Guida autonoma: a che punto siamo? La verità secondo Continental

Le auto a guida autonoma esistono ma solo poche circolano su strada pubblica. Continental spiega la verità sul debutto entro il 2030

23 luglio 2019 - 11:27

Le auto a guida autonoma, come le previsioni per le auto elettriche, sono ancora retaggio della fantascienza agli occhi dei consumatori. Sarebbero dovute arrivare dal 2020 ma l’Europa ha legalizzato per ora solo il livello SAE 2+ e secondo Continental ci sono 3 principali motivi per la mancata diffusione. Ecco cosa cambia a mettere le auto a guida autonoma su un’autostrada o in città e in quale dei due contesti si diffonderà prima la tecnologia.

I 3 PROBLEMI PRINCIPALI DELLA GUIDA AUTONOMA

La verità sul lancio della guida autonoma la rivela Andree Hohm, responsabile dei progetti di auto a guida autonoma Continental che rivela: “l’auto a guida autonoma esiste, ma nei contesti di prova”. I motivi per cui le auto a guida autonoma di livello 5, cioè quelle in cui il conducente non deve fare nulla, sono molteplici. Ma Hohm ne individua tre, gli ostacoli da superare prima che diventi praticabile per un uso diffuso sono la tecnologia, l’approvazione normativa e l’accettazione da parte del consumatore. E a chi crede che i sensori siano capaci allo stesso modo di funzionare in città come in autostrada, Hohm risponderebbe che “le velocità più lente offrono maggiori opportunità in caso di guasto dei sistemi o di letture errate dai sensori“.

IN CITTA’ O IN AUTOSTRADA, QUESTIONE DI RISCHI

Dal punto di vista tecnologico le autostrade sono state preferite ai contesti urbani nelle fasi iniziali dello sviluppo della guida autonoma. Poi però ci si è resi conto che fermare un’auto da una velocità superiore a 100 km/h sarebbe stato complicato in caso di malfunzionamenti software. La città dal canto suo invece è un ottimo laboratorio per validare la guida autonoma in ambienti molto complessi. In città ci sono molte più variabili che in autostrada, ma “hanno un vantaggio fondamentale: le velocità più lente offrono maggiori opportunità in caso di guasto dei sistemi o di letture errate dai sensori” spiega Hohm.

REGOLE UGUALI PER TUTTI

Sul piano normativo invece sembra che ogni azienda, ente di ricerca e Starup vada per conto proprio. E l’incertezza è una variabile molto pericolosa nello sviluppo di un sistema che sarà normato.  Il problema si rivolverebbe creando precise regole armonizzate. “Molti progetti pilota stanno avanzando, ma in modo molto eterogeneo“, ha affermato Hohm. “E’ uno scenario molto impegnativo, perché se investiamo molti soldi dobbiamo essere sicuri che le soluzioni create si adattino a un’ampia varietà di Paesi“.

COME VEDONO LA GUIDA AUTONOMA GLI UTENTI

Poi c’è la percezione degli utenti riguardo alla guida autonoma, che sta cambiando in molti Paesi, ma sempre con una certa diffidenza generalizzata. Salire su un’auto guidata da un computer non è un’esperienza facile per tutti. “Dobbiamo mostrare chiaramente cosa stiamo introducendo“, ha aggiunto Hohm. “Dobbiamo coinvolgere le persone in progetti pilota, in modo che possano effettivamente provare quanto sia entusiasmante la tecnologia“.

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