Scontro fra treni in Puglia: il Ministero sguinzaglia gli esperti che ha risparmiato ad Acqualonga

Ci sono stragi e stragi: il Ministero indaga a Bari con una solerzia che l'incidente di Acqualonga sull'autostrada A16 forse non "meritava"

14 luglio 2016 - 8:00

In Italia ancora oggi può accadere che due convogli ferroviari, carichi di gente che va al lavoro o all'università, possano trovarsi sullo stesso binario e scontrarsi causando una catastrofe. Se nei paesi civilizzati viaggiano già treni a levitazione magnetica e si sperimentano mezzi di trasporto avveniristici (Si sperimenta in Scandinavia il treno Superveloce sottovuoto). L'inchiesta del Ministero sul disastro ferroviario è partita con zelo, forse quello che avremmo voluto, ma è mancato, nella strage del bus di Acqualonga sull'autostrada A16, dove le presunte responsabilità ben più gravi ed evidenti riguardavano un fatto di portata nazionale.

ARRETRATI ANNI LUCE In quello che una volta fu il Bel Paese non possediamo neppure la tecnologia, minima e comunque diffusa e collaudata, per allertare un macchinista e avvisarlo che il binario che sta percorrendo è già occupato, visto che in Italia lunghi tratti di linea ferrata sono a binario singolo. Secondo gli esperti intervenuti sull'incidente ferroviario tra Andria e Corato non c'è un sistema automatico con sensori che rileva il passaggio dei convogli ma avviene la comunicazione via telefono tra centrale e macchinista del binario libero. Obsolescenza forzata, forse voluta, scarsi interessi commerciali, investimenti sulle infrastrutture decisi non sulle reali necessità della comunità, qualunque sia la motivazione non cambia il risultato. Eppure, il Ministero dei Trasporti stavolta ha voluto vederci chiaro sulle responsabilità e sui colpevoli istituendo a poche ore dall'incidente un'inchiesta per fare luce sull'accaduto. Lo stesso Renzi ha dichiarato “Non ci fermeremo finchè non troveremo i colpevoli”, seguito a ruota da Matteo Salvini: “Chi ha sbagliato, paghi” e perfino dal Presidente Mattarella: “occorre accertare subito e con precisione responsabilità ed eventuali carenze”. Sia chiaro, non dispiace affatto la rapidità con cui si è mossa la macchina dei soccorsi e delle autorità competenti, ma questo attivismo impone qualche riflessione: possibile che tutti si siano accorti solo ora di quel tratto critico  a binario unico (su cui peraltro il piano di potenziamento della linea finanziato dall'UE sarebbe bloccato da anni)? E poi perchè questo spirito di abnegazione di chi avrebbe dovuto controllare che tutto fosse a norma è mancato di fronte alla barriera sfondata dal Bus sull'A16, che poi la Procura ha indicato come corrosa dal sale cosparso in inverno?

DOPPIO PASSO DEL GOVERNO QUANDO L'AFFARE SCOTTA Questa ennesima tragedia non può non riportare alla mente quella avvenuta ormai tre anni fa sul tratto campano dell'autostrada A16 tra Avellino e Baiano, quando un bus turistico ha sfondato le barriere del viadotto di Acqualonga, precipitando al suolo. In quel caso morirono 40 persone e ancora nessuno ha pagato per questa strage. Lo scorso maggio sono stati rinviati a giudizio i presunti responsabili e le udienze inizieranno alla fine di settembre, si punta a punire chi ha messo su strada un veicolo non in perfette condizioni, i funzionari della Motorizzazione che hanno chiuso un occhio su una improbabile revisione ma anche in questo caso si è fatto poco riferimento alle condizioni del viadotto e soprattutto delle barriere di contenimento. Lo Stato e la Giustizia si sono mossi con estrema lentezza, cercando forse di diluire una responsabilità troppo grande (Leggi il mistero della velocità del bus di Acqualonga), evitando di farla ricadere in gran parte su chi avrebbe dovuto assicurare il perfetto stato delle infrastrutture. Solo grazie al polverone sollevato da politici di opposizione è stato accertato che i guardrail sfondati non erano a norma, in cattive condizioni e con i sistemi di fissaggio al suolo corrosi e quindi estremamente fragili (la Procura di Avellino si pronuncia sui guardrail). Il bus che trasportava i pellegrini non era revisionato ma se il viadotto fosse stato a norma e in sicurezza tante vite non sarebbero state portate via.

LA VOCE DEI CONTRIBUENTI Torna ad uccidere quindi l'obsolescenza delle nostre infrastrutture e dei mezzi di trasporto, ma tornano ad uccidere il lassismo, la mancanza di coscienza e gli interessi torbidi. Dalle migliaia di commenti emergono le domande che il cittadino qualunque, il pendolare o lo studente, si pongono: Perché si insiste sulla TAV, non voluta e osteggiata dalla comunità, mentre il Sicilia il raddoppio della tratta Palermo-Messina è avanzato solo di 10 chilometri in 8 anni? Perché non dirottare gli investimenti di tante cosiddette grandi opere inutili verso un miglioramento della qualità di vita dei cittadini che pagano le tasse?

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