Scatola nera Rc auto: perché è tutto fermo

Sono ben due i contenziosi legali che bloccano l'introduzione della scatola nera

19 aprile 2013 - 7:00

Rc auto: il libro che vede per protagonista la scatola nera si arricchisce di un capitolo. È vero infatti che un decreto ne fissa le caratteristiche, ma tutto resta bloccato: la black box non arriva a causa di ben due contenziosi legali.

È IN “FREEZER” – Il Decreto liberalizzazioni del Governo Monti, poi divenuto Legge, parla anche di un apparecchio che registra gli spostamenti dell'auto. Secondo l'interpretazione dell'ex Isvap, ora Ivass (l'organo che vigila sulle Compagnie), il dispositivo è un obbligo per le Assicurazioni, se i clienti lo chiedono. Ma c'è il secco no dell'Ania, l'Associazione degli assicuratori. In base alla Legge, nel caso in cui l'assicurato acconsenta all'installazione sul proprio veicolo di meccanismi elettronici che registrano l'attività del veicolo (uno strumento che previene le truffe, controllando gli spostamenti della vettura e la dinamica degli incidenti), le Compagnie devono applicare una riduzione significativa di premio.

POSIZIONI INCONCILIABILI – Si tratta di un dispositivo che alcune Assicurazioni già offrono da tempo, con sconti sulla Rca attorno al 10%. Per l'Ivass, tutti i costi (dalla installazione alla disinstallazione, dalla sostituzione al funzionamento e alla portabilità di tali meccanismi) sono a carico delle imprese. Che hanno l'obbligo di offrire, se il cliente la richiede, accanto a polizze “base”, anche quelle con scatola nera, a fronte di una significativa riduzione del premio. Invece, secondo le Compagnie, la Legge offre una facoltà all'assicurato, ma non impone alcun obbligo alle Imprese, che restano libere di offrire questa tipologia di polizze. Se lo fanno e se l'assicurato acconsente, gli assicuratori debbono accordare sconti significativi rispetto alla tariffa base, sostenendo i costi di gestione di tali strumenti. D'altra parte – dice l'Ania – la Legge non avrebbe potuto imporre obblighi contrari alle normative comunitarie che sanciscono il rispetto della libertà tariffaria; e l'imposizione dell'obbligo di offerta con scatola nera avrebbe l'effetto indesiderato di determinare un “significativo aumento delle tariffe rispetto a quelle oggi vigenti, a causa dei costi che le imprese dovrebbero sopportare per offrire obbligatoriamente la nuova soluzione tecnologica”.

DUE RICORSI – C'è quindi un primo ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Roma, da parte dell'Ania, contro l'obbligo della scatola nera per le Assicurazione. In parallelo, c'è un secondo ricorso al Tar, secondo quanto scrive MF, da parte di Semplicemente Srl, una società che ha sviluppato una tecnologia più economica delle classiche black box e che ha chiesto al Tribunale amministrativo di sospendere e ritirare il decreto del ministero dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture. Stando a Semplicemente Srl, il Decreto liberalizzazioni all'articolo 32 prevedeva che i ministeri dovessero definire le caratteristiche tecniche non solo delle scatole nere, ma anche di strumenti equivalenti e di ulteriori dispositivi in grado di registrare le attività del veicolo. Invece, nel regolamento dei ministeri sono state disciplinate solo le scatole nere, lasciando fuori dal mercato prodotti più economici che sarebbero in grado di consentire una riduzione delle tariffe Rc auto. Morale? L'automobilista paga tariffe sempre più care, in attesa che questo guazzabuglio giuridico (tutto nasce da norme scritte in modo poco chiaro) arrivi al termine.

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