Niente auto elettriche senza aiuti statali

Lo afferma Standard&Poor's, secondo la quale in questo settore i vari stati europei procedono in ordine sparso: c'è chi investe in tecnologie, chi in infrastrutture. L'Italia è indietro su tutto

16 giugno 2011 - 14:58

Non ci sarà diffusione per le auto elettriche in Europa senza il concreto aiuto dei governi degli Stati dell'Unione. Questa la conclusione di un rapporto di Standard&Poor's, la nota società americana di analisi finanziarie secondo la quale il nodo cruciale sono le infrastrutture per la ricarica delle batterie, la cui realizzazione stenta a decollare. Un altro freno è costituito dalla connessione che va dalla colonnina di ricarica alla vettura, per la quale ancora non è ben chiaro quale tecnologia (e quindi, quale produttore) riuscirà a imporsi come piattaforma standard. Attualmente, la competizione è tra l'industra tedesca e quella francese, con l'Italia che in pratica sta a guardare.

EUROPA IN ORDINE SPARSO – Il rapporto di Standard&Poor's sottolinea inoltre che nella mobilità elettrica l'Europa sta procedendo in ordine sparso, senza una chiara politica di sviluppo coordinata e concertata. Come esempi di ciò vengono portati quello della Germania, che sta puntando sullo sviluppo tecnologico e sugli incentivi all'acquisto, e della Francia, che invece accelera sulla realizzazione delle colonnine di ricarica e fornisce qualche limitata agevolazione agli acquirenti. Noi aggiungeremmo, come esempio di Europa a molte velocità, il fatto che l'Italia è praticamente immobile su entrambi i fronti.

POCHE VENDITE DA QUI AL 2020 – Secondo Standard & Poor's, le case automobilistiche non potranno evitare di investire sull'auto elettrica perché dovranno comunque presentarsi con le carte in regola all'appuntamento con il futuro decollo del mercato, che potrebbe verificarsi tra 10, 20 o 30 anni. Tuttavia, i suoi analisti prevedono che la penetrazione delle auto a batteria suil mercato, oggi allo 0,7% circa, restarà marginale almeno fino al 2020.

1 commento

Giuliano
15:35, 16 giugno 2011

Se dobbiamo attendere i governi stiamo freschi!

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