Più traffico con le auto elettriche? Uno studio smonta la mobilità del futuro

Un rapporto del Consiglio economico nazionale in Israele lancia l’allarme sul traffico da auto elettriche: ecco tutte le previsioni nefaste sulla mobilità del futuro

29 luglio 2019 - 20:39

Mentre cresce l’impegno di costruttori auto e Governi a favore dell’auto elettrica aumentano anche i dubbi. Un recente studio svolto dal Consiglio economico nazionale dello Stato di Israele mette in luce i rischi della rivoluzione in arrivo nel campo della mobilità. Con le strade piene di auto elettriche, connesse ed autonome potrebbe crescere a dismisura il traffico nelle grandi città. Secondo le stime israeliane il conto per lo Stato sarebbe salato. Se il traffico costa ad oggi circa 89 miliardi di euro all’anno entro il 2040 la cifra potrebbe addirittura raddoppiare. Questo scenario è legato al fatto che gli spostamenti diventeranno più facili, grazie anche alle soluzioni in sharing. Aumenterà quindi il numero e la frequenza dei viaggi. Altro problema potrebbe essere legato alle minori entrate fiscali visto che oggi la tassazione è impostata per colpire principalmente i mezzi con un motore termico. Vediamo lo studio israeliano nel dettaglio.

MOBILITA’ E AMBIENTE

A prescindere dal fatto che siano veicoli autonomi, connessi o elettrici il bilancio ambientale ed economico rischia di essere salato anche nel futuro. Con la crescita di servizi di condivisione le modalità di trasporto su cui ad oggi facciamo affidamento cambieranno radicalmente nei prossimi anni. Sicuramente permangono significative incertezze, sia per quanto riguarda la natura delle tecnologie che la loro integrazione ma si profilano anche altri problemi. Un rapporto pubblicato dal Consiglio economico nazionale (NEC) dello Stato di Israele avverte che l’ingresso di nuove tecnologie automobilistiche condurre a una congestione ancora peggiore delle già affollate strade del paese. Secondo le stime del Governo, il traffico costa allo Stato circa 89 miliardi di euro all’anno. Questa cifra enorme potrebbe raddoppiare entro il 2040 se non saranno attuate riforme significative. Nonostante i dati sembrino parlare chiaro il grado di incertezza affrontato dalle autorità di pianificazione rimane elevato.

INTERROGATIVI APERTI

Secondo il Consiglio economico nazionale è difficile fare una previsione completa degli scenari futuri. Se come visto una prima analisi è pessimista una diversa lettura parla di vetture elettriche, connesse e autonoma capaci di offrire sollievo al traffico senza bisogno di grandi cambiamenti alle infrastrutture esistenti. Il rapporto completo del NEC traccia anche un quadro generale delle possibili implicazioni dell’integrazione dei veicoli smart in vari settori. “Esiste il rischio reale che la rivoluzione del trasporto intelligente porti a un peggioramento delle condizioni di guida, congestione e problemi di parcheggio, soprattutto nei centri urbani”, ha affermato la commissione guidata dal presidente del NEC Prof. Avi Simhon. “Ciò sarà dovuto all’aggiunta di nuovi viaggi e tratte con i veicoli vuoti ma anche alla preferenza dei servizi di individuali piuttosto che dei trasporti pubblici.” Insomma sembra proprio che in futuro ci si muoverà di più ma sempre meno a piedi e in bicicletta.

BILANCI A RISCHIO

Altro impatto importante si avrà sulle entrate statali derivanti dalla tassazione relativa ai veicoli. Se nel 2016 il gettito ammontava a circa 100 miliardi di euro, cioè circa il 12% del budget totale, le previsioni per il futuro palesano di un netto calo. Questo perché le principali fonti di introito sono l’imposta sul carburante e l’imposta sull’acquisto di veicoli. Insomma i Governi come i costruttori dell’auto iniziano a fare i conti. Alix Partners ci dice che, entro il 2023, i big dell’auto hanno messo in campo 225 miliardi di dollari per l’elettrificazione dei loro prodotti. A questi ne vanno aggiunti circa 50 per lo sviluppo della guida autonoma. A tirare le somme il totale di 275 miliardi equivale a quasi la metà dei 553 miliardi che i costruttori hanno incassato dal 2014 al 2018. Ecco allora che si parla di erosione dei profitti e di minore redditività della mobilità 2.0.

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