Accelerazioni involontarie: Costruttori USA contro l’obbligo di evitarle

Troppi errori con l’acceleratore negli USA hanno spinto l’NHTSA a chiedere un sistema per evitarle, su molte auto c’è già ma non è obbligatorio

14 maggio 2019 - 18:29

Negli Usa si torna a parlare di sicurezza in auto. Non sono in pochi a chiedere l’obbligatorietà del sistema Bto che agisce nel caso di azionamento contemporaneo del pedale dell’acceleratore e del freno. Si tratta di un dispositivo salvavita capace di rimediare alle distrazioni di molti automobilisti. Molti driver, infatti, premono simultaneamente acceleratore e freno provocando situazioni di serio pericolo. Potrebbe inoltre succedere che i pedali dell’auto siano intralciati dai tappetini o da altri oggetti. In questi casi è a rischio il loro corretto funzionamento. Nel 2011 Toyota ha richiamato negli Usa 2,17 milioni di veicoli per problemi al pedale acceleratore incastrato dalla moquette. Per l’NHTSA servono nuovi standard per aumentare la sicurezza ma non specifica quali.

ACCELLERAZIONI A RISCHIO

Negli Usa molte associazioni chiedono nuovi sistemi di sicurezza per prevenire l’accelerazione involontaria. Eppure l’industria automotive si è opposta con forza ad ogni ipotesi di riforma. Si tratta di un tema di cui si era parlato nel 2012 dopo una serie di problemi di accelerazione a bordo di veicoli Toyota. In molti casi si erano verificati incidenti con conseguenze anche serie per gli occupanti delle auto. Dalla parte dei costruttori anche il Governo americano. L’amministrazione Trump lunedì ha detto che non è necessaria alcuna riforma. Questo perché alcuni brand hanno già installato, volontariamente, sistemi di controllo. La pensa diversamente Jason Levine, direttore esecutivo della noprofit Center for Auto Safety. “Senza obblighi di legge, il sistema di controllo può scomparire dai modelli futuri o essere venduto come un optional senza ricorso per i consumatori.” Diversamente per il Governo Usa non c’è motivo di sospettare un futuro passo indietro dei costruttori.

QUESTIONE DI STANDARD

Negli Usa l’amministrazione del presidente Donald Trump è al lavoro per ridurre le leggi di “ostacolo” all’industria. Insomma si vogliono evitare ai brand dell’auto spese eccessive per restare sul mercato americano.  Sulla vicenda acceleratori l’NHTSA ha chiarito la sua posizione in una nota. Per il Dipartimento dei trasporti serve maggiore sicurezza ma non si fanno i nomi di dispositivi specifici. La pericolosità delle accelerazioni involontarie è stata al centro delle indagini su alcuni modelli Toyota. Per l’NHTSA problemi di accelerazione avrebbero causato alcuni gravi incidenti ad alta velocità. Tutte situazioni in concorso con la disattenzione degli automobilisti. I driver avevano in molti casi premuto il pedale del freno e dell’acceleratore allo stesso tempo. Altra ipotesi valutata dagli investigatori era la possibilità che i pedali fossero incastrati dai tappetini delle auto o da altri oggetti presenti a bordo.

IL PRECEDENTE

In particolare un incidente aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica americana. Nell’agosto 2009, nei pressi di San Diego, i quattro occupanti di una Lexus erano rimasti uccisi. Secondo la polizia dello Stato della California il driver aveva perso il controllo perché un tappetino dell’auto era incastrato sotto alla pedaliera. Nel febbraio 2011 Toyota ha richiamato negli Usa 2,17 milioni di veicoli per risolvere i rischi legati al pedale dell’acceleratore bloccato. I tappetini o la moquette del lato guidatore potevano infatti portare a situazioni di grave pericolo. In quel caso l’NHTSA aveva comunque multato il brand giapponese per 50 milioni di dollari. Toyota era colpevole di non aver richiamato per tempo i milioni di veicoli a rischio. Come conferma anche il caso Takata l’attenzione dell’NHTSA è alta anche per la sicurezza all’interno dell’abitacolo.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Toyota: le auto elettriche in arrivo ma con il supporto della Cina

Vienna: pedone investito da un veicolo a guida autonoma

Incidenti stradali: in Italia +7% di vittime nel 2019