PFU: 225 mila tonnellate recuperate, ma il mercato nero preoccupa

67 mila tonnellate di gomme recuperate oltre quanto impone la legge. Lo sforzo di Ecopneus però è minacciato dagli pneumatici rivenduti illegalmente

27 novembre 2015 - 9:17

Ecopneus nelle ore precedenti ha lanciato, nello stesso momento, un allarme e un “proclama” (visti gli sforzi): la brutta notizia è che in Italia ci sono almeno 25.000 tonnellate di pneumatici fuori uso a rischio di abbandono; poi, con l'occasione, ha annunciato il superamento del proprio target annuale di raccolta dei PFU, tra quelli non smaltiti correttamente. Uno dei problemi da sconfiggere è il mercato nero degli pneumatici e l'immissione nel mercato delle gomme smontate dalle automobili demolite.

PER AIUTARE L'AMBIENTE – Il numero di pneumatici smaltiti in maniera impropria è stato notevolmente ridotto grazie all'introduzione “dell'eco tassa” (conosciuta anche come PFU). Con un decreto ministeriale dell'11 aprile 2011 è stata disciplinata la gestione degli pneumatici fuori uso, favorendone il recupero e migliorandone lo smaltimento ai fini di una riduzione dell'impatto ambientale. Per contribuire al trattamento di questi materiali è stato ritenuto necessario istituire una “eco tassa” (che va pagata anche se si acquistano gli pneumatici online) al momento dell'acquisto di un'automobile o di nuovi pneumatici. L'importo di questo contributo viene stabilito annualmente dal Ministero dell'Ambiente, perché il valore deve sottostare a diverse variabili, date le diverse caratteristiche di ogni pneumatico e la tipologia di smaltimento necessaria. In linea generale, l'importo varia a seconda del peso della gomma, seguendo una logica che dovrebbe portare alla progressiva riduzione del contributo.

PFU INESISTENTI – Gli pneumatici venduti irregolarmente, oltre ad evadere il contributo ambientale e l'Iva sul prezzo d'acquisto, costituiscono un vero e proprio problema quantitativo, perché non potendo essere controllati risultano poi essere “eccedenti non contabilizzati” nei parametri che i responsabili dei diversi soggetti preposti alla gestione degli PFU devono rispettare.  Si tratta di PFU che “non esistono” per il circuito legale, ma che in realtà figurano concretamente nei punti di raccolta, oppure vengono utilizzati per essere irregolarmente riutilizzati.  Il Direttore Generale di Ecopneus, Giovanni Corbetta, commenta così questa situazione: “per il 5° anno consecutivo Ecopneus ha deciso di accollarsi una parte importante del problema, continuando per ora a raccogliere PFU e alleggerire quindi, con le proprie risorse economiche residuali, il potenziale grave problema nazionale. Lo facciamo perché lo riteniamo un comportamento responsabile, coerente con il mandato dei nostri soci e con il modo di lavorare che abbiamo scelto di attuare, fin dall'inizio”.

NUMERI IMPORTANTI – Infatti, sin dal primo anno di avvio di attività, Ecopneus si è fatto carico del problema, prendendo in “consegna” quantitativi dai numeri significativi: secondo un calcolo rapido, rispetto al milione di tonnellate di PFU gestite complessivamente nei primi 4 anni di vita, sono state ben 67.000 le tonnellate raccolte e recuperate oltre l'obbligo di legge. Sotto questo punto di vista, il 2014 è stato l'anno del record (qui invece i dati relativi il 2013), quando cioè venne toccato il picco del fenomeno con un +13% di raccolta extra-target, pari a quasi 30.000 tonnellate. “Per fare fronte alla situazione descritta – ha concluso Corbetta – Ecopneus continua ancora per altre giornate la raccolta “extra-target”; una decisione che va a beneficio dei “gommisti”, che evitano gli inconvenienti di dover provvedere individualmente al trattamento dei propri rifiuti, non gestiti dal sistema nazionale del Paese, che vede ridotto il rischio di abbandono da parte di operatori poco corretti, delle Istituzioni, che dovranno però impegnarsi nell'affinamento della normativa vigente per far fronte a questo problema”.

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