Trasporti: l'Italia in Europa fa una figuraccia

Nella classifica della Commissione Ue primeggiano Paesi Bassi, Svezia e Finlandia. Peggio dell'Italia ci sono solo Grecia, Polonia e Romania

26 novembre 2015 - 10:00

Trasporti, in Italia siamo messi male. Anzi peggio, se si considera che in Europa la qualità dei trasporti è migliorata sensibilmente, ma non in Italia. Il nostro Paese si colloca laggiù, proprio in fondo, nella classifica dell'Unione europea, facendoci fare una figuraccia internazionale. In fatto di mobilità nei confronti delle imprese e dei cittadini siamo davvero conciati, e non si vede la luce al termine del tunnel, nonostante il chiacchiericcio della politica. A stabilire i migliori e i peggiori in fatto di trasporti, è stata la Commissione Ue con la seconda edizione del quadro di valutazione dei trasporti (Transport Scoreboard 2015), documento nel quale sono messi a confronto i risultati degli Stati membri in 29 categorie di trasporto. 

QUAL È IL FINE – “L'obiettivo del quadro di valutazione – spiega una nota della Commissione – è aiutare gli Stati membri a migliorare i loro sistemi di trasporto nazionali, indicando i settori che richiedono investimenti e interventi in via prioritaria”. Per Bruxelles, il tema dei trasporti (e delle infrastrutture collegate) è fra i prioritari per la crescita, oltre che essere strettamente collegato al miglioramento delle condizioni ambientali, alla sostenibilità stessa dello sviluppo e all'accrescimento del mercato interno. La Commissione Ue riunisce dati provenienti da diverse fonti pubbliche (come Eurostat, l'Agenzia europea dell'ambiente e il Forum economico mondiale): in generale, gli Stati membri hanno compiuto notevoli progressi rispetto alla prima edizione dell'indagine. I Paesi Bassi registrano i risultati migliori, con punteggi elevati in 16 categorie, seguiti da Svezia, Finlandia, Regno Unito e Danimarca. L'Italia è al quart'ultimo posto. 

I PARAMETRI PER IL VOTO – Con quali criteri è stata stilata la classifica? Prima di tutto è stato analizzato il “mercato interno”, che prende in considerazione gli indicatori sull'apertura del mercato ferroviario, le cause pendenti riguardanti violazioni del diritto dell'Ue e il tasso di recepimento delle direttive in materia di trasporti nella legislazione nazionale. Segue l'ambito degli “investimenti e infrastrutture”, che comprendono la qualità delle infrastrutture per i diversi modi di trasporto e tassi di completamento della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). Il successivo ambito è quello dell'unione dell'energia e innovazione, che comprende la quota di fonti di energia rinnovabile nel consumo di carburante per il trasporto, il numero di auto nuove che utilizzano carburanti alternativi e il tempo impiegato dai conducenti negli ingorghi stradali. Quarto: la sicurezza ferroviaria e stradale, e il numero di donne impiegate nel settore dei trasporti e la soddisfazione dei consumatori rispetto ai diversi modi di trasporto.

QUASI ROBA DA TERZO MONDO – Nella classifica della Commissione Ue primeggiano Paesi Bassi, Svezia e Finlandia. Peggio ci sono solo Grecia, Polonia e Romania. La Commissione spiega che il nostro “è tra i Paesi nei quali la parte di linee ferroviarie elettrificate è più forte. Ha il tasso più basso di trasposizione delle direttive dell'Ue nel settore dei trasporti ed è stata fatto oggetto di diverse procedure di infrazione”. Ciò che ci penalizza è soprattutto la mole di infrazioni aperte, il traffico, che resta tra i più pesanti d'Europa, il basso livello di soddisfazione dei consumatori e i tempi per l'import/export via mare. Basta pensare che, parlando di traffico, gli italiani passano nelle strade congestionate 38,73 ore all'anno, contro una media Ue di 30,96 ore; in questo caso, peggio dell'Italia sono Malta (70 ore), Grecia (41) e Gran Bretagna (39). Male anche il livello di soddisfazione dei cittadini per quanto riguarda i sistemi di trasporto, sia urbani che ferroviari e aerei. In una situazione così disastrosa, è chiaro che il cittadino si rifugi nell'auto privata o nello scooter. Troppo lenti anche i trasporti via mare: un cargo impiega più di 18 giorni per entrare o uscire da un sistema portuale. Eppure, gl'italiani (o almeno buona parte di questi) vengono schiacciati dal Fisco: qualcosa non torna…

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