Omicidio stradale: ecco come un incidente banale può costare caro

Dalle polemiche e dai dubbi alle testimonianze delle prime vittime di una legge che da un incidente non grave fa scattare un procedimento penale

27 giugno 2016 - 9:00

Per capire con precisione cosa dice il reato di omicidio e lesioni stradali (vedi qui) non sono bastate una circolare ministeriale via l'altra, più numerose interpretazioni da parte degli esperti in materia. Cominciamo col ricordare che, con la legge, la pena va da 5 a 10 anni di carcere (qui i dettagli) se la morte è provocata da una persona con oltre 0,8 grammi di alcol per litro di sangue, ma non oltre a 1,5 g/l (ebbrezza media) o per guida pericolosa: velocità uguale o superiore al doppio di quella consentita, con un minimo di 70 km/h, in centro urbano; oppure superiore di almeno 50 km/h sulle strade extraurbane; inversione di marcia in prossimità di dossi, intersezioni o curve; attraversamento di intersezioni con semaforo rosso; circolazione contromano; sorpasso in corrispondenza di strisce pedonali o linea continua. Invece, se la morte sia provocata da una persona alla guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l (ebbrezza grave) oppure da un conducente professionale in stato di ebbrezza media, allora la pena va da 8 a 12 anni di carcere. In tutti gli altri casi in cui una persona perda la vita per colpa, è previsto il carcere da 2 a 7 anni. Pene inferiori in caso di lesioni fisiche gravi. Perché la lesione sia ritenuta grave occorre la comprovata incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40  giorni, dovuta a un'infrazione al Codice della Strada.

QUAL È IL PROBLEMA Per capire allora dove sta il guaio, prendiamo spunto da quanto accaduto a un automobilista di recente. Non ubriaco né drogato, senza commettere nessuna grave infrazione al Codice della Strada, ha svoltato a sinistra e la ruota anteriore sinistra della vettura si è fermata sul piede di una signora. Il pedone è un utente debole da tutelare in ogni modo, e l'automobilista è giusto che paghi. In questo caso, abbiamo poi frattura, prognosi che va oltre i 40 giorni, quindi lesioni gravi, colpose (dovute a imprudenza del guidatore). Con la legge sull'omicidio e le lesioni stradali, il conducente rischia ora rischia un processo penale con condanna dai 3 ai 12 mesi, e la revoca della patente per 5 anni. In attesa di quanto stabilirà il giudice, scatta la sospensione della patente da parte del prefetto. E siccome i tempi per arrivare a sentenza potrebbero essere lunghi, ecco che l'automobilista potrebbe restare senza licenza di guida per un periodo lunghissimo. Al di là di aspetti pratici e quotidiani (il soggetto dovrà muoversi con altri mezzi, senza che possa guidare), ci sono pure persone che con la patente ci lavorano, e altri che potrebbero perfino perdere il posto di lavoro senza patente. Insomma, un disastro, specie oggi che la disoccupazione è uno psicodramma sociale italiano.

ALTRO GUAIO Un attacco alla legge sull'omicidio stradale arriva anche da Giorgio Innocenzi, segretario generale Consap (Confederazione sindacale autonoma di Polizia): “Questa legge equipara chi è sotto effetto di stupefacenti a chi è sobrio, mettendo a rischio il principio di equità. Non solo, anche gli operatori di polizia rischiano sanzioni perché non sono previste scriminanti per chi agisce in soccorso, come ambulanze, Vigili del fuoco o Polizia”.

IL NO DEI PENALISTI La legge sull'omicidio stradale è un “arretramento verso forme di imbarbarimento del diritto penale, frutto di cecità politico-criminale e di un assoluto disprezzo per i canoni più elementari della 'grammatica' del diritto penale”. Sono parole della giunta dell'Unione delle Camere penali (Ucpi), secondo cui della nuova legge non ci sarebbe nemmeno bisogno. Perché non è vero che i responsabili di gravi incidenti finora sono rimasti impuniti. Cosa c'è di vero? Sentiamo l'esperto, Maurizio Caprino, del Sole 24 Ore: “Fanno bene i penalisti a ricordare che già prima in caso d'incidente mortale non c'era il semplice reato di omicidio colposo (pena da sei mesi a cinque anni), ma la sua versione con aggravante specifica legata proprio alla violazione di norme stradali (pena da due a sette anni, che diventavano da tre a 10 anni se il colpevole era risultato in stato di ebbrezza grave o di alterazione da droga)”. Tuttavia c'è un però. “Non si può negare che in non pochi casi i giudici tendevano a preferire i minimi di pena e, considerando i vari 'sconti' previsti dalle regole generali (come quello di un terzo per chi accetta il rito abbreviato) le condanne effettive si mantengono entro i due anni. Cioè sotto la soglia che dà diritto a non andare in carcere perché c'è la sospensione condizionale della pena”.

1 commento

Paolo
20:33, 27 giugno 2016

Eh si, per quel piede rischio davvero tanto. Non è giusto. Sto per essere ucciso socialmente per 5 lunghi anni. Io e la mia bambina..

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