Rifiuto alcoltest: per ora non è un reato tenue

Rifiuto alcoltest: per ora non è un reato tenue La Cassazione rigetta l'eccezione di particolare tenuità per il reato di rifiuto di sottoporsi ad alcoltest

La Cassazione rigetta l'eccezione di particolare tenuità per il reato di rifiuto di sottoporsi ad alcoltest, in attesa della decisione delle SSUU

8 Febbraio 2016 - 11:02

Con la sentenza n.4514, depositata in cancelleria il giorno 3.2.2016, la Corte di Cassazione, IV sezione penale, respinge il ricorso di un'automobilista condannata in primo grado e in appello per rifiuto di sottoporsi ad alcoltest durante un controllo seguito a rilievi di incidente stradale.

CONDANNATA IN PRIMO E SECONDO GRADO, NON SI ARRENDE – Il ricorso conteneva molti riferimenti a questioni calde inerenti il reato di cui all'art. 186, 7° comma C.d.S. (rifiuto di sottoporsi ad alcoltest), tra cui l'inapplicabilità dell'aggravante inerente l'incidente stradale ai casi di rifiuto, leggi qui  e l'applicabilità – ai casi di rifiuto di alcoltest – della non punibilità per particolare tenuità del fatto di cui abbiamo parlato qui, ai sensi dell'art. 131bis, c.p., il cui destino è tuttora nelle mani delle Sezioni Unite. Gli Ermellini sono però in questa sede inflessibili e respingono tutte le argomentazioni della difesa, confermando la condanna. Potrebbe essere un segnale, che prelude a una decisione negativa per quel che riguarda la compatibilità della normativa sulla particolare tenuità del fatto con il reato di cui all'art. 186, comma 7, C.d.S.. Non si è arresa l'automobilista condannata in primo e secondo grado a 6 mesi di arresto, sospensione della patente e confisca dell'autoveicolo da Lei condotto nell'occasione, per essersi rifiutata di sottoporsi ad alcoltest. Ha proposto infatti anche il ricorso per Cassazione, articolato dal suo difensore in ben cinque motivi. Particolarmente interessanti, tra le argomentazioni proposte dalla difesa dell'automobilista condannata, erano il vizio di motivazione del diniego dei lavori di pubblica utilità e la richiesta di applicazione della non punibilità in forza della nuova norma di cui all'art. 131 c.p., inerente la particolare tenuità del fatto, rispettivamente contenute nel 2° e nel 5° motivo di ricorso. Gli Ermellini non hanno fatto una piega: tutti i motivi sono stati ritenuti infondati e quindi il ricorso è stato rigettato.

LAVORI DI PUBBLICA UTILITA' E AGGRAVANTE – Come i lettori di SicurAUTO.it ricorderanno, recentemente una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ha dichiarato inapplicabile al reato di cui all'art. 186, comma 7, C.d.S., l'aggravante di cui all'art. 186, comma 2bis, che comporta aggravi di pena per chi provoca incidenti stradali e, soprattutto, il divieto di accedere al beneficio dell'estinzione mediante lavori socialmente utili. Questo per motivi, anche formali, inerenti l'interpretazione sistematica delle norme contenute nell'articolo del C.d.S. in questione. Quindi, nel caso in commento, il difensore ha provato a cavalcare l'onda: se non si applica l'aggravante dell'incidente stradale, perché non è stata accordata l'estinzione della pena tramite prestazione di lavori socialmente utili? L'aver causato incidente stradale è infatti il principale ostacolo alla concessione dell'istituto premiale dei lavori socialmente utili, quindi nel caso di specie avrebbe dovuto esserci spazio per la concessione del beneficio previsto dall'art. 186, comma 9bis C.d.S.. Invece no. La Corte fa leva sulle corrette argomentazioni dei Giudici di merito, che hanno negato la predetta concessione per via della “biografia penale” della richiedente, che aveva precedenti della stessa indole.

TENUITA' DEL FATTO, NON SE L'IMPUTATA E' RECIDIVA – Sulla stessa linea si pone la risposta degli Ermellini alla richiesta di applicazione della nuova norma di cui all'art. 131 c.p., che comporta la non punibilità quando ricorrano i presupposti per riconoscere una particolare tenuità del fatto lesivo. La questione è in realtà al vaglio delle Sezioni Unite, ma i Giudici di Piazza Cavour “dribblano” le diatribe sollevate in precedenza sull'applicabilità dell'art. 131 c.p. al caso di rifiuto dell'alcoltest. Si limitano ad accennare alla tesi che prevede che non sia possibile applicare la norma della particolare tenuità in casi del genere, stante la “non graduabilità” dell'offensività della condotta, e poi fanno di nuovo ricorso alle caratteristiche soggettive del richiedente, richiamando ancora la “personalità dell'imputata” e la sua “biografia penale”.

MANCA L' ARMONIZZAZIONE DI NORME E SENTENZE – Negli ultimi mesi, in materia di sanzioni per guida in stato di ebbrezza, si sono avute diverse pronunce di grande rilevanza, tendenzialmente tutte nel segno del “favor rei”, ossia tutte a favore degli imputati. Dapprima le Sezioni Unite hanno statuito che in ogni momento il difensore dell'imputato può sollevare l'eccezione del mancato avvertimento al trasgressore della facoltà di farsi assistere da un difensore durante l'alcoltest, ed è noto che molte condanne sono saltate e saltano per tale omissione da parte delle Forze dell'Ordine. Poi è arrivata la decisione delle Sezioni Unite di rendere inapplicabile l'aggravante dell'aver provocato incidente stradale (comma 2bis), ai casi di rifiuto di sottoporsi ad alcoltest. Così chi dopo aver causato un incidente fa il test e risulta in ebbrezza grave, subisce pene severissime, mentre chi si rifiuta mantiene diverse chances di cavarsela meglio. Ora si attende la pronuncia sulla particolare tenuità. Se le Sezioni Unite dovessero concedere l'applicabilità della causa di non punibilità al caso di chi si rifiuta di fare l'alcoltest, si deve prevedere un “rifiuto di massa” di tutti coloro che vengano coinvolti in un incidente sapendo di aver alzato troppo il gomito. La sentenza in commento sembra quasi voler eludere le difese, a mio avviso ben dispiegate, della ricorrente, puntando tutto sulla “personalità”, sulla “biografia penale”, per evitare di dover prendere provvedimenti troppo favorevoli nei confronti di chi, rifiutando l'alcoltest, sabota il sistema di controllo che il legislatore ha predisposto, in modo poco lineare, per fronteggiare il fenomeno del “drunk driving”.

Commenta con la tua opinione

X