Materiali rinnovabili e riciclati negli pneumatici: quali sono?

Materiali rinnovabili e riciclati negli pneumatici: quali sono?

Materiali rinnovabili e riciclati negli pneumatici per veicoli: di cosa parliamo davvero? Ecco i chiarimenti dell’associazione ETRMA

 

Materiali rinnovabili e riciclati negli pneumatici per veicoli: di cosa parliamo davvero? Ecco i chiarimenti dell’associazione ETRMA

31 Luglio 2025 - 10:34

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di economia circolare, soprattutto quando si tratta di settori ad alto impatto ambientale come quello degli pneumatici. Ma cosa significa davvero usare materiali rinnovabili e riciclati nella produzione di gomma e pneumatici? Per rispondere a queste domande, l’ETRMA (European Tyre and Rubber Manufacturers’ Association) ha pubblicato un documento condiviso dal Tire Industry Project (TIP), una coalizione di aziende che rappresenta il 60% della produzione mondiale di pneumatici. In questo documento sono state definite e condivise le indicazioni per capire quali sono i materiali che l’ETRMA considera rinnovabili e riciclati.

MATERIALI RINNOVABILI NEGLI PNEUMATICI: QUELLI PROVENIENTI DALLA NATURA

Un materiale rinnovabile è, in parole semplici, un materiale di origine biologica – quindi derivato da piante, animali o microrganismi – che può essere rigenerato naturalmente a un ritmo uguale o superiore a quello con cui è utilizzato. Alcuni esempi pratici di materiali rinnovabili sono:

  • la gomma naturale proveniente da alberi della gomma (Hevea brasiliensis);
  • gli amidi o oli vegetali utilizzati per produrre plastiche o additivi bio-based;
  • le fibre naturali come cotone o lino, talvolta impiegate nei rinforzi strutturali degli pneumatici.

L’importante è che i materiali rinnovabili impiegati rispettino il ritmo della natura: devono potersi rigenerare in tempi compatibili con la loro estrazione.

MATERIALI RICICLATI NEGLI PNEUMATICI: DARE NUOVA VITA A UN RIFIUTO

La seconda categoria chiave è quella dei materiali riciclati utilizzati nella gomma e negli pneumatici. Qui la definizione è altrettanto precisa: si tratta di materiali ottenuti attraverso un processo che parte da scarti o rifiuti, come quello sviluppato da Michelin per il recupero di materie prime ed energia da PFU (Pneumatici Fuori Uso). Ma attenzione, non tutti gli scarti sono uguali. Il TIP distingue due grandi famiglie:

  1. Riciclato post-consumo. Sono i materiali che arrivano a fine vita dopo l’uso da parte dell’utente finale – privati, aziende, officine, ecc. Un esempio è lo pneumatico usato che viene frantumato e trasformato in granulato di gomma per produrre nuovi oggetti (come tappeti sportivi o nuovi pneumatici).
  2. Riciclato pre-consumo o post-industriale. Qui si parla invece degli scarti generati durante la produzione, prima ancora che il prodotto arrivi sul mercato. Ma per essere considerato riciclato pre-consumo, un materiale deve rispettare tre condizioni ben precise ed essere:
  • uno scarto, cioè deve essere un materiale che l’azienda non intende più usare nel processo originario;
  • riprocessato, nel senso che non basta riutilizzarlo tale e quale, ma deve subire un processo di trasformazione;
  • usato in un processo diverso da quello originale; in altre parole, deve diventare parte di un altro prodotto o componente, non semplicemente tornare nel ciclo da cui proviene.

Una precisazione importante del TIP è che se uno scarto viene chimicamente trasformato in una nuova materia prima (ad es. nerofumo ricavato da pneumatici difettosi e riutilizzato come materia prima per nuove gomme), allora può essere considerato riciclato pre-consumo, anche se tecnicamente rientra nel ciclo della produzione degli pneumatici. Il nerofumo è uno degli ingredienti principali nella produzione di pneumatici: serve a rafforzare la gomma e migliorarne le proprietà meccaniche.

PERCHÉ QUESTE DEFINIZIONI SONO COSÌ IMPORTANTI?

Secondo l’ETRMA, se ogni produttore usasse criteri diversi per dichiarare cosa è riciclato o rinnovabile, sarebbe impossibile fare confronti o creare politiche efficaci. Il documento condiviso dal TIP, basato sulle norme internazionali ISO 14021; SASB; UL 2809 – serve proprio a creare trasparenza, coerenza e fiducia, sia all’interno della filiera che verso i consumatori e incentivare scelte consapevoli.

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