Mazda richiama 374 mila auto per gli airbag difettosi Takata

Dopo le recenti dichiarazioni del produttore Takata, Mazda ha avviato il richiamo dei modelli RX-8 e Mazda 6 negli USA

11 gennaio 2016 - 19:30

L'aberrante saga dei salvavita che si trasformano in subdoli killer continua, in un susseguirsi di (brutte) notizie che sembrano non finire mai. Volete un esempio? La prima settimana dell'anno è appena finita e già arriva l'informazione che Mazda dovrà richiamare diverse centinaia di migliaia di veicoli per colpa degli airbag Takata.

LA CONTABILITÀ È BEN TRISTE – Ormai è cosa nota: moltissimi airbag Takata (decine di milioni) sono pericolosi a causa di una diabolica combinazione di un propellente che è sensibile a condizioni di umidità e temperature elevate e di un contenitore metallico mal progettato e realizzato. Il risultato è un airbag che, nel gonfiarsi, rompe il case che lo contiene proiettando micidiali schegge metalliche, un risultato ben diverso dalla funzione di accogliente “cuscino” per il quale è stato progettato. Il 23 dicembre scorso NHTSA ha tristemente annunciato l'ottava vittima negli USA, un decesso che porta a 9 il totale delle fatalities ufficialmente attribuite a questi componenti; ad essi vanno aggiunti almeno 100 feriti. A questa recente e mesta notizia se ne aggiunge un'altra, non tragica ma comunque inquietante: pochi giorni fa Mazda ha comunicato che dovrà richiamare 374.000 veicoli venduti negli USA perché equipaggiati con airbag Takata per il lato passeggero potenzialmente difettosi. Il costruttore ha dichiarato come quest'ultimo richiamo sia stato richiesto dopo che ulteriori test, effettuati da Takata, hanno suggerito che altri tipi di inflator potrebbero essere soggetti a rotture.

UNA LISTA IMPRESSIONANTE – Questo ulteriore richiamo interessa le Mazda 6 2003 – 2008, le MazdaSpeed 6 2006 – 2007 e le RX8 MY 2004 ma non finisce qui: NHTSA ha infatti comunicato che l'azione supplementare interessa anche 127.000 esemplari di Honda CR-V 2002 – 2004 (la casa giapponese sta ricomprando gli airbag dai demolitori) e le Subaru Legacy e Outback 2005 – 2008. Questa nuova ondata di richiami, che ha coinvolto i sopracitati marchi giapponesi, deriva da vari fattori: l'inclusione di altri model year, di altri veicoli o altri modelli di inflator o l'estensione agli airbag lato passeggero di richiami già emessi per il cuscino lato guida. Andando nel sito della NHTSA si può arrivare ad una pagina che fa il punto della situazione (aggiornata al 12 dicembre 2015): la sua lettura è consigliata, come si direbbe in gergo, soltanto agli “stomaci forti”! Fra la B di BMW (leggi i particolari del richiamo BMW negli USA) e la T di Toyota sono infatti ben pochi i costruttori che non sono stati contagiati dal virus Takata. La National Higway Traffic Safety Administration ha creato una sorta di minisito dedicato soltanto alla questione Takata e visitandolo si può leggere come il ritmo dei richiami dei veicoli coinvolti stia fortunatamente accelerando. Nelle due settimane comprese fra il 20 novembre ed il 4 dicembre 2015 sono stati infatti riparati più di 950.000 veicoli.

MOLTO LAVORO DA FARE – NHTSA (l'ente per la sicurezza ha ipotizzato che anche i costruttori potrebbero avere qualche responsabilità) ha inoltre comunicato che, allo scopo di migliorare le verifiche sull'andamento dei richiami, ha nominato John D. Buretta, socio dello studio legale Cravath, Swain & Moore, come controllore sull'operato di Takata. L'avvocato Buretta sarà incaricato di assistere l'Agenzia fornendo supervisione riguardo l'effettuazione del programma dei richiami e il rispetto, da parte di Takata, dei vari consent orders ai quali è sottoposta. Alla fine dell'anno, secondo dati NHTSA, un quarto dei veicoli richiamati sono stati “sanati”, frazione che sale a un terzo per gli esemplari situati nelle zone ad alta umidità, condizione ambientale che si ritiene acuisca il rischio di malfunzionamento. Rimangono comunque circa 15 milioni di veicoli ancora da riparare, una massa che giustifica ampiamente la maximulta di 70 milioni di dollari (leggi perché Takata ha avuto questa sanzione record) che Takata ha accettato di pagare per violazioni nella sicurezza dei trasporti, con la spada di Damocle di ulteriori 130 milioni di sanzioni differite.

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