Sicurezza stradale in Europa: migliora ma c'è ancora molto da fare

Nel 2014 gli incidenti stradali hanno causato 25.700 morti in Europa, un valore in calo ma che impone ancora molti sforzi

13 aprile 2015 - 9:00

A che punto è la sicurezza stradale in Europa? A fornire alcune cifre è un rapporto, pieno di luci e ombre, della Commissione Europea: vediamolo insieme. Quanto si è fatto, nel settore della sicurezza stradale, nei Paesi della UE, e quanto resta ancora da fare? La risposta, in entrambi i casi, è semplice: Molto! Avevamo già visto il report ETSC sulla sicurezza delle autostrade, con il suo corredo di contromisure, e in effetti anche questo studio include diverse indicazioni sulla prevenzione degli incidenti: rimane il fatto che il nostro buon senso e il rispetto delle norme sono le armi più potenti contro le fatalità, che poi tanto predestinate non sono.

IL TARGET E LO STATO DELLE COSE – Partiamo dalla fine, ossia dalle conclusioni: la UE si è data l'ambizioso traguardo di dimezzare in 10 anni, dal 2010 al 2020, il numero delle road fatalities nelle sue strade. Questo traguardo viene definito “non impossibile ma sfidante”, dato che implica un calo annuale di circa l'8%. La buona notizia è che un decremento di questo valore è già stato sperimentato nel biennio 2012 – 2013, quella cattiva è che questi cali sono a macchia di leopardo. Queste disuniformità si registrano chiaramente fra gli Stati membri ma anche fra le categorie di utenti della strada. Prendiamo per esempio il dato aggregato dei decessi: stanno diminuendo, è vero, ma la diminuzione fra il 2013 e il 2014 è solo dell'1%, mentre durante il quadriennio 2010 – 2014 il decremento è stata del 18%, cosa che indica un chiaro rallentamento nella diminuzione.

Quel piccolo 1% fra il 2013 e il 2014 è il frutto di dati discordanti: Slovacchia, Lettonia e Bulgaria hanno addirittura incrementato i decessi mentre Finlandia, Croazia e Slovenia hanno registrato sostanziose diminuzioni (circa il 15% in meno) rispetto al 2013. La media europea di 51 morti ogni milione di abitanti nel 2014 deriva, in effetti, da valori molto diversi, che spaziano dai 26 di Malta, 28 di Olanda e Regno Unito e 29 della Danimarca fino ai 90 di Lituania e Bulgaria, i 91 della Romania ed i raccapriccianti 105 della Lettonia. I Paesi che hanno valori medi sono Austria (51 decessi/milione), Italia, Slovenia e Cipro (52) e la Francia (53).

FASCE DI ETÀ, PERIODI DELL'ANNO E ALTRE ANALISI – Scorporando i dati emergono altre informazioni interessanti, come la pericolosità a seconda dell'età, anche se i numeri vanno presi con cautela. I minori di 15 anni, per esempio, sono il 16% della popolazione ma registrano meno del 3% dei morti ma occorre considerare che sono pochi i guidatori così giovani e che i più piccoli, essendo in media accompagnati, sono meno esposti agli incidenti a piedi. Ben diversa la situazione per i giovani fra 15 e i 24 anni: costituiscono l'11 % della popolazione ma fanno registrare il 17% di decessi; per fortuna in questi anni la loro diminuzione nel numero dei morti è maggiore rispetto a quella delle altre fasce di età. Un sostanziale “allineamento” si evidenzia invece per le età fra 25 e 49 anni (36% dei decessi, 35% della popolazione) e fra 50 e 64 anni (19% e 20% rispettivamente) mentre più a rischio della media sono gli over 65: sono il 18% ma totalizzano il 25% dei decessi. Interessante è anche la ripartizione temporale dei sinistri, che accadono di più nelle notti dei fine settimana (si evidenzia una maggior incidenza di guidatori stanchi e sotto l'effetto di alcool e droghe) e nei mesi estivi; il periodo più tranquillo è invece Febbraio. Si conferma la maggior pericolosità delle strade extraurbane (54% dei decessi) rispetto al 38% delle aree urbane e all'8% delle autostrade. La maggior parte – il 76% – dei morti sono di genere maschile ma questo dato risente sicuramente di una maggior percorrenza media degli uomini.

PEDONI E GUIDATORI DELLE DUE RUOTE AD ALTO RISCHIO – I dati si riferiscono al 2013 ma sono indicativi anche per il 2014 ed evidenziano alti rischi per i pedoni, che sono il 39% dei morti in Romania e Lettonia e il 34% in Lituania e Polonia. Molto virtuose sono, al contrario, Olanda (11%), Finlandia (13%) e la coppia Belgio-Francia, al 14%; ben al di sotto della media europea (22%) è l'Italia con il suo 16%. Il 69% delle fatalità accadono nelle aree urbane con una percentuale femminile del 39%. Molto più a rischio sono gli over 65, che hanno il triste primato di costituire da soli il 44% dei decessi. Anche i ciclisti rischiano, costituendo l'8% dei decessi con punte particolarmente elevate in Olanda (24% ma questo si spiega con il fatto che la bicicletta è usata quasi quanto l'auto; il suo uso massiccio spiega anche la bassa pericolosità per i pedoni olandesi) e Danimarca (17%). L'Italia, con il suo 7%, è poco sotto la media europea dell'8%; anche in questo caso ad essere particolarmente a rischio sono gli anziani sopra i 65 anni, che totalizzano il 42% delle vittime. Particolarmente grave è, per l'Italia, l'incidenza della mortalità fra i conducenti di moto e ciclomotori, con 21% sul totale: peggio di noi fa soltanto la Grecia, che arriva al 29% a fronte di una media europea pari al 15%. Che il mezzo sia intrinsecamente più pericoloso – principalmente per il fatto che il guidatore è molto meno protetto – è dimostrato anche dai decessi ogni 100.000 veicoli immatricolati: 5 per gli automobilisti e 11 per i motociclisti. I decessi dei motociclisti fra il 2010 e il 2013 sono diminuiti del 17%, in linea con il calo generale, mentre la fascia di età più a rischio è quella fra i 25 e i 49 anni, con il 57% del totale.

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