Mercato auto: sale la fiducia per l'acquisto ma non nei giovani

Notizie contrastanti dal mercato italiano: la fiducia sale ma non per tutti ed i giovani hanno grandi difficoltà nell'acquisto delle automobili

8 aprile 2016 - 23:18

ANFIA ha pubblicato un interessante Focus sul mercato italiano, unendo i classici dati della Motorizzazione con quelli dell'ISTAT: la situazione italiana, “illuminata” da più lati, può essere così inquadrata meglio.

FIDUCIOSI MA NON TROPPO Che il clima si fosse messo al bello, per il mercato automobilistico, lo si era capito già da mesi, con marzo che era l'ennesimo mese in positivo, correndo al + 17,4%. La produzione italiana, contando anche il marchio Lamborghini (che fa parte del Gruppo Volkswagen), è infatti salita del 31% a gennaio-febbraio 2016, favorendo indotto e occupazione e portando a 22 i mesi di incremento consecutivi. Un altro dato importante è il clima di fiducia dei consumatori: fatto pari a 100 quello del 2010, esso aumenta leggermente, passando a 115,0 dal 114,5 di febbraio. Andamento inverso invece per le imprese, il cui indice composito del clima di fiducia (sempre assunto pari 100 nel 2010) diminuisce a 100,1 dai 103,2 di febbraio. Riguardo le imprese, il clima di fiducia sale lievemente nel settore manifatturiero (a 102,2 da 102,0) mentre evidenzia un certa calo nei servizi (a 103,2 da 106,5), nelle costruzioni (a 118,4 da 119,3) e nel commercio al dettaglio (a 104,9 da 106,8).

IL RISCHIO DI RIMANERE ESCLUSI L'indagine ISTAT sulle intenzioni di acquisto delle auto nei prossimi 12 mesi conferma il trend positivo in corso del mercato auto: il 9,3% di risposte “certamente si” e “probabilmente si” del gennaio 2016 migliora sia il dato del 2015 (8,4%) sia il 5,1% del gennaio 2014. Le immatricolazioni per ora confermano questo sentiment, aiutate da modelli nuovi e interessanti, campagne commerciali aggressive e una sostituzione dell'auto non rinviabile all'infinito. Una parte della popolazione rischia però di non poter acquistare un'automobile: i giovani (leggi come la disoccupazione giovanile sia dannosa per le auto). La precarizzazione di chi lavora e l'alta percentuale dei disoccupati giovani rimane molto alta: nel febbraio 2016 era al 39,1%, molto superiore non soltanto a quella media dell'Area Euro, pari al 19,7%, ma anche a quella dell'Europa dei 28 che, pur contenendo Paesi meno sviluppati di quelli dell'Area Euro, si ferma al 22%1. La distanza dai paesi europei più “virtuosi” è purtroppo notevole: la disoccupazione giovanile in Germania è al 7,1%, in Repubblica Ceca è del 11%, in Danimarca è 11,1% e in Olanda sale al 11,2%. L'esclusione dal lavoro di questa parte della popolazione, e la conseguente inibizione all'uscire dalla famiglia per la mancanza di un reddito stabile, “congela” di fatto una fascia di consumatori che non riesce ad accedere ai beni durevoli come l'automobile.

LA RIVINCITA DEI PRIVATI Una possibile soluzione potrebbe venire dallo sharing (leggi come la guida autonoma potrebbe cancellare il concetto di proprietà), una modalità più accettata proprio dai giovani ma che, per essere profittevole, ha bisogno di un utilizzo intensivo del mezzo: questo potrebbe frenarne la diffusione, dato che la maggior parte delle città italiane non ha dimensioni sufficienti. Se nel nostro Paese la ripresa economica generale è molto graduale, il mercato dell'auto, dopo anni di contrazione, cresce invece più velocemente, con un miglioramento che ha riguardato dapprima le vendite alle società, soprattutto di noleggio, e poi – da luglio 2014 – anche il mercato dei privati. Le vendite a privati rimangono comunque molto più elevate in Italia che negli altri major market europei a causa di una tassazione molto elevata (le tasse continuano a penalizzare le auto a noleggio); la situazione potrebbe migliorare grazie alla Legge di Stabilità 2016 che, per incentivare gli investimenti in beni strumentali nuovi, introduce una maggiorazione della deduzione ai fini Ires e Irpef, portando il costo fiscalmente ammortizzabile al 140%. Basterà questa iniziativa a far aumentare gli acquisti di automobili da parte delle aziende? È presto per dirlo, anche perché continua a permanere una situazione politica ed economica sempre piuttosto incerta, cosa che non facilita l'espansione degli investimenti e dei consumi.

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