Horacio Pagani. Come si diventa designer di sogni su ruote?

Il talento affiorato dai modellini di cartone ha dato alla luce la prestigiosa maison " Automobili Pagani". Così nascono le origini della Huayra

11 maggio 2015 - 12:00

Ogni persona ha indelebilmente scritto nel proprio DNA quali sono i sogni, le idee e le ambizioni da seguire nel personale percorso di vita. Gli ostacoli e alcune decisioni possono distogliere temporaneamente la propria natura, ma se è presente la forza di  volontà, tutto prima o poi torna sulla retta via.  Quando ciò accade, nell'ambito imprenditoriale nascono inevitabilmente aziende d'eccellenza, governate dalla forza principe: la passione. Quindi, passione è anche la parola chiave del destino di Horacio Pagani e della sua Casa automobilistica; l'esclusivo Brand omonimo, artefice di veri e propri sogni a quattro ruote. In questa breve intervista, tratta da un recentissimo convegno, svolto nel quartiere fieristico di Verona, tracciamo le principali tappe della straordinaria e non priva di ostacoli, vita professionale di Horacio Pagani, direttamente dalle sue parole.

“Questo ragazzino, all'età di 12 anni disegnava e costruiva dei modellini autonomamente in legno di balsa, con l'aiuto di materiali di fortuna, come lattine di Nesquik, cartone, ecc..” Io facevo questi modellini, li mostravo agli amici e dichiaravo a loro il salone internazionale, dove li avrei presentati. Preparavo questi modelli in una stanza, da me battezzata “la mia officina”, in verità era la zona, dove la mia mamma stirava. Comunque il bello che i miei amici mi sostenevano sempre e valutavano seriamente la mia piccola creazione; stiamo parlando del 1966- 1697. Proprio in concomitanza dei Saloni mi organizzavo per avere una copia delle riviste del settore e quando leggevo questi incredibili giornali rimanevo affascinato dalle macchine italiane, come Ferrari, Maserati e Lamborghini. Insomma questi sogni a quattro ruote e pensavo: “Io devo andare a Modena per ideare e costruire le mie macchine”. Racconto questo perché spesso noi pensiamo che sia difficile raggiungere certi traguardi. Indubbiamente non è facile, però credo che il fatto di poter contare in qualcosa, di poter lavorare seriamente, di studiare e darsi da fare, ti permette prima o poi di avere un risultato tangibile.”

La carriera di Horacio comincia nella sua Argentina,  ad appena 19 anni apre il suo primo e personalissimo atelier, che lo porterà a conoscere una persona chiave per il suo viaggio in Italia.

“Quando avevo circa 19 anni e stavo ancora studiando,ho aperto la mia prima attività, intrapresa in una piccola officina-atelier a Casilda, la mia città natale. Facevo i lavori che si potevano fare in Argentina, come camper, roulotte, finché a 21 anni ho creato una macchina da corsa, completamente da zero, meno il motore. Si trattava di una Formula 3 (paragonata alla Formula 2 europea), per il team ufficiale dell'Argentina, questa vettura mi permise di incontrare una persona che per tutti noi argentini era e rimane un mito, l'ex pilota Juan Manuel Fangio. Qualche tempo dopo mi armai di coraggio e gli mostrai i miei progetti e disegni che avevo fatto fino a quel tempo, aggiungendo il mio desiderio di trasferirmi in Italia per lavorare. Lui rispose con queste parole: ” Ho fatto molte lettere di presentazione però è la seconda volta che faccio una lettera di raccomandazione. La prima, per un mio compaesano, un signore che è venuto a lavorare in Maserati; la prossima sarà la tua””.

Finalmente Horacio Pagani trova un gancio che apre la strada all'Italia, ma il successo è ancora lontano, lo  attendono periodi di gavetta.

“Sono arrivato in Italia nel 1982, con cinque lettere di presentazione scritte dal pugno di Fangio. I destinatari erano Enzo Ferrari, Giulio Alfieri di Lamborghini (ex dirigente di Maserati), l'Alfa Romeo, la Osella e la De Tommaso. Giulio Alfieri, da poco ricopriva la carica di responsabile tecnico e amministratore delegato della: “Nuova Automobili Ferruccio Lamborghini” il quale mi chiamò per un incontro di presentazione. L'azienda italiana non passava dei bellissimi momenti, tuttavia l'Ing. Alfieri mi diede comunque la possibilità di iniziare a lavorare sotto la sua ala protettiva, in Lamborghini. Nel frattempo avevo degli impegni da terminare in Argentina, tra cui il mio matrimonio, quindi tornai in patria, sposai la mia ragazza Cristina. Durante questo periodo “tampone” ricevetti una lettera da parte di Giulio Alfieri, il quale mi informava che i tempi difficili, erano peggiorati e il progetto del “gippone” Lamborghini LM, era momentaneamente congelato”. Queste parole palesavano un ritardo nella mia assunzione e quindi al momento non c'era lavoro per me, decisi comunque di partire per l'Italia, con Cristina, tre valigie e tanti sogni. Arrivammo nella provincia bolognese, prendemmo una tenda in affitto in un campeggio e due biciclette “Bianchi”, la mia grande passione anche in Argentina. Il mio primo lavoro fu molto semplice e umile, dopo alcune veloci esperienze feci il saldatore a tempo pieno. Fortunatamente avevo insegnato alle mia mani a lavorare, questo, è stato di grande aiuto. Dopo circa sei mesi incontrai L'Ing. Alfieri, il quale mi disse:” Ma cosa fai qui, ti ho mandato una lettera chiedendoti di aspettare un po'”. Io che all'epoca avevo 26/27 anni gli risposi con una frase che oggi, che ne ho quasi 60, un po' mi vergono: “Ingegnere, mi faccia pure pulire per terra, ma si ricordi che sono venuto qua per fare la più bella macchina del mondo”

L'intraprendenza e la voglia di disegnare e creare un'automobile riesce a portare Horacio Pagani nel cuore delle sportività bolognese; entra in Lamborghini.

“Alcuni mesi dopo mi chiamò Alfieri e cominciai a lavorare per Lamborghini, come operaio di 3° livello, quello più basso. Avevo veramente tanta voglia di fare, in poco tempo diventai il capo dell'esperienza della carrozzeria. In quel periodo da poco era stata realizzata la prima F1, in materiale composito in fibra di carbonio (dalla McLareani) e la stessa Lamborghini aveva l'idea di creare una supercar, un prototipo con questa tecnologia. Fortunatamente, questo progetto mi viene affidato, con un budget che hai tempi era di circa $750.000. Con “soli” $300.000 siamo riusciti a realizzare la meravigliosa Lamborghini Countach Evoluzione. Per me è stata un'esperienza molto interessante, molto creativa e molto bella, però Lamborghini non credeva molto in questo materiale, al contrario di me. Ho insistito molto sul fatto di acquistare un'autoclave, l'attrezzatura necessaria per lavorare la fibra di carbonio, ma senza nessun risultato. Dalla dirigenza Lamborghini mi arrivò questa risposta: “Guarda Horazio, se la Ferrari, nel reparto delle macchine stradali, non ha un'autoclave perché la dobbiamo avere noi?””

La sua forza di volontà ha cambiato le regole del gioco in fatto di tecnologia dei materiali compositi, applicati all'auto. Pagami è stato un visionario che ha saputo scorgere un'esigenza latente del mercato, ma all'inizio ha dovuto investire del suo.

“Quel giorno decisi di fare di testa mia, andai con la biciletta alla filiale del Credito Romagnolo di S. Agata Bolognese per parlare con il direttore e chiedere un prestito finalizzato all'acquisto dell' autoclave. Ottenni il prestito e andai con il contratto alla Lamborhini dicendo: ” Ho comprato l'autoclave, dove la possiamo mettere?” Risposta: ” Ma tu sei proprio matto! Prendi in affitto un capannone e metti dentro quest' autoclave, ma non mollare il reparto che stai già seguendo in Lamborghini”. Avere questa autoclave, più una serie di attrezzature, che mi ero costruito per fare dei test, mi diede la possibilità di fare tanta attività di ricerca e sviluppo. Era un momento in cui i materiali compositi si cominciavano ad utilizzare anche in altri settori, come nel campo sportivo. E  aeronautico. Finalmente anche Lamborghini, vedendo fisicamente i pezzi, si convinse della bontà della strada intrapresa, figlie di questa filosofia furono la Countach Anniversary e la Diablo””.

Horacio, dopo l'esperienza in Lamborghini, vuole coronare il suo sogno di costruire una nuova e inedita vettura. Quindi, ricontatta il suo amico Fangio e inizia una nuova ed esaltante avventura, non priva di complicazioni e colpi di scena.

“Il mio sogno restava quello di fare prima o poi la mia automobile, che doveva filosoficamente essere Fangio a forma di macchina. Allora, parlai con lui e gli raccontai il mio progetto e Fangio ascoltò molto serenamente dicendo: “Guarda Horacio se un giorno farai una macchina che porta il mio nome, questa deve avere il motore Mercedes, ringrazio tutti quelli con cui ho vinto, ma il mio cuore è legato alla Mercedes”. Fatalità, anche il mio cuore, fin da bambino, era legato alla Mercedes, poiché vedevo spesso una berlina del '68, appartenuta ad un mio vicino di casa”. Col tempo iniziai a presentare a Fangio alcuni disegni di quella che poi diventerà la Zonda, i cui disegni primordiali presero vita nel lontano 1991. In seguito, il mio fidato amico mi presentò al responsabile della ricerca e sviluppo di Mercedes-Benz. Ebbi la fortuna di incontrarlo nel 1993 al salone di Ginevra, dove gli feci vedere le foto della macchina. Lui ammirando il materiale fotografico commentò con queste parole: “Bella la tua automobile, sembra una macchina senza tempo”. Io ringraziando, risposi commentando la cosa: “meglio che sia una macchina senza tempo, visto che non ho i soldi per farla, quindi ci vorrà molto tempo per realizzarla”. Effettivamente alcuni mesi dopo arrivò una lettera, dal presidente di Mercedes, il quale mi confermava la sua disponibilità nel mettermi a disposizione un motore per fare i test. Non si parlava di un'eventuale collaborazione finalizzata alla produzione, ma di una semplice fornitura di un singolo motore, per testare la macchina. Il motore arrivo nel 1995, dopo due anni, inoltre Mercedes mandò un responsabile della carrozzeria e dei motori per vedere il piccolo Atelier Pagani, un minuto capannone dove lavoravano quattro gatti. In quell'occasione dissi a Cristina, mia moglie: ” vedrai quando loro percepiscono che siamo in quattro gatti, scappano via immediatamente”. Allora ebbi un'idea, raccolsi nel mio stabilimento un gruppetto di 15 persone, tra vicini di capannone e amici, gli misi un bel grembiule con il Brand Pagani stampato e li misi a “fare finta” di lavorare dietro le macchine utensili. I tecnici Mercedes ritornarono a Stoccarda con una buona impressione, oramai stavamo facendo il telaio in carbonio ed erano già pronte alcune parti interessanti della macchina.””

Missione compiuta e superata, arriva la Zonda, una sportivissima super-car dalle forme senza tempo e mozzafiato, che si presenta al grande pubblico nell'importante Salone di Ginevra del 1999.

“Il nostro team ha lavorato con ottimismo ha permesso di realizzare e presentare la Zonda C12 al salone di Ginevra del 1999, come una vettura completamente omologata e collaudata con 50.000Km. La Zonda è stata una sorpresa per tutti, la stampa, il pubblico e nessuno si aspettava un oggetto del genere. In realtà non era nemmeno facile da vendere, perché ai tempi la mia vettura costava circa 3 volte, rispetto ad una Lamborghini o Ferrari. La soddisfazione di essere riusciti a realizzare questa macchina è stata grandiosa, ancor di più ricevere da subito i primi ordini. Ho sempre pensato che l'automobile non è solo creata dal designer e dal progettista. Tutti coloro che trattano la vendita, o danno un servizio, devono farlo pensando con la testa del cliente. Perciò, nel nostro caso, per comperare una “macchina inutile” come la nostra dobbiamo colpire nel cuore, un'emozione fortemente irrazionale. Una macchina da 2 milioni di euro non si compra con la testa, ma l'acquisto viene fatto direttamente dal cuore.  Poi, nel momento in cui la macchina viene consegnata tutto diventa razionale, ecco perché nel nostro modo di lavorare, nel nostro sistema di qualità,c'è sempre il cliente come primo attore.”

Concludiamo questo piacevole viaggio intervista con il consiglio di Horacio Pagani, che prima di essere un imprenditore, un designer, un progettista è senza dubbio un uomo ,dall'animo gentile che ama il suo lavoro e le automobili.

“Io personalmente non ho nessuna ricetta, ritengo di essere stato fortunato per poter portare avanti il mio sogno, ma credo che dentro ognuno di noi c'è comunque questo ideale e questa possibilità di fare delle cose. Noi condividiamo, mi auguro, una passione per l'automobile e credo che sia molto importante continuare a sentire questa passione per le auto in modo molto infantile. Perché se la viviamo in questo modo molto la forza, l'energia e il sogno risultano essere più grandi. Noi diventiamo grandi, ma non significa che diventiamo più bravi perché diventiamo grandi”.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Non c’è crisi per le auto di lusso, vendite record negli USA

Ferrari Purosangue: approfondimento tecnico su Telaio e Sicurezza

Auto nuova: sino +44% i prezzi 2022, brand tedeschi più redditizi