria di fatti malsana, poco o niente rispetto all'allucinante rilevamento di 886 μg/m³ di picco a Pechino.

CLAMORE GIUSTIFICATO – Secondo le stime di Greenpeace e i dati della Peking University of Public Health, nel 2012 si sono verificate 8572 decessi prematuri per l'esposizione alle polveri sottili PM2.5 nelle città di Pechino, Shanghai, Guangzhou e Xi'an. Il Ministero della Pubblica Sicurezza ha dichiarato in una recente nota che il numero di auto è raddoppiato a 240 milioni di veicoli, rispetto a quelle che si contavano nel 1999, complice l'economia che fa leva sui mercati emergenti come la Cina. Tuttavia non sembrerebbero solo le auto la principale minaccia, poiché a Pechino la principale fonte d'inquinamento (19%) è la combustione del carbone, mentre le auto concorrono solo per il 6%, secondo i dati degli attivisti ambientali. Non usa messe misure invece Zhong Nanshan, consulente del governo cinese durante l'epidemia del 2003, nel paragonare l'inquinamento al virus influenzale che ha terrorizzato la Cina: “L'inquinamento atmosferico è una combinazione di fattori esterni ed interni, ed è molto più pericoloso della Sars. – ha consluso Nanshan – È possibile isolare i pazienti affetti da SARS, ma nessuno può sfuggire all'inquinamento atmosferico”.

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