“Missione Mobilità”: il mercato auto soffre e il Governo è assente

Due giorni per dire "No allo spegnimento del motore dell'economia".

24 giugno 2013 - 15:00

Presentato in conferenza stampa il 12 giugno presso la Sede Centrale ACI (leggi “Missione Mobilità”: due giorni per dire “No allo spegnimento del motore dell’economia”), si è svolto a Roma il 21 e 22 giugno, presso la Pontificia Università Lateranense, il convegno promosso da AMOER- Associazione per una Mobilità equa e Responsabile, con l'obiettivo di denunciare le continue vessazioni subite da automobilisti e motociclisti e proporre alle istituzioni analisi e proposte per superare la crisi nel settore.

UNA SEDIA VUOTA – Una sedia vuota in rappresentanza delle istituzioni colpevolmente assenti nel dialogo e confronto con la filiera dell'auto. Si è conclusa così la seconda edizione di “Missione Mobilità”, manifestazione dedicata alla mobilità privata a due e quattro ruote. Amaro il commento di Pierluigi Bonora, autorevole giornalista e instancabile Presidente di AMOER: “Siamo entrati in contatto diretto con 14 rappresentanti del Governo”- ha evidenziato provocatoriamente Bonora – “nessuno ci ha dato la propria disponibilità a partecipare: alcuni hanno confermato e poi disdetto all'ultimo momento, altri non hanno proprio risposto. La convinzione è che queste persone non abbiano risposte da dare. La sensazione è che per loro parlare di auto e mercato possa nuocere al consenso, a maggior ragione se i rappresentanti politici sono le stesse persone impegnate a parlare di IVA e tasse che contribuiscono ad affossare il settore. Eppure si tratta di un complesso di vari settori produttivi, che, fino al 2011, ha garantito l'11,4% del PIL (fatturato), il 16,6% di contribuzione al gettito fiscale nazionale e 1.200.000 addetti, tra diretti e indotto. Nonostante questi numeri, il nostro ospite quindi oggi rimane una sedia vuota e questo ci dispiace molto”.

PROSSIMI ALLA DEMOTORIZZAZIONE – Nella prima giornata di lavori, dopo una breve introduzione di benvenuto di S.E. Mons. Enrico Dal Covolo, Magnifico Rettore della Pontificia Università Lateranense, si sono susseguiti gli interventi dei vari relatori, impegnati nell'individuare ulteriori cause più o meno reali, del grave crollo delle vendite auto e moto in Italia. Giacomo Mori, Director di Alix Partners in Italia, ha esposto i risultati di una ricerca condotta a livello europeo e in USA secondo la quale l'auto non sarebbe più il bene di consumo sognato ed agognato dalle nuove generazioni. Secondo tale indagine, solo 16,6% degli intervistati (tra i 18 e i 29 anni), su cosa avrebbero voluto comprare avendo a disposizione 30 mila euro , ha indicato un'auto nuova. Il 36,2 % preferirebbe organizzare una vacanza da sogno mentre il 27,6% vorrebbe conservarli sul proprio conto. Questo sondaggio dimostrerebbe, sempre a parere di Alix Partner, l'inizio di un processo di “demotorizzazione” con contrazione del parco auto circolanti e conseguenti impatti negativi su tutta la filiera. Tuttavia, nonostante il saldo negativo 2012 tra nuove immatricolazioni e radiazioni (-38 mila veicoli), l'Italia resta il paese europeo a più alta concentrazione di vetture per abitante ( 608 ogni 1000 abitanti contro una media europea di 497). Per contro, la stessa indagine evidenzia che l'Italia sia il primo Paese europeo per ciò che riguarda le aree soggette a divieti della circolazione: un primato poco invidiabile che conferma l'ostilità della nostra pubblica amministrazione verso la mobilità privata.

L'ITALIA NON E' IL FULCRO DEL MONDO AUTOMOBILSITICO – Tutti concordiamo sulle cause, ormai arcinote, del crollo delle vendite di auto nuove nel nostro Paese, legate essenzialmente alla grave crisi economica, accompagnata dalla pesante pressione fiscale e dalla crescente disoccupazione o sotto-occupazione (specie giovanile), ma proprio perché il fenomeno colpisce principalmente l'Italia e gli altri Paesi dell'area mediterranea (Spagna, Portogallo, Grecia), non si può affermare che la presunta “demotorizzazione” e disaffezione dei giovani ( che, giova ricordarlo, costituiscono solo una piccola fetta dei potenziali acquirenti) per l'auto e la moto, sia un fenomeno generalizzato a livello mondiale. Spesso ci si dimentica, anche tra gli addetti ai lavori, ingannati dai fasti del passato, che l'Italia non è il centro del mondo nel settore auto, sia dal punto di vista produttivo (siamo tornati ai livelli numerici degli anni '60 con l'aggravante della presenza oggi di un solo costruttore nazionale che delocalizza), né sul piano delle vendite. Quindi generalizzare i problemi del nostro mercato interno, ignorando che tanti altri, ben più importanti, vanno benissimo o sono ormai in netta ripresa ( vedi Gran Bretagna, USA, Russia, Cina, India, Brasile, ecc.), significa fornire una errata informazione.

ALTRI INTERVENTI NELLA PRIMA GIORNATA – Condivisibili e realistici gli interventi di Gian Primo Quagliano Direttore del Centro Studi Promotor che posto ha l'accento sulle deleterie politiche della UE nei confronti dei Paesi in maggiore sofferenza economica, in netto contrasto con quanto avvenuto in USA e in Giappone. Interessante e fuori dal coro la teoria esposta da Alessandro Sciolari, esperto di marketing e Direttore scientifico di Assoknowledge-Confindustria, secondo cui l'automobile, così come concepita oggi, sarebbe alla fine di un ciclo di vita e andrebbe quindi ripensata. Tesi rispettabile, che tuttavia, nel corso del dibattito è apparsa un po' lontana dalla realtà nazionale che si dibatte con problemi ben più impellenti e percepibili. Incisivo e molto diretto l'intervento di Antonio Ghini, per molti anni Responsabile Comunicazione Ferrari ed attualmente Direttore di Ferrari Magazine. Ghini, nel sottolineare che il 75% degli italiani considerano l'auto uno strumento indispensabile per la propria mobilità ma anche un status, ha criticato apertamente le scelte di certi sindaci italiani che portano avanti la politica dei divieti alla circolazione, con grave danno per l'economia delle città, anzichè risolvere problemi rimasti insoluti da troppo tempo.Gli interventi di Michele D'Argenzio (Bertone), Alessandro Toffanin (BMW Italia) e Antonio Carcaterra (Facoltà di Ingegneria Univ. La Sapienza), si sono soffermati sugli scenari tecnologici futuri del settore auto, ancora in fase di sviluppo. Il Prof. Carcaterra ha tuttavia osservato che non è per nulla scontato che un miglioramento tecnologico del prodotto auto porti necessariamente a maggiori vendite.

INTERVENTI NELLA SECONDA GIORNATA

Romano Valente – Direttore Generale UNRAE
Bisogna far presente al Ministero dello Sviluppo Economico il peso che ha tutta la filiera produttiva e distributiva dell'automotive sull'economia del Paese. Questo settore ha perso 10.000 occupati; dati significativi che non si possono non considerare nell'economia generale e globale se si cercano soluzioni alla depressione dei mercati.

Elisa Boscherini – Responsabile Relazioni Istituzionali di ANFIA
C'è un'attenzione maggiore al prodotto e l'ANFIA lavora a 360° sulla mobilità che coinvolge tutti i tipi di veicoli e tutte le macro aree: sicurezza, ambiente, energia e ricerca. Abbiamo nel nostro paese delle aziende d'eccellenza dalle quali vengono presi spunti per tutto il mercato globale; dovremmo puntare su questo in una logica WIN-WIN: costruzione, trasformazione ed equipaggiamento degli autoveicoli che possa far nascere nuove prospettive utili.

Gianluca De Candia – Direttore Generale ASSILEA
Abbiamo registrato più del 30% di calo rispetto allo scorso anno nel settore del leasing. Solo negli ultimi 5 mesi possiamo dire di avere una leggera ripresa. Il nostro portfolio per il 75% è composto da rappresentanti della piccola e media impresa, categoria che sta attraversando un periodo complicato che si riflette sul nostro settore. Oggi sarebbe importante avere un supporto dallo Stato.

Saverio Greco – Vice Presidente Federauto
Si affossa l'auto perché, come la casa e il lavoro, è facile da tassare. Inoltre, nella filiera distributiva, gli interessi sono spesso contrastanti perché governati da problemi di natura politica ed economica che prescindono dalle vere esigenze del settore e del mercato.

Pietro Teofilatto – Direttore noleggio a lungo termine ANIASA
Anche l'autonoleggio sta risentendo in questo momento delle preoccupazioni e delle incertezze dell'economia. Tuttavia la flotta complessiva del noleggio cerca di mantenere le sue dimensioni puntando sul fatto che in un momento di difficoltà come questo si possano scegliere nuove modalità di uso e di consumo di beni durevoli come le auto.

Salvatore Piccolo – Responsabile settore autotrazione ASSOGASLIQUIDI
Il nostro settore è in controtendenza, grazie a una politica di favore con tasse più basse, agevolazioni verso l'utilizzo e l'acquisto di auto alimentate a gas. Questo ci permette di guardare con ottimismo al mercato. Gas per autotrazione, quindi, come leva utile per la ripresa del mercato.

E' toccata poi alla Task Force dell'auto di AMOER confrontarsi su idee e proposte per rilanciare il mercato dell'auto. Sono intervenuti: Pierluigi Bonora, presidente di Amoer; Paolo Artemi – Giornalista e Coordinatore della Task Force, Giulia Marrone, Pier Luigi del Viscovo, Francesca Sandri e Aldo Novelli.

Pier Luigi del Viscovo – Direttore del Centro Studi Fleet&Mobility
Se si fotografa il mercato in relazione all'andamento delle domanda non si può prescindere dal fare alcune considerazioni: la contrazione delle vendite e la sobrietà degli acquisti che sta caratterizzando questi anni non sono dovuti solo alla crisi finanziaria che rimane, comunque, un fattore importante, ma anche ad un paniere di scelte, molto più variegato rispetto agli scorsi anni, che riguardano la mobilità. Il modello di business deve cambiare e adattarsi a quelle che sono le nuove regole. Per esempio sarebbe importante cambiare il modello distributivo, le concessionarie dovrebbero sperimentare alcune forme di commercio al dettaglio, forse più difficile e impegnativo da applicare, ma che alla lunga può risultare risolutivo. Il concessionario deve muoversi e seguire il potenziale cliente, deve andare a “trovarlo” fisicamente nei punti di ritrovo che possono essere le piazze o i centri commerciali, per fare un esempio. Inoltre, la crisi impone un utilizzo più razionale dell'auto per contenere i “costi”: le auto si conservano meglio perché migliori e più tecnologiche ma anche perché si utilizzano meno. Per concludere, non si può parlare di una vera e proprio de-motorizzazione, certamente le automobili si vendono di meno ma le macchine ci sono e ci saranno.

Aldo Novelli – Studente e Componente della Task Force
Bisognerebbe focalizzare l'attenzione sugli atteggiamenti dei giovani non ai “giovani” come categoria. Oggi l'auto costa non solo in termini economici, ma anche in termini di sacrificio quotidiano; le nuove generazioni sono molto diverse dalle precedenti e vivono una realtà fatta di mille sfaccettature e difficoltà. Nonostante alcuni strumenti di sostegno economico come il “prestito d'onore” o altre agevolazioni che vengono fornite dalle stesse case automobilistiche, le difficoltàper i ragazzi rimangono tante e aggravate anche da un atteggiamento di diffidenza nei loro confronti: un giovane alla guida seppur inesperto non vuol dire che non sia attento e irresponsabile. Una soluzione potrebbe essere rappresentato dal prestito d'onore per i giovani che desiderano acquistare un'auto.

Insomma le proposte della filiera automotive non mancano, sebbene sia auspicabile una maggiore forza e compattezza di tutto il settore e, se del caso, portare le istanze in Commissione Europea, coma avvenuto con successo nel 1993-94 per l'abolizione della super tassa e l'estensione della deducibilità. Purtroppo, come abbiamo visto, le istituzioni continuano a sfuggire e rifiutano qualsiasi confronto aperto con la controparte e questo non è un segnale positivo.

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