Rifiuti al posto del petrolio, in Sicilia il carburante si ricava dall'umido

Diesel ecologici e bio-oli da scarti alimentari e vegetali destinati allo smaltimento, è la realtà green che sta nascendo in Sicilia

5 aprile 2018 - 11:58

Da sempre si parla di biomasse, carburanti alternativi e metano prodotto da scarti della lavorazione delle piante. Tante realtà che in misura variabile hanno riguardato sperimentazioni fuori dall'Italia (ricordiamo che la Germania, ad esempio è il primo Paese per produzione di biometano). Ma dalle promesse di Eni, presto l'Italia potrà fregiarsi si un altro merito, la produzione di biocarburanti e bio-oli sostenibili in una raffineria totalmente riprogettata per mandare in pensione il petrolio. La raffineria Eni candidata a diventare una delle poche nel mondo totalmente green andrà a regime nel sito di Gela, in Sicilia dove potrà dare una nuova identità anche al territorio. La materia prima? Niente altro che scarti alimentari e vegetali.

ANCHE LE RAFFINERIE DOVRANNO ADEGUARSI Il recente decreto sulla produzione di biometano in Italia ha fatto da volano alle vendite di auto ibride alimentate a metano, infatti mentre benzina e gasolio continuano a perdere consensi, le immatricolazioni di auto alimentate a metano sono cresciute del 28% a marzo 2018 (leggi qui i dati del mercato auto in Italia). Ma la provenienza di carburanti con un impatto ambientale sempre più ridotto lungo tutta la filiera è un requisito imprescindibile per tutti i nuovi impianti secondo le direttive europee. E all'appello in Italia il primo a rispondere è il sito di Gela, dove diversi progetti e sperimentazioni puntano ad abbattere l'emissione di gas serra del 60% su tutta la filiera. Una volta a regime l'impianto dovrebbe produrre 530mila tonnellate all'anno di gasolio “pulito”.

DIESEL DA OLIO DI PATATINE Partiamo proprio dal green diesel, un progetto prevede la trasformazione si grassi e oli animali – in pratica tutti i rifiuti provenienti dalle mense come l'olio di frittura altrimenti destinato allo smaltimento – per trasformarlo in bio diesel. Attraverso l'idrogenazione completa degli oli  l'impianto punta a lavorare 730 mila tonnellate di materiale che potrà diventare carburante anche grazie a un accordi siglato tra Eni e il  Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli esausti. Oltre all'olio impiegato per friggere patatine l'impianto potrà lavorare anche grassi animali, oli da alghe e rifiuti, e materiale lignocellulosico provenienti da biomasse di scarto e colture energetiche.

ANCHE L'OLIO  SI PUO' OTTENERE DAI RIFIUTI Oltre al gasolio green ottenuto da oli alimentari, all'interno del sito che dovrebbe avviare l'attività di raffinazione nel 2019, saranno attivate altre sperimentazioni come l'ottenimento di olio da rifiuti alimentari. Del progetto se ne occuperà Syndial, la società di servizi ambientali di Eni che darà il via al progetto “Waste to oil”. Insomma se i 60 litri di bio carburante sintetico che Audi è riuscita a produrre lasciavano pensare a una produzione su larga scala abbastanza lontana, l'annuncio di Eni ha una portata maggiore. Bisognerà solo vedere se i benefici della produzione di carburanti bio dai rifiuti potranno infrangere la catena di interessi economici che avvolge lo smaltimento dei rifiuti in Italia.

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