Pedaggi moto scontati: FMI chiede un taglio al Ministero

Le moto pagano gli stessi pedaggi delle auto, un'ingiustizia che la Federazione Motociclistica Italiana impugna chiedendo al Ministero nuove tariffe

12 luglio 2016 - 17:29

Una grossa moto cruiser, al top della gamma di un Costruttore, può pesare 300 kg ed essere lunga circa 2,5 metri per 1 metro circa di larghezza al manubrio. Qualsiasi automobile, tolta la Smart, è più lunga di almeno un metro e pesa almeno 3 volte tanto: allora perché la motocicletta deve pagare pedaggi paragonabili a quelli delle automobili? La domanda se la sono posta la Federazione Motociclistica Italiana e Confindustria ANCMA e l'hanno girata, durante un incontro a Torino, ad Andrea Camanzi, presidente dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART).

EQUIPARAZIONE INSPIEGABILE Pensate ad una snella scrambler, pesante 160 kg e ad un grosso SUV da 2 tonnellate: cosa hanno in comune, a parte muoversi su ruote dotate di pneumatici? Il pedaggio! (sapevi che moti stranieri evadono il pedaggio?) Può sembrare paradossale e ingiusto ma in Italia accade questo: un mezzo agile e leggero, che non usura quasi il manto stradale e occupa poco spazio, paga più o meno la stessa cifra di un grosso veicolo a 4 ruote che pesa 10 volte tanto e occupa una decina di metri quadrati di asfalto (leggi del caro pedaggio della BreBeMi). L'Italia è infatti uno dei pochissimi paesi europei nei quali il pedaggio dei motocicli è equiparato a quello delle auto, con il risultato che qualunque moto paga all'incirca la stessa cifra di un'automobile ben più grande. Il nostro Paese non segue quindi l'esempio di altri Stati nei quali le autostrade a pagamento applicano tariffe molto più basse ai motociclisti, in molti casi dimezzate rispetto ai pedaggi nostrani.

PIÙ DI UN VANTAGGIO La richiesta che FMI e Confindustria ANCMA (l'associazione che riunisce i Costruttori delle moto, delle biciclette e dei relativi accessori) hanno fatto all'Autorità dei Trasporti è stata di verificare, con un'interlocuzione con i concessionari delle Autostrade e il Ministero dei Trasporti (ricordiamo che le Autostrade hanno una concessione dallo Stato), l'esistenza delle condizioni per creare una tariffazione specifica per i motocicli. Alle due ruote a motore in autostrada vengono riconosciuti diversi vantaggi: sono di gran lunga meno ingombranti, inquinano di meno e hanno un ruolo importante nella riduzione del traffico proprio perché più agili e compatte. Il presidente Camanzi ha ascoltato con interesse gli argomenti presentati da ANCMA ed FMI e si è dichiarato disponibile ad un approfondimento della questione, attraverso le procedure previste da ART. Secondo Corrado Capelli, presidente di Confindustria ANCMA, la creazione di una tariffa dedicata ai motocicli ne favorirebbe la circolazione sulle autostrade “aiutando” così sia l'industria motociclistica nazionale, che è la più importante d'Europa, sia i concessionari autostradali, che riuscirebbero a compensare la rimodulazione dei pedaggi.

AUTOSTRADE AMICHE Un'altra motivazione è stata portata da Paolo Sesti presidente della FMI – Federazione Motociclistica Italiana: “Le autostrade sono le strade più sicure per noi motociclisti. Una tariffa agevolata ne incentiverebbe l'utilizzo, aumentando la sicurezza per le due ruote a motore. Noi chiediamo soltanto di essere equiparati al resto dell'Europa” (le statistiche degli incidenti in autostrada sono nel caos). In effetti recuperando qualche dato si può dare un supporto statistico all'affermazione di Sesti riguardo la maggior sicurezza delle autostrade. Prendendo i dati ISTAT sulla consistenza del parco circolante e incrociandoli con gli incidenti accaduti in autostrada si vede infatti che nel 2014 (leggi di come gli incidenti in autostrada sono aumentati del 5,1% nel 2015) le automobili coinvolte in incidenti autostradali sono state 12.576 mentre le moto coinvolte sono state 878. Rapportando questi eventi al parco circolante si evince che nelle autostrade italiane ci sono stati 0,34 incidenti ogni 1000 automobili mentre lo stesso dato per i motocicli scende a 0,14. I dati vanno dal 2004 al 2014 e sono sistematicamente più favorevoli alle 2 ruote anche se con andamenti differenti: la tendenza per le auto negli 11 anni considerati è al ribasso mentre per i motocicli è più altalenante. In ogni caso il valore massimo degli incidenti autostradali per 1000 automobili è di 0,57 (anno 2004) mentre per i motocicli è di 0,27, sempre nel 2004; i minimi rispettivi sono invece 0,34 e 0,13. Queste analisi sono ovviamente un po' semplicistiche (la percorrenza media, solo per fare un esempio, è minore per le moto e quindi anche l'esposizione al rischio è più bassa) ma indicano comunque un ambiente “favorevole”. Altri dati dicono che gli incidenti con i motocicli sono in media più gravi, per il pilota, e che la media degli incidenti “isolati”, ossia in assenza di altri veicoli coinvolti, è più alta per le 2 ruote dato che il mezzo è più instabile, meno protettivo e più dinamico delle automobili: a questo punto molto dipende dal guidatore, che deve usare con accortezza i cavalli del suo bolide. In conclusione sottoscriviamo in pieno l'appello di Capelli e Sesti al presidente dell'ART e, nello stesso tempo, invitiamo i centauri a usare l'arma di prevenzione più efficace che c'è: il buon senso!

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