Sempre più motori mettono il turbo: il boom varrà 20 miliardi nel 2024

Nonostante i dubbi, il downsizing dei motori mette le ali ai turbocompressori: il mercato salirà a 20 miliardi nel 2024 dagli 8 del 2015

13 dicembre 2016 - 17:15

Il turbocompressore ha avuto molto fascino negli appassionati di qualche decennio fa: un componente compatto che trasformava utilitarie a benzina in piccole belve (o quasi) da strada. Un segmento tutto sommato minoritario si è poi trasformato in un mercato di massa con la diffusione dei turbodiesel di ogni cilindrata e costo. La terza stagione del turbo è di questi anni, con la sovralimentazione che ha permesso il tanto apprezzato (quanto discusso, leggi perché i motori piccoli sono accusati di inquinare) downsizing, che promette di coniugare le piccole cilindrate con le potenze dei “grandi”. Il turbocompressore dovrebbe comunque restare sulla cresta dell'onda: una ricerca profetizza infatti un boom del suo mercato, che volerà a 20 miliardi di dollari nel 2024.

PLAYER IMPORTANTI Questa ricerca, pubblicata da Transparency Market Research (TMR), dipinge per il 2015 il quadro di un mercato globale dei turbocompressori automobilistici consolidato, con 5 protagonisti – BorgWarner, Honeywell International, Mitsubishi Heavy Industries, IHI Corporation e Cummins – che si sono accaparrati più del 66% del valore del mercato. Questi Marchi sono ben noti nel mercato dei turbocompressori per impieghi “leggeri” e sono destinati a conservare la loro importanza nei prossimi anni. Guardando più lontano le cose potrebbero però cambiare, dato che il mercato dei turbocompressori vedrà l'acuirsi di diverse sfide e la “maturazione” (nel senso che ci si avvicinerà alla saturazione) delle aree più avanzate potrebbe portare ad una diminuzione delle loro quote di mercato, cosa che aumenterà le possibilità di ingresso per i marchi più nuovi.

NUOVI PROTAGONISTI PER UNA TORTA GHIOTTA La ricerca elenca quindi Continental AG, Bosch Mahle Turbo Systems, Eaton Corporation PLC e Turbo Energy come Marchi che potrebbero guadagnare fette del mercato nei prossimi anni. In ogni caso le previsioni per i turbocompressori parlano di un'espansione ad un Compound annual growth rate (CAGR) per i ricavi pari al 10,1% nel periodo 2016-2024. Queste entrate dovrebbero salire fino a 20,35 miliardi di dollari entro la fine del 2024, un bel traguardo considerando gli 8,56 miliardi del 2015.

BUONI MOTIVI PER I TURBO Diversi sono i fattori che “spingono” i turbocompressori e a spiegarceli è un analista di TMR: “alleggerire i veicoli è sempre stata una tendenza popolare nel mercato: automobili più leggere, per esempio, permettono di ridurre la manutenzione e migliorare l'efficienza e il comportamento dinamico. L'industria automobilistica, poi, in questi ultimi tempi è sempre più alla ricerca di consumi ed emissioni contenuti a causa dell'inasprirsi delle norme ambientali (leggi come i costruttori bussano a Trump per rivedere le norme sulle emissioni), con l'Europa, area leader nel mercato dei turbocompressori nel 2015, che è particolarmente severa in questo campo. Si tratta di fattori che spingeranno il mercato globale turbocompressori dato che essi si sono dimostrati efficaci per ridurre il peso e le emissioni dei veicoli”. In quest'ottica va letta la la crescente penetrazione di turbocompressori nei veicoli a benzina che potrebbe catalizzare crescite impressionanti nell'Asia-Pacifico e nel Nord America, aree che hanno una forte prevalenza di motori a benzina.

TURBINE ELETTRICHE Fra i fattori che potrebbero frenare la diffusione dei turbocompressori lo studio cita il costo del carburante (è di questi giorni l'accordo fra i Paesi produttori per ridurre l'estrazione del petrolio) che potrebbe spingere i consumatori verso veicoli elettrici, le due ruote e i mezzi pubblici e il turbo-lag, quel ritardo che, seppur ridotto dai progressi della tecnica, infastidisce i guidatori. Da non sottovalutare poi il fatto che i carichi elevati imposti dal “turbo” possono aumentare la produzione di ossidi d'Azoto. Ma l'elettricità, sempre secondo TMR, può dare una mano ai Costruttori: i compressori elettrici sono infatti praticamente privi di “ritardo” e non è un caso che anche i produttori classici li stiano studiando. IHI, per esempio, sta progettando sia gli Electrically assisted turbocharger, compressori con la turbina motrice “aiutata” da un motore elettrico, sia gli Electric compressor, nei quali i gas di scarico non entrano proprio (sparisce la turbina e quindi il prefisso “turbo”) perché il motore elettrico aziona direttamente il compressore. Questa possibilità si dispiega appieno con gli impianti elettrici a 48 volt, capaci di gestire al meglio le elevate potenze richieste dai compressori elettrici e da altre utenze (leggi dei nuovi motori Mercedes con compressore e pompa dell'acqua elettrici). L'elettrificazione aprirebbe la strada anche a nomi nuovi come Valeo e Honeywell (ne abbiamo parlato nel post dedicato alle Audi che dal 2017 avranno il compressore elettrico). Interessante anche la proposta di Aeristech, che sta sperimentando un turbocompressore “diviso”: la turbina, azionata classicamente dai gas di scarico, muove un generatore che a sua volta energizza un compressore elettrico: la flessibilità d'uso sarebbe notevole e si potrebbero anche caricare delle batterie per recuperare l'energia di gas di scarico.

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