Liberalizzazione servizio taxi: costerà 1,7 miliardi di euro

Uno studio elaborato da KPMG Advisory valuta gli effetti e i risvolti delle nuove tecnologie nel trasporto non di linea senza normative di riferimento

5 giugno 2017 - 10:44

Negli ultimi anni il dibattito e la disputa, senza esclusione di colpi, tra le varie organizzazioni del servizio taxi e i nuovi operatori entrati nella mobilità non di linea, sono diventati sempre più accesi. Chi è favorevole all'introduzione di nuovi soggetti  (come Uber – leggi qui tutte le novità) invoca l'innovazione tecnologica, la “liberalizzazione”, la ” disruption” che porterebbe alla notevole riduzione delle tariffe a causa della libera concorrenza. Dall'altra, le associazioni dei tassisti denunciano una concorrenza sleale non regolamentata dei nuovi operatori, privi degli elevati costi di investimento, amministrativi e burocratici a cui devono sottostare i taxi. SicurAUTO.it ha partecipato al convegno promosso da Radiotaxi 3570 e analizzare i possibili scenari previsti dallo studio elaborato da KPMG Advisory per conto dell'Unione Radiotaxi d'Italia.

TASSISTI IN FUGA Uno studio approfondito, presentato a Roma, elaborato da KPMG Advisory per conto dell'Unione Radiotaxi d'Italia (URI) e con il supporto della Cooperativa Radiotaxi 3570, vuole invece dimostrare che la “deregulation” del mercato della mobilità non porterebbe alcun reale beneficio per l'utente e produrrebbe, di contro, una forte uscita dal mercato (stimato almeno del 70%) di molti tassisti incentivati dallo Stato con la compensazione del capitale investito (costo della licenza), come proposto da AGCM. Lo studio ipotizza che una simile operazione costerebbe allo Stato tra 1,3 e 1,7 miliardi di euro che graverebbero sui cittadini contribuenti. Loreno Bittarelli, Presidente di URI – Unione dei Radiotaxi d'Italia e Presidente della Cooperativa Radiotaxi 3570 aprendo i lavori   ha così commentato i risultati della ricerca: “Si parla sempre del nostro settore come se fosse il problema per eccellenza del Paese, senza ricordare due aspetti importanti: si tratta di un servizio pubblico e, nonostante la sua natura, non costa nulla alla collettività. Senza alcun sostegno scientifico, si sostiene che la liberalizzazione del mercato aumenterebbe la crescita occupazionale comportando un abbattimento delle tariffe e, pertanto, un vantaggio per il consumatore. Per questi motivi, abbiamo deciso di affrontare l'argomento in modo rigoroso, affinché dati e numeri possano essere un valido strumento di riflessione in caso  di riordino della materia”.

MANCA L'ANALISI Alessandro Carpinella di KPMG Advisory presentando lo studio ha sottolineato: ” Nell'affrontare questo settore siamo stati colpiti dalla totale assenza di un qualsiasi riferimento numerico e da come il tema venga trattato con estrema superficialità. Il nostro studio vuole prendere sul serio il tema e lo schema argomentativo su cui è costruito il dibattito sul trasporto non di linea”. Le cifre evidenziate dall'analisi di KPMG dimostrano che attualmente la domanda non è maggiore dell'offerta e ciò non giustificherebbe l'entrata di nuovi operatori. Peraltro, come ha sottolineato Alessandro Carpinella, il numero delle licenze taxi a Roma e Milano è aumentato dal 2003 del 21% a fronte di una crescita della popolazione del 11,3%. In Italia, ad oggi, ci sono circa 45 mila licenze taxi, di cui il 28% solo a Milano e Roma. Secondo tale studio, la riduzione della tariffa media, nel caso di eventuale apertura del mercato, dovrebbe essere di 1,6 euro per una corsa dal costo di 15 euro. Tale lieve riduzione di prezzo, spiega Carpinella, sarebbe ininfluente per l'utente poiché il 65% della clientela è costituita da mobilità business poco sensibile al prezzo. Il 25% di clienti occasionali è rappresentato da privati e famiglie, mentre il restante 10% dai turisti. Anche i consumatori occasionali, secondo lo studio, sarebbero poco sensibili al prezzo percependo il servizio taxi come un “bene di lusso” piuttosto che come servizio di pubblica utilità.

TARIFFE  ALLINEATE A QUELLE  EUROPEE Inoltre lo studio mostra come l'offerta taxi  e le tariffe a Roma e Milano siano in linea (con poche, irrilevanti variazioni a favore di Madrid e Barcellona) con quelle delle altre principali città europee (vedi tabella fonte Eurostat). Dunque non si configura pertanto uno squilibrio di mercato caratterizzato da un eccesso di domanda e la necessità di allargare il mercato aumentando la concorrenza tra gli operatori.

SALASSO MILIARDARIO Nel caso di apertura del mercato,dato che per gli operatori attuali il business non sarebbe più sostenibile, lo studio di KPMG ipotizza cosa potrebbe succedere se prevalesse il modello di compensazione proposto da AGCM. Le misure previste sono:  a) concessione di una seconda (aggiuntiva) licenza per i tassisti che decidessero di rimanere nel mercato e/o b) compensazione monetaria pari al valore del capitale investito (costo della licenza) dei tassisti che decidessero di uscire dal mercato.   Se gran parte degli operatori di taxi attuali uscissero dal mercato, l'impatto socio-economico sarebbe rilevante (circa 11.400 tassisti nelle sole Roma e Milano).  Tale compensazione stimata, come detto, tra euro 1,3 mld ed euro 1,7 mld, sarebbe insostenibile, con un carico che passerebbe, ancora una volta, dalle tasche dell'utente a quelle del cittadino.   Il business, conclude lo studio,  sarebbe conveniente solo per quei nuovi operatori che siano nelle condizioni di adottare politiche commerciali aggressive (c.d. dumping), subendo perdite significative che poi verrebbero recuperate nel medio termine, dopo che gran parte degli attuali operatori di taxi saranno fuori dal mercato. Lo studio di  KPMG, estremizzando il ragionamento, ipotizza che se tutti gli operatori di taxi fossero costretti ad uscire dal mercato, il nuovo entrante si troverebbe ad operare in regime di monopolio, e quindi nelle condizioni di alzare nuovamente le tariffe anche ad un livello superiore rispetto a quello praticato dagli operatori in regime di concorrenza.

ANCHE I TAXI POSSONO MIGLIORARE Tuttavia, lo studio evidenzia alcune problematiche che gli operatori di taxi dovranno necessariamente affrontare per cogliere le opportunità offerte dalla naturale evoluzione del mercato. In particolare dovranno lavorare su:

  • Meccanismi reputazionali che migliorino la percezione e l'immagine della loro figura professionale agli occhi dei consumatori.
  • La migliore “tracciabilità” di consumo per buona parte degli utenti, considerando peraltro che il 65% della domanda di servizio taxi è costituita dal segmento business.
  • Le nuove tecnologie al fine di sfruttare i nuovi canali di comunicazione tra offerta e domanda (diminuzione dei tempi di attesa).

Lo studio di KPMG è stato commentato favorevolmente dal Prof. Gian Michele Roberti (Università La sapienza), dal Dott. Stefano Fantacone (Economista, direttore ricerca CER) e dall'Avv. Leopoldo Facciotti, presenti al convegno.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Importo multe stradali: nel 2021 sarà più basso?

Spostamenti a Natale tra regioni: quali regole nel nuovo DPCM?

Multa auto sulle strisce blu: quando si può fare ricorso