Legge di stabilità: torna l'archivio unico?

Ecco il terzo tentativo del Governo Rezni di introdurre l'archivio unico nazionale dei veicoli

17 ottobre 2014 - 9:00

Terza puntata della telenovela “archivio unico nazionale”. Il Governo Renzi aveva già provato ad abolire il Pubblico registro automobilistico (gestito dall'Automobile Club d'Italia) ad aprile scorso, con il decreto sulla spending review. Stando alla stampa.it, c'era anche un capitolo dedicato all'ACI e alla Motorizzazione civile nelle 33 schede che Cottarelli (responsabile della spensing review) aveva predisposto e portato all'attenzione di Matteo Renzi. Il problema, evidenziava il quotidiano, è che l'ACI “ha 106 comitati provinciali, con presidenti e organismi vari, per un totale di 800 poltrone ben remunerate. Ha circa 3.000 dipendenti. E ha una fonte di guadagni eccezionali: la gestione del PRA, il pubblico registro automobilistico, che gli rende circa 200 milioni di euro all'anno, più 50 circa per il servizio di riscossione del bollo auto. È una tassa occulta che pagano gli automobilisti e che rappresenta quasi il 90% delle entrate dell'ACI”. E, gestendo il PRA, è un doppione della Motorizzazione. Di qui l'idea: perché non fondere i due enti? “Tanto più – diceva la stampa.it – che il personale dell'ACI pesa per 35 milioni di euro circa all'anno. Il resto sparisce in un gorgo di società controllate di primo e di secondo livello, su cui ha un bel gridare la Corte dei conti”. Ma alla fine, non se n'era fatto nulla.

SECONDA PUNTATA – Dopodiché, una seconda puntata a giugno, con la legge di riforma della Pubblica amministrazione. Ecco che cosa ne pensava Ottorino Pignoloni, segretario nazionale Unasca Studi di Consulenza Automobilistica: “In questo modo, si eliminerebbero tutte le inutili duplicazioni strutturali e procedurali che oggi fanno gravare su automobilisti, imprese e operatori del settore il fardello dei doppi costi, di natura fiscale e documentale. E si eliminerebbe la duplicazione di oltre 50 milioni di documenti cartacei da produrre e consegnare ai due uffici pubblici (Motorizzazione e Pra)”. Ma non c'era stato nulla da fare. Non solo: prima di Renzi, ci aveva provato il Governo Letta con la legge di stabilità 2013, con esito negativo.

TERZA PUNTATA – Adesso, il premier ci tenta una terza volta: nel disegno legge stabilità, che dovrà passare al vaglio del Parlamento, ecco l'archivio unico dei veicoli, sotto il tetto del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Inoltre, arriverà il documento unico, la nuova carta di circolazione che indica pure i dati relativi alla proprietà. Alla fine, verrà svuotato di funzioni il Pubblico registro automobilistico (nato nel 1927 sotto il regime fascista) soppresso il 1° luglio 2017. Sempre che il disegno legge diventi legge definitiva grazie all'ok di Camera e Senato. La legge finanziaria prevede l'abolizione dell'IPT, l'Imposta provinciale di trascrizione, che sarà sostituita dall'Iri, Imposta regionale di immatricolazione. Il motivo? L'abolizione delle Province. La nuova imposta si pagherà una volta sola al momento dell'acquisto del veicolo (o della sua importazione dall'estero). Per compensare la perdita di gettito che ne deriverà le regioni potranno aumentare gli importi della tassa automobilistica, come oggi.

PRA FONDAMENTALE PER L'ACI – Ricordiamo che la gestione del PRA è fondamentale per i ricavi dell'ACI: questo nel 2013 è tornato a un utile di 25,3 milioni contro la perdita di 28,7 milioni del 2012. Dei 20 milioni di incremento nel valore della produzione registrati nel 2013 (+6,9% rispetto al 2012), 18 milioni sono costituiti da ricavi di vendita e prestazioni, dovuti prevalentemente al rincaro delle tariffe PRA concesso dal Governo Monti a fine mandato e in vigore dal 2 aprile 2013. Attenzione: come evidenzia il Sole 24 Ore, la dipendenza dal gettito PRA è stata più volte, nel corso degli anni, evidenziata dalla Corte dei conti, con inviti a cercare ricavi nelle attività “istituzionali” (prevalentemente servizi a soci e a terzi), come avviene all'estero. Ma il 2013 ha confermato le difficoltà su questo fronte, accentuate dalla stretta della spesa pubblica (quasi 1,6 milioni di calo nei ricavi da servizi di infomobilità per ministero dei Trasporti e Regione Lazio e -1,7 milioni dalla gestione del bollo auto).

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