Emissioni: industria dell’auto torna a chiedere target CO2 più bassi Livello CO2

Emissioni: industria dell’auto torna a chiedere target CO2 più bassi

Auto, l’industria chiede all’UE nuove concessioni sulle emissioni Co2. Che potrebbero però costare 74 miliardi in più di petrolio

 

Auto, l’industria chiede all’UE nuove concessioni sulle emissioni Co2. Che potrebbero però costare 74 miliardi in più di petrolio

16 Aprile 2026 - 19:15

L’industria automobilistica europea, rappresentata da ACEA, torna a bussare alla porta delle istituzioni per chiedere di abbassare gli obiettivi sulle emissioni di CO₂ delle nuove auto, dopo aver già ottenuto delle importanti concessioni l’anno scorso. Transport & Environment (T&E) è entrata infatti in possesso di un documento riservato, ora reso pubblico, che contiene una serie di proposte inviate da ACEA ai Ministri dell’Ambiente europei per allentare ulteriormente i target, chiedendo per esempio di calcolare la media degli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, anziché di tre.

LE NUOVE RICHIESTE DELLE CASE AUTO PER ALLENTARE I TARGET SULLE EMISSIONI

Entrando maggiormente nel dettaglio, l’associazione che rappresenta le Case auto europee chiede di

  • calcolare la media degli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, un significativo indebolimento rispetto alla proposta avanzata lo scorso dicembre dalla Commissione europea (calcolare la stessa riduzione su una media triennale);
  • cancellare l’aggiornamento previsto dello utility factor, il parametro che stima la quota di utilizzo in elettrico delle ibride plug-in e che serve a individuare in modo più realistico le loro effettive emissioni di CO₂.

Nei giorni scorsi il governo tedesco ha già fatto propria la posizione ACEA, sostenendo il prolungamento delle vendite di PHEV inquinanti.

LE CONSEGUENZE DEL DIETROFRONT SUGLI OBIETTIVI CLIMATICI, SECONDO T&R

Ovviamente T&R, che è la principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, ha commentato in maniera molto dura il tentativo di “colpo di mano” di ACEA per annacquare i target sulle emissioni CO2.

Secondo l’organizzazione ambientalista, infatti, le case automobilistiche vogliono confermare la dipendenza europea dal petrolio proprio nel momento storico sbagliato, quando milioni di cittadini pagano la benzina fino a 2 euro al litro (e il diesel ben oltre), e avrebbero in realtà bisogno di uscire dall’era degli idrocarburi, non di rimanerci agganciati a vita. Se le nuove richieste dell’industria automobilistica europea per obiettivi climatici meno ambiziosi fossero accolte, spiega T&R, l’Unione Europea rischierebbe di pagare fino a 74 miliardi di euro in più di importazioni di petrolio tra il 2026 e il 2035, considerando che la guerra in Iran sta compromettendo le forniture. Inoltre, potrebbero far aumentare le emissioni di CO₂ delle auto europee fino a 2,4 gigatonnellate tra il 2026 e il 2050 rispetto alla normativa vigente, l’equivalente di oltre cinque anni di emissioni dell’attuale parco auto UE.

Emissioni CO2

Conseguenze anche sulle vendite di auto 100% elettriche in Europa, che rimarrebbero ferme all’attuale quota di mercato del 21% per il resto del decennio, invece di raggiungere il 57% attualmente previsto per il 2030 con la normativa vigente.

STOP ICE 2035: CASE AUTO CHIEDONO DI SCENDERE ALL’80%

Ma non è tutto: a dicembre, come è noto, la Commissione europea ha presentato una proposta per cambiare l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per le case automobilistiche a partire dal 2035, modificandolo dal 100% al 90%. Ebbene, ACEA ha chiesto di indebolire ulteriormente l’obiettivo portandolo all’80%, prevedendo per i costruttori un 10% di crediti senza condizioni, un ulteriore 5% per i carburanti con emissioni inferiori alla benzina e un altro 5% per i materiali a basse emissioni di carbonio. Secondo i calcoli di T&E, questo potrebbe far sì che nel 2035 le vendite di auto elettriche a batteria si fermino al 52% del mercato, invece di raggiungere il 100%. I crediti legati ai carburanti permetterebbero inoltre ai costruttori di vendere meno veicoli elettrici in cambio di risparmi di emissioni che, di fatto, non esisterebbero.

Insomma, le carte sono state scoperte. Adesso vedremo che direzione prenderanno le politiche comunitarie: pragmatismo o ambientalismo?

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