Nel futuro dell'auto c'è il carbonio?

La situazione a distanza di 10 anni dalla prima applicazione stradale

4 dicembre 2013 - 12:50

Per tanti anni la monoscocca in carbonio è rimasta confinata all'olimpo delle supercar. Apparsa per la prima volta in Formula 1 nel 1981 e adottata poi da tutte le scuderie a partire dal 1983, ci ha messo dieci anni per arrivare su un'auto, si fa per dire, stradale. Si trattava infatti della McLaren F1 a tre posti del 1993, seguita due anni dopo dalla Ferrari F50. Quest'anno sono già arrivate due automobili che utilizzano la fibra di carbonio ma che hanno prezzi assolutamente più abbordabili. Una è l'Alfa Romeo 4C, che porta il concetto di supercar a un livello “terreno”; della sua tecnologia abbiamo parlato abbondantemente qui, l'altra è la BMW i3, la prima auto elettrica della Casa dell'Elica.

ALFA ROMEO E BMW – L'Alfa Romeo ha un prezzo di listino che parte da 53.000 €, mentre per la BMW i3 si inizia da 36.500 €. Le due auto usano il carbonio con tecnologie e scopi diversi. Se la 4C va alla ricerca della prestazione pura, usando la fibra pre-preg (pre-impregnata), che utilizza un complesso procedimento a mano e ha tempi di produzione relativamente lunghi, la BMW sfrutta il composito CFRP (Carbon Fiber Reinforced Polymer), ovvero carbonio rinforzato con fibre a matrice polimerica. I costi sono più bassi e il processo produttivo è più semplice. Con questa soluzione (e con l'ampio uso di alluminio per il telaio) la i3 pesa solo 1.195 kg, un valore di tutto rispetto per un'auto elettrica che porta con sé il peso delle batterie, aumentando l'efficienza di marcia ma anche il piacere di guida, qualità fondante per una BMW.

RENAULT – Ma che cosa ne pensano gli altri costruttori? Il carbonio rappresenta davvero il futuro dell'automobile? Renault, per esempio, sta sperimentando un sistema ibrido plug-in, che debutterà su un prototipo da 50 km/litro al prossimo Salone di Ginevra. Secondo il capo del reparto ricerca e sviluppo di Renault, Remi Bastien, la riduzione di peso non è necessariamente la soluzione migliore “Alleggerire è importante per le auto benzina e diesel, ma lo è meno per gli EV, dove conta di più l'aerodinamica. Infatti, il peso può aiutare durante la frenata rigenerativa, raccogliendo più energia cinetica nella fase di rallentamento”. “Un eventuale modello di serie – ha aggiunto Bastien – avrebbe un prezzo alla portata di tutti. Sarebbe una compatta di segmento B con caratteristiche e dimensioni simili a quelle della Clio”. Per questi motivi Renault non utilizzerà la fibra di carbonio nel prossimo futuro, la priorità è la riduzione dei costi e la fibra di carbonio non è adatta a questo scopo.

NISSAN – Sulla stessa lunghezza d'onda c'è anche il marchio Nissan, che fa parte dello stesso gruppo. Il suo prodotto elettrico di punta, la Leaf, non utilizza la fibra di carbonio né per il telaio né per la scocca. Mitsuhiko Yamashita, capo del reparto ricerca e sviluppo della casa giapponese, ha dichiarato che la fibra di carbonio non rientra nei progetti a breve termine di Nissan e Infiniti. La prima motivazione è condivisa con Renault e riguarda i costi, che sono troppo alti. La seconda è che il carbonio è troppo durevole, non deperisce prima di 30 anni. Per come funziona attualmente il mercato dell'auto non si può pensare a un ciclo di sostituzione così lungo, a meno di non ripensarlo radicalmente. Inoltre, la fibra di carbonio è di difficile lavorazione. Per questo i prossimi prodotti Nissan continueranno a utilizzare acciai altoresistenziali e alluminio.

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