Pininfarina a Mahindra per 25 milioni, ma il titolo crolla

È ufficiale la vendita della Pincar che SicurAUTO.it aveva anticipato. L'AD: "resterà italiana", ma la borsa non ci crede

15 dicembre 2015 - 20:36

E così anche un altro pezzo dell'Italia che vale, quella che disegna, innova, produce e ha una duplice “sapienza” – estetica e industriale – saluta e se ne va, anche se fisicamente dovrebbe rimanere nel Bel Paese.

ROTTA VERSO EST – Stiamo parlando di Pininfarina, un marchio onusto di gloria che è fra i più prestigiosi ambasciatori del Made in Italy nel mondo: il suo acquisto da parte del gruppo Mahindra non sembra infatti una notizia rassicurante e l'esser stata preceduta dal Gruppo Jaguar Land Rover, che da tempo ha casa nel subcontinente indiano, consola assai poco. Dopo la partenza di Pirelli verso la Cina, Italdesign che è stata comprata quest'estate da Volkswagen (la società a sua volta ha perduto Valter De Silva dopo i tagli che il DieselGate ha imposto anche al reparto design) e la chiusura di Bertone (per fortuna l'ASI ha acquistato le auto del Museo per 3,5 milioni) ora assistiamo anche alla perdita della carrozzeria fondata dal leggendario Battista Farina detto “Pinin”. Il nipote di Battista, Paolo Pinifarina figlio di Sergio (senatore a vita scomparso nel 2012) afferma che “Restano in Italia le maestranze, il management, gli stilisti, i progettisti, il Dna dell'azienda, insomma. Questi ultimi dieci anni sono stati difficili, una vera traversata nel deserto ma con questo accordo guardiamo al futuro e alla crescita. Pininfarina diventerà un marchio globale”.

AZIONI IN PICCHIATA – Le anticipazioni di SicurAUTO.it (leggi la metamorfosi di Pininfarina, che diventa sempre più indiana) sono quindi arrivate allo sbocco previsto ma se a settembre le anticipazioni avevano provocato un rallye di Borsa (in un giorno le azioni Pininfarina avevano segnato un rialzo di più del 20%, la notizia della chiusura dell'accordo ha abbattuto il titolo, sceso dai 4,20 euro di venerdi agli 1,31 di ieri; oggi la quotazione è sospesa. Il cambiamenti di umore degli operatori si spiega con il fatto che i 25,3 milioni di euro che Mahindra pagherà per il 76% del capitale dell'Azienda equivalgono a circa 1,1 euro per azione, una quotazione alla quale il titolo potrebbe allinearsi. L'Amministratore Delegato Silvio Angori ha commentato così alla notizia del crollo: “Non se ne capisce la ragione: occorre tenere conto del fatto che l'investitore, oltre agli apporti finanziari, contribuirà con il suo patrimonio di clienti e di servizi che saranno offerti al mercato congiuntamente”. Il gruppo Mahindra è, in effetti, un vero colosso: fattura più di 16 miliardi di dollari, ha oltre 200.000 dipendenti e una produzione che spazia dalle auto ai veicoli a due e tre ruote e anche industriali arrivando fino alle barche e agli aerei.

OPPORTUNITÀ MASCHERATE? – Chander Prakash Gurnani, CEO di Techmahindra, controllata del Gruppo e che è fra quelle che hanno acquisito le azioni, ha invece (e ovviamente) sottolineato le possibilità che l'accordo offre: “in questo modo Pininfarina ha la possibilità di essere presente nei 90 Paesi dove operiamo e di avere accesso a circa 800 clienti. Techmahindra aiuterà Pininfarina a globalizzarsi e la società aumenterà la nostra offerta nei settori dei trasporti, dell'aerospace e nell'industrial design”. Mahindra prosegue così nel suo shopping planetario – ha acquisito anche la sudcoreana Ssangyong e la divisione scooter di Peugeot – che ha la sua punta di diamante proprio nell'acquisto di Pininfarina. Il marchio che ha vestito alcune delle più belle vetture e prototipi della storia dell'automobile (Per Ferrari, Alfa Romeo, Peugeot, Fiat Lancia…) possiede per intero il know-how del mondo dell'automotive, un patrimonio che passa ora nelle mani di Mahindra. Il gruppo indiano sborserà molti altri soldi (20 milioni di aumento di capitale e 114,5 come garanzia ai creditori) ma acquisisce un patrimonio di menti e idee che ha pochi pari al mondo. L'azienda viene da un decennio di tribolazioni finanziarie e Mahindra l'ha, di fatto, salvata e, vista la sua forza, non era oggi contrastabile da nessuno in Italia. Rimane comunque un dubbio: qualche anno fa, quando il gigante indiano non era ancora interessato e i debiti erano di meno, a nessuno è venuto in mente che un'azienda come Pininfarina potesse essere un tesoro da salvare e valorizzare?

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