Scandalo Suzuki: vice Presidente Osamu Honda vicino alle dimissioni

Dopo le dimissioni del Presidente Mitsubishi anche in Suzuki Osamu Honda sarebbe prossimo ad assumersi le responsabilità dei test falsati sui consumi

8 giugno 2016 - 11:54

Il vice Presidente esecutivo di Suzuki sarebbe in procinto di lasciare l'azienda dopo lo scandalo dei consumi che avrebbe coinvolto il costruttore giapponese. 26 i modelli che nel mercato giapponese sarebbero interessati dallo scandalo.

LE DIMISSIONI Il vice Presidente esecutivo di Suzuki in Giappone, Osamu Honda, è stato travolto dallo scandalo consumi che ha colpito il costruttore nipponico ed è così in procinto di dare le proprie dimissioni, secondo quanto riportato da Nikkei. Honda avrebbe favorito la non conformità dei test sui consumi delle auto, non rispettando così la legislazione giapponese in materia di omologazioni, compilando le tabelle relative ai risultati con quelli ottenuti testando le singole parti in laboratorio e non con quelli ottenuti dall'auto completamente assemblata. Intanto la casa stessa non ha rilasciato dichiarazioni o conferme in merito alle dimissioni del manager.

I MODELLI INCRIMINATI La stessa Suzuki ha inizialmente dichiarato che i modelli coinvolti nello scandalo, che quindi avrebbero dei consumi non in linea con quelli dichiarati, sarebbero 16 (leggi dei modelli Suzuki coinvolti nello scandalo sui test falsati dei consumi), ma successivamente questo numero è salito fino a quota 26 ed ha palesato quindi un quadro ben diverso da quello delineato inizialmente. Secondo le stime solo nel mercato giapponese sarebbero circa 2,14 milioni le auto coinvolte nello scandalo, ma la Casa ha precisato che il reale consumo durante il normale utilizzo quotidiano non dovrebbe essere affetto da tali discostamenti.

SUZUKI COME MITSUBISHI Non solo Suzuki ha dichiarato di aver falsato i risultati, ma un altro costruttore nipponico, Mitsubishi nello specifico, ha in precedenza evidenziato delle falle nei dati diramati (leggi come Mitsubishi ha alterato i test i oltre 600 mila microcar). Attualmente non sono coinvolti altri costruttori in quello che potrebbe diventare un terremoto per l'automotive giapponese, ma noi restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

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