Troppo GPS spegne il cervello: Università mette in guardia sul navigatore

Lo University College ha spiato il cervello di chi guida e ha scoperto che il GPS mette a riposo i centri cerebrali

28 marzo 2017 - 17:40

Che comodità il navigatore satellitare! Arrivi in una città sconosciuta e riesci a muovertici con una certa scioltezza. Ovviamente non tutto fila liscio: il segnale dei satelliti GPS può perdersi, le mappe non aggiornate (leggi la prova del TomTom Via 62 con servizi live sul traffico che ha le mappe aggiornate a vita) ti portano davanti a un divieto d'accesso non previsto e, in rari casi, il navigatore può letteralmente impazzire. In generale non ci si può però lamentare dei servigi che questa tecnologia ci dà ogni giorno. Un effetto collaterale però c'è: il ricorso costante a questo aiuto rischia di “impigrire” alcune zone del cervello, cosa che potrebbe lasciarci con poco senso dell'orientamento.

IL FILM DELLA CITTÀ Quest'importante conclusione è stata tratta dallo University College London (UCL) alla fine di uno studio che ha analizzato l'attività di alcune zone cerebrali. Gli esperimenti hanno concluso che le “facilitazioni” elargite dai navigatori inibiscono le capacità, che il cervello ha naturalmente, di ricordare e orientarsi nelle vie delle città. Lo studio è stato condotto dal team coordinato dal dottor Hugo Spiers, del dipartimento Brain Sciences dell'UCL, in una maniera piuttosto raffinata.

I ricercatori hanno infatti utilizzato del filmati per ricreare in uno scanner MRI – Magnetic Resonance Imaging le strade del popolare quartiere Soho a Londra.

2 REGIONI PER NAVIGARE Ai 24 volontari partecipanti allo studio è stato chiesto di “muoversi” all'interno del quartiere, famoso per le sue stradelle tortuose, e durante questi spostamenti la loro attività cerebrale è stata monitorata dalla MRI (leggi del Jaguar Sixth Sense che capisce se sei stanco leggendo le onde cerebrali). Si è così capito che all'inizio di un viaggio una regione del cervello trova la linea retta verso la destinazione, ossia una direzione in linea d'aria, e la distanza ma durante il tragitto subentra un'area cerebrale diversa, che determina la distanza lungo il percorso, le strade da percorrere e le svolte da compiere.

 Prima di questo risultato non c'era molto accordo fra i ricercatori: qualcuno riteneva che il cervello stabilisse un itinerario mentre altri pensavano al calcola di una retta fino alla destinazione: ora che si sa che il cervello svolge entrambe le attività le due idee devono essere integrate. Si è così scoperto che la corteccia entorinale, nel lobo temporale, si occupava di determinare la distanza in linea retta verso la meta mentre, durante il viaggio, subentrava l'ippocampo posteriore per tenere traccia del percorso necessario per raggiungere la destinazione.

PIGRIZIA MENTALE La situazione cambiava radicalmente fornendo ai partecipanti istruzioni vocali simili a quelle date dai navigatori satellitari (leggi del navigatore olografico cinese WayRay di Alibaba): i ricercatori hanno infatti rilevato che nessuna delle suddette regioni cerebrali si “accendeva” per determinare la distanza e il percorso fino alla destinazione e, in generale, il cervello era molto meno attivo, come se si fosse spento il suo interesse per le strade intorno a noi. Il dottor Spiers ha commentato così: “Il nostro team ha sviluppato una nuova strategia per testare l'orientamento e ha scoperto che il nostro cervello dirige la navigazione in maniera più complessa di quanto avevamo immaginato, calcolando due tipi di distanza in aree separate del cervello. Questo potrebbe spiegare perché i tassisti londinesi evidenziano un ingrossamento dell'ippocampo posteriore: la continua elaborazione dei percorsi richiesta dalla loro attività aumenta la loro quantità di materia grigia in quell'area”.

Il vecchio detto “la funzione sviluppa l'organo” è quindi molto vero anche per il cervello e, del resto, l'uso del cellulare ha gravemente compromesso la nostra capacità di ricordare i numeri di telefono. Le conclusioni di questo studio non sembrano univoche: se il cervello è meno impegnato nell'orientarsi ha più risorse da dedicare ad altre attività, a patto di non esagerare (leggi che la metà del tempo della guida se ne va in distrazioni). Sarebbe però pericoloso perdere del tutto la capacità di orientarsi: il GPS può sempre guastarsi e quindi è meglio fare qualche sforzo mentale in più, almeno ogni tanto. La guida autonoma ci farà perdere poi anche la capacità di guidare? Sono questioni molto importanti…

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