Roma capitale degli scandali: appalti strade comprati per 650.000 euro

Dopo Mafia Capitale, lo scandalo del sindaco, i guai amministrativi, ora gli appalti delle strade finiscono nel mirino della Procura con 7 arresti

17 dicembre 2015 - 10:00

Il virus della corruzione e del denaro facile ha colpito qualsiasi parte del corpo di Roma: dopo Mafia Capitale, dopo le inquietanti vicende del sindaco Marino, dopo i vari guai a livello amministrativo, e numerosi altri scandali, adesso tocca agli appalti delle strade (che sono disastrate…), comprati per 650.000 euro di tangenti, finiti nel mirino della Procura con 7 arresti. Sono ben 18 le persone indagate: è lo sbocco di un'inchiesta condotta dai Carabinieri su presunti casi di corruzione per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria di strade e infrastrutture nella capitale. Secondo l'ipotesi d'accusa, sarebbero state richieste tangenti per chiudere un occhio sulla regolare esecuzione dei lavori di manutenzione delle (disastrate) strade ed altre infrastrutture nella capitale: ben 33 le gare d'appalto dubbie, che hanno eseguito gli arresti dei 7 funzionari pubblici. Sedici milioni il valore degli appalti.

FUORI I NOMI – I funzionari pubblici arrestati, riporta repubblica.it, sono Francesco Pantaleo e Stefano De Angelis, del dipartimento Simu (Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana) di Roma Capitale; Roberto Brondi, Piero Seguiti, Doriano Carbonari e Paolo Fornaciari, impiegati rispettivamente presso i Municipi V, IX, X e XII di Roma; e Franco Ridenti, tecnico della Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata. Sentiamo gli investigatori: “Gli accordi presi tra gli imprenditori e i funzionari incaricati di sorvegliare il corretto andamento dei lavori comportavano la dazione di cifre che nel tempo variavano da poche migliaia di euro sino a oltre 100.000 euro, pertanto nell'ordine del 3-4% del valore dell'appalto stesso”. 

PERICOLO DI RECIDIVA – Gli arresti dei sette funzionari pubblici di Roma accusati di corruzione sono stati disposti dal Gip Roma Massimo Di Lauro per il pericolo di recidiva, ossia che possano rifarlo da un momento all'altro: “È prevedibile che, se lasciati in libertà, possano trovare altri imprenditori compiacenti, anche in considerazione dell'appetibilità degli onerosi lavori straordinari per il Giubileo appena iniziato”. La Città Eterna in ginocchio, ma c'è chi ne approfitta per dare mazzate letali. Per il Gip, sono “individui che non hanno esitato a barattare la loro funzione pubblica con alcune migliaia di euro, incuranti delle difficoltà della capitale che hanno contribuito ad aggravare omettendo per la vil moneta il monitoraggio di appalti essenziali per il decoro di una città che fa purtroppo fatica ad assicurare ai suoi abitanti una qualità di vita consona al suo rango di metropoli europea”. 

TUTTO COLLEGATO – L'indagine, rammenta il quotidiano, rappresenta la prosecuzione di quella che il 14 ottobre scorso portò all'arresto di Luigi Martella ed Alessio Ferrari e del funzionario Ercole Lalli: i due imprenditori il 27 settembre, al fine di alterare le gare d'appalto per la manutenzione e la sorveglianza delle strade della Grande Viabilità della città, avevano consegnato a Lalli, funzionario del citato Dipartimento Simu di Roma Capitale, 2.000 euro in contanti in cambio – secondo l'accusa – di informazioni riservate sulle imprese invitate alle gare. Emblematico il caso delle pulizia delle caditoie stradali dove solo un numero ridotto veniva ripulito rispetto al totale dichiarato nella documentazione di esecuzione lavori; altrettanto significativo è quello del rifacimento del manto stradale con risparmi sullo spessore dell'asfalto, sulla fresatura e sulle bonifiche, cioè la parte inferiore del sottofondo, scavata ad una profondità inferiore rispetto al previsto.

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