Lo show della strage stradale: è etico?

Quotidiani e TV scatenati: mille foto e video della strage del pullman in Irpinia. Uno show eticamente rispettoso verso vittime e familiari?

31 luglio 2013 - 20:30

La strage che sta sconvolgendo l'Italia: parliamo dello schianto di un bus di amici in gita precipitato da un viadotto dell'A16 Napoli-Canosa, a Monteforte Irpino, verso le 20.30 di domenica: 38 morti, 10 feriti, tra cui 6 bambini, alcuni in condizioni molto gravi, più 14 feriti lievi tra gli occupanti delle sei auto urtate dal bus prima di finire nella scarpata. E raramente come in questa occasione, si sono visti i quotidiani e le TV scatenati con mille foto e video del luogo dov'è avvenuto il sinistro. Ma davvero interessa così tanto la (in)sicurezza stradale?…

DOVERE DI CRONACA? – Qui il dovere etico dei quotidiani di dare la notizia, di documentarla, si mischia pericolosamente con l'obbligo morale di rispettare le vittime e lo strazio immenso dei parenti. Ci sono foto in cui si vedono i familiari piangere e disperarsi, abbracciare una bara e tenere la testa fra le mani. Il dolore minuto per minuto, con video e immagini molto forti. Tutto d'un tratto, si scopre che i quotidiani sono interessatissimi alla sicurezza stradale, e alle migliaia di vittime in Italia sulle strade. Di norma, tutta questa attenzione per la sicurezza stradale manca nei vari giornali (discorso analogo per i telegiornali). Comprendiamo che la notizia è importante e forte, ma andrebbe dato maggiore risalto al problema della prevenzione degli incidenti: tempi riposo dei conducenti professionisti, guida in buone condizioni psicofisiche, guardrail che davvero contengono i veicoli, sicurezza e verifiche dei mezzi, infrastrutture all'altezza, controlli efficaci da parte delle Forze dell'ordine etc.

UN RACCONTO PARTICOLARE – In queste ore, invece, assistiamo a un racconto particolare della tragedia irpina: la spettacolarizzazione della caduta nella scarpata del bus, con il dolore dei familiari sotto i riflettori. Eppure, proprio questa sarebbe l'occasione d'oro per dar vita ad approfondimenti educativi, anche di un solo minuto. Meglio se nei TG che sono seguitissimi. Così, il lettore/telespettatore medio interiorizza che la morte da incidente stradale è “normale” e nemmeno impara nulla… Forse, allora, la colpa è anche dei quotidiani stessi, che da quando sono nati imbottiscono le prime pagine di spazzatura, news non controllate, gossip svestito d'ogni tipo. Se i quotidiani oggi “si occupano di sicurezza stradale” evidenziando lo sguardo sconvolto di un familiare di una vittima, è anche perché il lettore medio italiano è stato drogato di trash, pur di fare numero e sfamare l'appetito degli inserzionisti pubblicitari. L'intero settore dell'informazione andrebbe disintossicato, con articoli di cultura sulla sicurezza stradale, da ripetere varie volte a settimana e su più argomenti.

COMUNICATI AD OROLOGERIA… – In questi giorni sono pure arrivati in redazione comunicati da più parti, tutti ad evidenziare che questa o quella associazione si batte da sempre per la sicurezza stradale. Un'occasione in più per far parlare di sé in un momento così tragico? Beh, secondo noi si sarebbero potute evitare frasi retoriche e scontate in un momento come questo. Meglio lavorare in silenzio e magari aiutare le famiglie coinvolte con sostegni economici, ad esempio potrebbe farlo la Fondazione ANIA che ha tante risorse a sua disposizione…

3 commenti

Gherardo
0:08, 1 agosto 2013

Questo è un articolo che fa vera informazione, così come tutti gli altri che compaiono su questo sito! Molti (troppi giornalisti), pur di campare scrivono fiumi di parole vuote, colme di inutile retorica, informazioni superflue e talvolta anche sbagliate… La morte viene spettacolarizzata, tutti i dettagli più cruenti e dolorosi per i famigliari delle vittime sono minuziosamente descritti, come se in questo modo si volesse far apparire la morte come un qualcosa di Lontano, cosi distante che tanto “riguarda gli altri e non noi”. Purtroppo questi finti giornalisti che si guadagnano da vivere scrivendo e discutendo di aria fritta, possono continuare a farlo perché l' ascoltatore/lettore medio glielo consente! Si potrebbero scrivere, proprio come avete detto voi, articoli di informazione e diffusione di buone norme da seguire affinché altre vite non si spengano; ma proprio per il basso livello culturale ciò nn viene fatto. Conviene scrivere a riguardo del “nulla”, facendo apparire la morte infinitamente distante da noi, quando in realtà viviamo grazie ad un incredibile e fragile equilibrio di meccanismi! Ai giornalisti la sicurezza stradale non interessa, perché la salvaguardia della vita e la vita stessa non interessano/ non fanno spettacolo, mentre la morte incredibilmente si; senza contare l' ulteriore dolore che provocano nei cari delle persone scomparse… L'educazione alla sicurezza stradale va fatta partendo dal basso, dalle scuole primarie. Purtroppo credo che per molto tempo il problema permarrà visto che molti giornalisti (cioè coloro i quali dovrebbero diffondere l' informazione) per primi sono dei perfetti ignoranti.

Giuseppe
17:35, 1 agosto 2013

Eh si. Le donne giornalista. Pur di far carriera e sgomitare nel mondo maschile, cosa non farebbero/darebbero.

Giorgio
20:10, 15 agosto 2013

Complimenti per l'articolo, non posso che condividere il Vs pensiero ed i commenti degli Amici che mi hanno preceduto; purtroppo in nome della “libertà di stampa” troppo spesso si commettono errori irreparabili; Voi continuate così, la Vs linea sicuramente Vi premierà e cercate di convincere Tutti che la prevenzione con la “P” maiuscola comincia sempre con i bambini a cui inculcare il senso della legalità e del rispetto delle regole, in tutti i campi; che automobilista sarà un figlio che vede il padre guidare senza cinture, parlando al telefono o, peggio, che passa con il rosso? Senza contare gli altri aspetti della vita.
Di nuovo complimenti

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