Rimborso Dieselgate. VW non si lascia intimidire e spiega il niet all'Europa

I clienti europei non avranno un soldo per il richiamo del dieselgate da Volkswagen, che dice di aver illuso solo gli USA

22 gennaio 2016 - 16:08

Di scandalo “dieselgate” si continua a parlare e lo si continuerà a fare per molto tempo, perché intorno a questa strana vicenda (che diventa sempre più grande) si sviluppano situazioni che non per forza sono legate ad aspetti strettamente tecnici. Un esempio di quanto appena scritto? Lo spunto è offerto da una notizia “fresca”, che racconta come il gruppo Volkswagen si sia rifiutato (almeno fino a ora) di risarcire i clienti europei, così come fatto in America. Per quale motivo? Quale differenza c'è tra i due “casi”? Ecco i dettagli di questa vicenda.

NON SE NE PARLA – La Volkswagen (che ha studiato una nuova spending review; leggi qui i particolari della nuova strategia) tiene duro e su questa storia sembra proprio non volerne sentir parlare, anche perché fino a qualche giorno fa si era trincerata dietro una serie infinita di “no comment”, mentre da qualche ora ha fatto trapelare “dolcemente” la sua decisione, che mette in mostra la caparbietà tedesca di tenere “il punto”. Così sembra proprio non esserci neppure “l'ombra” o la minima speranza per i clienti europei di un risarcimento per i danni subiti dalla truffa ricevuta dal Costruttore tedesco. Se le richieste avanzate dai clienti non hanno sortito alcun effetto, pare che nulla sia cambiato nonostante l'interessamento del Commissario dell'Unione Europea per l'Industria, la polacca Elzbieta Bienkowska, che ha chiesto a Volkswagen di attivarsi per compensare i clienti europei colpiti dallo scandalo delle emissioni in maniera simile a quanto sta facendo per gli automobilisti degli Stati Uniti. 

SITUAZIONE IMPARI – Dunque, per quale motivo i clienti americani hanno diritto a un risarcimento e quelli europei no? Il Ceo di Volkswagen, Matthias Mueller si è mostrato deciso verso il “no!” anche nei confronti della Bienkowska, che molto coerentemente ha messo in luce il diverso trattamento che il Gruppo sta offrendo ai clienti del Nuovo Mondo e a quelli del Vecchio Continente (leggi qui il suo intervento). Anche perché chi ha acquistato automobili del Gruppo tedesco e le ha equipaggiate con i motori EA189 è stato truffato quanto un americano che ha guidato una Volkswagen “truccata”.  In America, addirittura, la Casa tedesca ha mandato ai clienti colpiti dal “dieselgate” un “pacchetto di riconciliazione” contenente una carta Visa prepagata con un importo di 500 dollari, una carta regalo, sempre di 500 dollari, da spendere in ogni concessionario Volkswagen e tre anni di assistenza stradale gratuita, 24 ore su 24. 

COMANDANO I NUMERI – Molto probabilmente a fare da ago della bilancia verso il categorico “no!” rivolto ai clienti europei è stata la legge dei grandi numeri. Proprio così, perché se in America le vetture colpite dallo scandalo sono state circa 482.000, in Europa i veicoli coinvolti sono stati 8,5 milioni, pertanto le tasche del Costruttore tedesco si svuoterebbero molto di più rispetto a quanto speso per fare un “regalo di pace” ai clienti americani. Altre scuse sembrano non esserci, perché, proprio come hanno ricordato molti addetti ai lavori europei, se Volkswagen si sente in colpa verso gli americani, per aver venduto loro automobili con un motore truccato “Clean Diesel”, allora lo stesso senso di colpa dovrebbe opprimere l'anima di Volkswagen se pensa che la stessa storia in Europa è accaduta sotto il termine di “BlueMotion”, la gamma di propulsori economici e puliti del Gruppo tedesco (che nel 2017 farà debuttare due nuovi propulsori; leggi qui i dettagli tecnici). Ad ogni modo, dal Wolfsburg hanno fatto sapere che il loro impegno verso il cliente europeo è massimo, in quanto tutti gli sforzi sono concentrati nell'organizzare il richiamo e nello svolgere nel miglior modo possibile il ripristino delle vetture macchiate dallo scandalo.

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